Roberto Zichittella
Va’ pensiero
8 Aprile Apr 2016 1153 08 aprile 2016

Il Bangladesh non è un paese per atei

Lo hanno ucciso in cinque. Non ci hanno messo più di un minuto. Lo hanno attaccato in strada. Prima lo hanno colpito con il machete, come se fosse una bestia da fare a pezzi. Ma lo scempio non è stato sufficiente, così alla fine gli hanno anche sparato un colpo di pistola alla testa. Con il coretto di accompagnamento: “Allahu Akbar”, Dio e grande.
Rapida e brutale è stata la fine di Nazimuddin Samad in una strada di Dacca, la capitale del Bangladesh. Nazimmudin, per tutti Nazim, aveva 28 anni ed era uno studente di legge della Jagannath University, una storica università fondata nel 1858. Nazim, un ragazzone dal sorriso aperto, frequentava un master serale alla facoltà di legge ed era una voce critica nei confronti del fanatismo religioso, delle ingiustizie sociali e della corruzione. La sua tribuna era Facebook. Sul suo profilo difendeva le sue posizioni ateiste, scriveva che la religione era “un'invenzione dei selvaggi e degli incivili”. Parole forti, che lo avevano reso un bersaglio per gli estremisti religiosi, forti e agguerriti in un paese ufficialmente secolare, popolato da 160 milioni di persone, il 90 per cento delle quali è di religione musulmana. Nazim era finito, già nel 2013, in una “lista nera” di 84 bloggers sostenitori del secolarismo e dell'ateismo. All'epoca la lista fu presentata al ministro dell'interno da un gruppo di islamisti radicali, i quali chiedevano punizioni esemplari o la messa fuori legge dei reprobi. Ma la loro pretesa non fu considerata seriamente. Comunque qualche blogger divenne più prudente nell'uso dei social media e lo stesso Nazim, da qualche settimana, era più accorto.
Poi, però sono arrivati gli omicidi. Senza contare i ferimenti e le minacce. Nel 2015 in Bangladesh sono stati uccisi almeno 4 bloggers e un editore. I bloggers erano Avijit Roy (che era nato negli Stati Uniti), Washiqur Rahman, Ananta Bijos Das, Niloy Chakrabarti. L'editore, si chiamava Faisal Abedin Deepan e dirigeva la casa editrice Jagriti Prokashoni. Egli pubblicava libri dai titoli scomodi , come “The Virus of Faith” e “The Philosophy of Disbelief”.
Tutti questi delitti sono rimasti impuniti. Le autorità hanno compiuto alcuni arresti nel mondo dell'estremismo islamico, ma nessuno è stato formalmente incolpato per gli omicidi. Nel maggio del 2015 hanno alzato la voce contro questi “attacchi brutali” 150 scrittori, fra i quali Salman Rushdie, Margaret Atwood e Colm Toibin. Amnesty, come sempre, vigila e denuncia. L'Italia sembra distratta, anche se in Bangladesh è stato ucciso anche un nostro connazionale, Cesare Tavella, un cooperante falciato in una strada di Dacca il 28 settembre 2015 mentre faceva jogging. Per quel delitto furono poi arrestati quattro uomini, accusati di aver ucciso Tavella per mettere in difficoltà il governo di fronte all'uccisione di uno straniero. Il caso fu chiuso così, ma quanto è facile, in Bangladesh, essere ammazzati in strada.

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