Claudio Scaccianoce
Ipse Dixit
17 Aprile Apr 2016 0000 16 aprile 2016

Poeta nel Terzo Millennio

Io6e

Francesco Aprile è nato a Ragusa nel 1977. Vive e lavora a Milano. Da anni si dedica alla scrittura e alla poesia e, in qualità di autore e opinionista, è stato ospitato in alcuni programmi televisivi. Numerosi suoi componimenti sono stati inclusi in prestigiose antologie. Alcune poesie sono state scelte e inserite dalla scrittrice Lara Cardella all'interno del suo ultimo romanzo "Io non farò rumore" (Barbera, 2013). Ha pubblicato Voce del verbo amare (Ed. Il nodo, 2010), Un attimo di cielo (Aletti, 2011), Moto ondoso (Galassia Arte, 2012) Scrivo sui muri (Galassia Arte, 2013), Afrodite è morta (Galassia Arte, 2014), Pezzi di carta strappata all'interno di Greco Levante( Aletti, 2014), Non tutte le ciambelle vorrebbero quel buco (Rapsodia, 2015), Poesie scelte (Galassia Arte, 2016).

Il suo blog ufficiale Il delirio del poeta (francescoaprile.blogspot. it) è visitato da oltre 20.000 lettori ogni mese.

Francesco, siamo nel XXI °secolo. Siamo in un’epoca marcata dalla tecnologia e dal “pensare in digitale”. Di questi tempi se vuoi diventare ricco o famoso devi inventare una App o postare un video virale con i gattini su YouTube. E Tu, nel Terzo Millennio, ti metti a fare il poeta. Non ti senti fuori moda?

Non credo che la bellezza possa mai essere fuori moda e la poesia, per me, ne è una delle forme più sublimi. Certo, se i termini di paragone sono questi, sono assolutamente fuori moda, ma anche ben felice di esserlo.

Non credo, comunque, che si decida di essere poeti. Lo si è, a prescindere.

Perché la scelta della poesia e non magari una delle altre arti per esprimere al meglio te stesso?

Sin da piccolo ho dimostrato una spiccata sensibilità per le arti in genere, dal disegno alla musica, dalla fotografia alla scrittura. La scelta della poesia è casuale. O meglio, ho iniziato a scrivere poesie senza uno scopo ben preciso, poi il resto è venuto da sé. Ognuno, in fondo, sceglie il linguaggio che sente più consono per potersi esprimere al meglio e così è stato anche per me. Non credo, comunque, che si decida di essere poeti. Lo si è, a prescindere. Non può essere un lavoro, solo una vocazione. E questo al di là dello studio e della conoscenza che, negli anni, può comunque esserci nel settore. E' una continua ricerca di sé stessi anche attraverso quello che altri hanno scritto prima. Il rischio, se no, è di risultare sterili e banali.

Negli ultimi anni hai pubblicato diverse raccolte di poesie. Ora è appena uscito nelle librerie “Poesie Scelte”, un lavoro di sintesi delle precedenti opere. Quale criterio hai adottato nella scelta dei singoli scritti?

La mia poesia è in continua evoluzione. Sentivo dunque l'esigenza di raccogliere alcune delle poesie pubblicate in questi anni in un unico volume, quasi per dare un senso al lavoro svolto finora. Così è nata l'idea di "Poesie scelte", che racchiude, infatti, liriche scritte tra il 2010 e il 2015. Il criterio adottato nella scelta? L'unico: quelle che più mi piacevano di ogni libro pubblicato. E poi ne ho aggiunte altre inedite.

Descrivi in poche parole il tuo stile, la tua musa, la tua poesia.

Crudo, diretto, senza fronzoli. L'amore, in tutte le sue forme, è la mia continua fonte di ispirazione. La mia poesia è il filtro attraverso il quale osservo continuamente me stesso e tutto ciò che mi circonda.

Il successo raggiunto ti riempie di orgoglio, ti imbarazza o ti lascia indifferente?

Ovviamente mi inorgoglisce, anche se farei una distinzione tra successo e popolarità. Spesso le due cose possono coincidere, ma io per successo intendo il riscontro positivo ottenuto non solo in termini di vendite, ma anche di consensi, tra i lettori e molti autorevoli critici letterari. "Poesie scelte", ad esempio, ha un'introduzione di un grande autore contemporaneo, Renzo Paris. Questo per me significa già tanto.

Cosa manca a Francesco Aprile - poeta - per potersi dire davvero felice?

Una persona che mi ami per come sono e non per quello che rappresento. Finora, purtroppo, non è stato facile incontrare qualcuno che sappia amare davvero la persona e non solo il personaggio.

Di me detesto l'intolleranza che troppo spesso nutro verso molte forme di pensiero e persone. Ma ci sto lavorando.

La qualità che più apprezzi nelle altre persone ed il difetto che più detesti di te stesso.

L'educazione. Di me detesto l'intolleranza che troppo spesso nutro verso molte forme di pensiero e persone. Ma ci sto lavorando. Del resto, non posso mica essere perfetto.

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