Luca Barni
Banchiere di provincia
9 Aprile Apr 2016 1335 09 aprile 2016

Con la riforma le BCC sono sempre più differenti

Mano E Fiore

Torno a parlare di sostegno alla start up perché ho aperto il Sole 24 Ore di venerdì e non mi è sfuggita una buona notizia: leggo infatti che quarantacinque BCC, con il coordinamento di ICCREA BancaImpresa, hanno finanziato startup innovative per 13,6 milioni di euro.

E' ancora fresca la notizia del via libera del Senato alla riforma delle BCC, su cui –come quasi sempre accade– i commenti sono contrastanti; apocalittici e integrati, tanto per omaggiare il grande Umberto Eco scomparso da nemmeno due mesi.

Il che significa che il mondo del Credito Cooperativo, nel suo nuovo assetto, avrà ancora i propri organi sensori disseminati sul territorio (le BCC che hanno mantenuto la loro autonomia operativa), ma avrà i muscoli potenziati di una struttura centrale con la solidità che era lo scopo primo della riforma

Personalmente do una lettura positiva dell’esito di questo iter lungo un anno, perché la legge rispecchia la proposta di autoriforma formulata da Federcasse e sono stati tolti quegli aspetti critici oggetto di pesanti e giustificate critiche da parte del mondo cooperativo. Di certo c’è che con questa legge si apre un nuovo capitolo nella storia centenaria del Credito Cooperativo, come certo è che la capogruppo unica dispiegherà una potenzialità enorme.

Se è vero che il Credito Cooperativo, così costruito, sarà il primo gruppo bancario del Paese per capitali italiani, sarà anche e soprattutto un gruppo che opera con una logica differente dai big bancari: mentre questi ultimi affacciano delle insegne sui territori; le BCC, che dai territori sono nate e continueranno a operarvi, per la prima volta acquisiranno la “potenza di fuoco” di un grande gruppo.

La dimostrazione? La nuova holding giocherà lo stesso ruolo che, nel sostegno alle PMI, ha recitato ICCREA. Il che significa che il mondo del Credito Cooperativo, nel suo nuovo assetto, avrà ancora i propri organi sensori disseminati sul territorio (le BCC che hanno mantenuto la loro autonomia operativa), ma avrà i muscoli potenziati di una struttura centrale con la solidità che era lo scopo primo della riforma. Se è vero che il Credito Cooperativo, così costruito, sarà il primo gruppo bancario del Paese per capitali italiani –e questo sarebbe già un motivo d’orgoglio sufficiente– sarà anche e soprattutto un gruppo che opera con una logica differente dai big bancari: mentre questi ultimi affacciano delle insegne sui territori; le BCC, che dai territori sono nate e continueranno a operarvi, per la prima volta acquisiranno la “potenza di fuoco” di un grande gruppo. Come dire il bello del piccolo e i vantaggi della grande dimensione insieme. Insomma, BCC ancora e più che mai banche differenti.

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