Ernesto Gallo e Giovanni Biava
Giovine Europa now
25 Aprile Apr 2016 1236 25 aprile 2016

25 aprile 2016. Zero Quorum, la maledizione di Nemtsov, una ministra superficiale e la Ragione di Stato come democrazia sovrana.

Boris Nemtsov E Una Ragazza Superficiale
Boris Nemtsov e una ragazza superficiale

Grazie a Matteo Laurenti, che torna il 25 Aprile con Nemtsov e...ragazze superficiali. Buon 25 Aprile!

Cosa fare quando sei morto? Cosa fare in Italia, quando sei morto? Proviamo a farcelo spiegare da un uomo, che italiano non è (stato).
Ma è morto.

La definizione “Democrazia Sovrana” aveva notato Boris Efimovič Nemtsov è un ossimoro. Una contraddizione in termini. Ed è una definizione sulla quale il 27 febbraio 2015 si è abbattuta una sventagliata da un (si diceva) AK47 automatico alla schiena, mentre stava passeggiando con la sua showgirl compagna ucraina. A Mosca. Abbattuta sulla schiena di Nemtsov. Non sulla democrazia sovrana.
Ma il punto vero oggi come sempre, è che non esiste comunque democrazia nella piena facoltà delle proprie mansioni pratiche senza una Ragione di Stato teorica che la diriga e la indirizzi verso una meta prefissata. Un risultato a medio lungo termine.
Boris Nemtsov, nato a Soči il 9 ottobre 1959, per sua stessa ammissione fu considerato il “figlio” che Boris Nikolaevič non ha mai avuto. Boris Nikolaevič, cioè Eltsin. Colui che salì sul carrarmato nel 1991 e intimò ai comunisti, cioè Gorbačëv, o ve ne andate o ve ne andate. Golpe. E l’Unione delle repubbliche socialiste sovietiche divenne la Federazione Russa. Eltsin, colui che designò come suo
successore Vladimir Vladimirovič Putin. E non il figlio che non ha mai avuto. Nemtsov è stato il governatore dentro la Federazione post
sovietica, di Novgorod. La mente e il leader di SPS; Sojuz Pravych Sil. I liberali che assieme ai socialdemocratici di Jabloko, sono stati fino al 2008 l’opposizione a Russia Unita. Cioè a Putin e Medvedev. Il partito liberale russo erroneamente riportato in UE come Unione delle Forze di Destra, che fu estromesso con regolari elezioni dalla Duma sempre lo stesso anno in cui venne eletto il
successore di Putin. Erroneamente perché il punto di riferimento di Nemtsov fu Tony Blair. Sempre per sua stessa ammissione:
- L’idea liberale può rimanere alla base della futura politica, ma non dell’oratoria pubblica. Come dimostrano le esperienze sia dell’Ucraina sia della Gran Bretagna. Noi dobbiamo usare la ricetta di Tony Blair. Una volta ho parlato con la baronessa Thatcher, che non amava molto Blair. E mi ha detto una cosa molto semplice: “Lo sai il diavolo che cosa diceva, un delirio trend-unionista, però ha fatto quello che dicevo io”. -
(da “L’inafferrabile Russia. Confessioni di un ribelle”. Boris Nemtsov 2008)

E’ metodico che io da sempre introduca all’inizio dei miei articoli per Giovine Europa Now con due passaggi (e/o citazioni) che sono le due rotaie del binario su cui è condotta la chiave di lettura dell’articolo stesso. Questa volta, sull’argomento in oggetto del titolo farò il contrario. Quindi ora riporterò dopo la parte di mio pugno, due passaggi dal libro L’inafferabile Russia...Poiché ritengo che in una una sovranità cooptata dall’Unione Europea come è la Repubblica Italiana dal 2011 ad oggi, lo sguardo di un morto ex sovietico ed ex liberale, è il più lucido a spiegare quello che non è stato da Maastricht ad oggi la nostra “patria”. Tanto più nella specularità Unione Europea – Unione Sovietica. Tanto più nel fine settimana che ci porta al 25 aprile. Notoriamente, party della Liberazione.


Passaggio 1: Gli anni ‘90: “Si mette un burocrate a dirigere la società...”


(…) Nel 1994 Eltsin navigava sul Volga con la famiglia a bordo della motonave Rossija. Erano partiti dall’alto: Kostroma, Jaroslavl’, Nižnij Novgorod. Quando la motonave attraccò a Nižnij Novgorod andai a incontrarlo alle 9 del mattino, lui scese dalla passerella con la moglie Naina Josifovna e la figlia Tanja, mi abbracciò e mi disse: “Senta, Žirinovskij mi ha proprio stancato. Me lo vedo davanti in ogni città e non mi lascia lavorare. Me lo tolga di torno”. Žirinovskij è il nostro pagliaccio: leader di Liberal’ nodekratičeskaja Partija, il partito Liberaldemocratico, non ha idee precise ma sta quasi sempre al potere. Con Eltsin ha avuto ha avuto un comportamento coraggioso, perfino insolente, ma ha osato contraddire Putin (…) Nel 1996 raccogliemmo nell’oblast’ di Nižnij Novgorod un milione di firme contro la guerra (in Cecenia ndr.) e le trasportammo alla Torre Spasskaja su un furgoncino (…) Effettivamente, avevo criticato troppo aspramente il presidente, apertamente senza nascondermi, ma in Russia non si usa così. Per un simile comportamento si viene puniti, non certo promossi. Ma il primo presidente della Russia era primo in molti sensi. Eltsin aveva alcuni principi fondamentali:
1. la libertà è migliore della censura
2. il mercato è meglio dell’economia pianificata
3. chi si è fatto da sé è migliore del burocrate
(…) Anzitutto gli sono stato vicino nei momenti difficili. Quando nel 1990 i deputati filocomunisti non volevano eleggerlo presidente del Soviet Supremo (il parlamento di allora), sono stato suo attivo sostenitore; quando nel 1991 entrò in conflitto con Michail Gorbaciov, io ero al suo fianco; perfino quando ero governatore nel 1993, l’ho appoggiato contro la sinistra fascistoide. E’ venuto parecchie volte a Nižnij Novgorod e con me era molto paterno. Parlavamo di tutto. Per esempio, mi ha chiesto: “Lei è un giovanotto, dove si incontra con le ragazze?” Gli ho risposto che un posto ce l’avevo. E lui: “Bisogna averne diversi, perché se è uno solo la scoprono di sicuro”. Poi ebbe un’uscita geniale: “Lo sa perché è nato il movimento delle cooperative edilizie?”. “Perché?”. “Perché ogni sei mesi avevo bisogno di affittare una casa nuova”. (…) In quell’occasione (nel 1997 ndr.) compresi che nelle imprese pubbliche, nei monopoli statali, si ruba senza sosta. In primo luogo le imprese pubbliche non sono efficienti. Per esempio, nel 2006 la Corte dei conti ha controllato Gazprom. Ne è emersa una situazione sorprendente: di fronte a prezzi del gas quasi alle stelle sui mercati mondiali, in Russia l’estrazione del gas diminuiva. In secondo luogo, gli amministratori provvisori pensano a se stessi, non all’azienda. Si mette un burocrate a dirigere società gigantesche e poi lo si solleva da ogni responsabilità per il suo operato. Lui cosa fa? Ruba. Il Know how di Berezovskij consisteva nel piazzare un suo uomo in ogni luogo. Qualunque fosse l’incarico assunto, il “portaborse” avrebbe rubato non solo per le proprie tasche ma anche quelle dell’oligarca. La genialità di Boris Abramovič era tutta qui. Quando Vladimir Putin divenne Presidente e i rapporti tra noi erano ancora normali mi disse: “Sai qual è stato il vostro errore? Voi avete combattuto contro i padroni reali. Senza avere sufficiente potere, avete lottato contro coloro dai quali dipendeva il potere. Prima avreste dovuto prendere il potere, poi combattere contro gli oligarchi”. Putin aveva ragione al cento per cento. (…)


Passaggio 2: La Maledizione del Petrolio. Come una ragazza superficiale…?


(…) L’impennata dei prezzi mondiali del petrolio è così diventata il fattore che ha influito sui processi sociali e politici delle Russia all’inizio del XXI se. Non possiamo farci nulla, dobbiamo invece trarre conclusioni e insegnamenti utili. Ho riflettuto molto sull’influenza esercitata dalle variazioni dei prezzi del petrolio sui processi politici di uno Stato. Ho trovato 3 leggi di correlazione fra i prezzi del petrolio e la situazione sociopolitica di un paese.


Prima legge: quanto più alto è il prezzo del petrolio, tanto è più alta la corruzione. Ciò non riguarda soltanto la Russia. Nel 2000, quando Putin è diventato presidente, il greggio costava 20$ al barile. Secondo i dati di Transparency International, per il livello di corruzione la Russia occupava l’80° posto al mondo. Nel 2007 il greggio costava 50-60$, la Russia occupava il 140° posto. Hanno compiuto lo stesso balzo, con una gigantesca crescita della corruzione il Kazakhstan, il Venezuela, il Messico e perfino la Norvegia. La Norvegia è il più corrotto dei paesi scandinavi. Il livello di corruzione complessivo da quelle parti non è certamente alto, la morale protestante e l’alto livello di democrazia funzionano da freno, tuttavia…


Seconda legge: Quanto è più caro il petrolio, tanto più è di sinistra il paese, tanto è più debole è il governo e tanto più populiste sono le sue decisioni. Questa legge è universale. Cominciamo dalla Norvegia, il paese produttore di petrolio più decoroso. Nel 2000 erano al governo i conservatori, un partito di centrodestra. Non appena il petrolio balzò oltre i 50$ vinsero i socialisti. In Russia avviene lo stesso. Perché sono popolari le idee di sinistra, perché il Partito Russia Giusta usa una retorica di sinistra, perché Putin promuove progetti nazionali populisti, ben sapendo che n on valgono niente? Perché quando nel Paese ci sono molti soldi i partiti di sinistra fanno la domanda fondamentale: come ci spartiamo i soldi? Nessuno è interessato alla domanda: come facciamo a guadagnare?

Terza legge: più caro è il petrolio, minori sono le libertà politiche e civili (…) Io affermo che se alla borsa petrolifera il prezzo del barile scendesse a 12$, in Russia dilagherebbero rivolte armate. Masse furibonde di lavoratori bloccherebbero le arterie principali del paese e bloccherebbero le arterie principali del paese e spazzerebbero via in un colpo solo Putin ed i suoi compari. Il fatto è che il mercato del petrolio è imprevedibile come una ragazza superficiale (…) la maledizione del petrolio è molto pericolosa. Per quanto suoni paradossale, nei paesi ricchi di petrolio si vive peggio (…) L’antipatia della nostra élite politica per l’America e l’Occidente mi è comprensibile (…) Però c’è un dettaglio da ricordare, piccolo ma significativo: gli USA non hanno mai combattuto contro la Russia. Mai!

E ancora: gli USA non hanno mai combattuto contro stati democratici. Hanno combattuto contro la Corea del Nord, in Vietnam, in Iraq, hanno rovesciato Milosevič, ma neppure una volta hanno combattuto contro una democrazia. Se non volete combattere contro l’America, rimanete una democrazia, questo è il principio fondamentale. E non “una democrazia sovrana”, una democrazia autentica!”


Questo Boris Efimovič Nemtsov nel 2008. Quando gli US non combattevano contro le democrazie e mai (MAI!) contro la Russia. Quasi un testamento da dissidente dalla sua coscienza. Lui che nei 20 anni precedenti è stato un quadro politico notevole e nevralgico nella Federazione Russa (poi di fatto abolita da Putin con la sua decisione di eleggere i governatori personalmente). A leggere le considerazioni oracolari del passato di un uomo morto di recente fa sempre uno strano effetto. Proclami, enunciazioni, il mettere punti fermi della situazione per l’avvenire. Una cosa più di altre balza all’attenzione. L’incontrovertibile ottimismo possibile del “non potrà succedere altrimenti”. Visione tipica dei liberali. Nel comunismo vigeva e vige invece il “pessimismo della ragione e ottimismo della volontà”. Cioè l’esatto contrario. O meglio. Un Possibile nemtsoviano in Italia per esempio l’abbiamo. Il movimento di Civati. Abbiamo una ragazza superficiale come il mercato del petrolio (beh...ne abbiamo tante, ma qui si parla di Federica Guidi) Abbiamo la Ragione di Stato secolare e la Democrazia Sovrana (assoluta) di Napolitano e Renzi.
E ovviamente abbiamo la Liberazione e i il 25 aprile da festeggiare.
Cosa ci manca allora per non essere come l’ex Unione Sovietica? Cosa?
Il quorum?
Ci manca il quorum?
Beh...allora togliamolo.
E le cose si metteranno a posto da sole. Come la prospettiva futura di un democratico futuro liberista
morto che cammina.

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