Luca De Cristofaro
Il labirinto di Cnosso
21 Aprile Apr 2016 1139 21 aprile 2016

Siamo un Paese di giornalisti-impiegati. Il 3 maggio a Reggio Calabria per ricordare i giornalisti uccisi da mafie e terrorismo

Banskymatite

Questo non è un Paese per giornalisti-giornalisti. Questo è un Paese per giornalisti impiegati”. E’ una delle scene tratte dal film Fortapàsc nel quale il capo di Giancarlo Siani, ammazzato dalla camorra nel 1985, spiega la differenza tra giornalisti-giornalisti e giornalisti-impiegati. In pratica, i primi sono quelli che vanno in giro mettendosi sempre in discussione, spesso ricevendo una miseria come stipendio, mentre gli altri se ne stanno seduti tranquilli in attesa che le cose succedano.
Giancarlo Siani era un giornalista-giornalista. Insieme a lui, tanti altri hanno pagato con la vita il conto della mafia.

A loro e a quelli che oggi resistono perché assetati di verità, desiderosi di informare e raccontare ciò che è scomodo, ciò che da fastidio, che non si deve dire, è dedicata la “Giornata della memoria dei giornalisti uccisi da mafie e terrorismo” che si svolgerà il prossimo 3 maggio 2016 a Reggio Calabria in collegamento con la “Giornata per la libertà dell’informazione” indetta dall’Onu nel 1993 e organizzata dall’Unesco.
A decidere la sede di quest’anno è stata l’Unci (Unione Nazionale Cronisti Italiani, ndr). L’istituzione della Giornata, avvenuta nel 2006, è contributo anche di Leone Zingales, vice-presidente nazionale Unci e ideatore della manifestazione. La Giornata della Memoria è itinerante. La prima edizione si è svolta a Roma nel 2008, poi l'evento ha avuto luogo a Napoli, Milano, Genova, Palermo, Perugia, Cagliari e Firenze. Obiettivo della Giornata è anche a sostenere i giornalisti che ancora oggi subiscono intimidazioni e minacce. Che operano in silenzio, schiacciati dall’indifferenza, dall’omertà, boicottati dal potere, che rischiano la vita ogni volta che decidono di scrivere.

A confermare la notizia che l’Italia non sia un Paese per giornalisti-giornalisti è la classifica di Reporters sans Frontieres sulla libertà di stampa nel 2016, nella quale perdiamo quattro posizioni (dal 73mo al 77mo posto) rispetto al 2015, su un totale di 180 Paesi. “Il livello di violenza contro i giornalisti è allarmante”: scrive RsF nel suo rapporto annuale esaminando il capitolo riguardante l’Italia. Citando fonti della stampa italiana secondo cui “fra 30 e 50 giornalisti sono sotto protezione per minacce“, Rsf afferma che “i giornalisti che indagano sulla corruzione e il crimine organizzato sono quelli più presi di mira”.

Foto: Bansky

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook