Loris Guzzetti
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3 Maggio Mag 2016 0803 03 maggio 2016

La colpa è anche nostra

Basta Non Voto N

Parlare di politica, ma soprattutto di politici, porta oggi quasi sicuramente a scontrarsi con un livello di disaffezione e sconforto davvero elevato e preoccupante. In tutti i maggiori luoghi della quotidianità, dal famigliare bar sotto casa, al più occasionale ufficio pubblico, non possono proprio sfuggire alle orecchie dei più attenti interminabili, spesso anche ingiustificati, “cahiers de doléances” carichi di rassegnazione e rimprovero espressi nei confronti di coloro che occupano luoghi di pubblico potere. Prova efficace di un degradato e difficile rapporto fra governati e governanti, volendo ricorrere ad una tipica espressione politologica, che contraddistingue ormai da troppo tempo la politica italiana ad ogni suoi livello.

Secondo i recenti dati raccolti dall’Istituto Demopolis, viene confermata una crescita della disaffezione e dell’astensione da parte degli elettori italiani. Se si votasse oggi per le politiche, è tragicamente stimato che ben 20 milioni di persone non si recherebbero alle urne, 8 milioni in più rispetto alle consultazioni politiche del 2013. La vulgata, per dirla in breve, mantiene pertanto vivo il suo disprezzo, il suo rimprovero verso i propri rappresentanti o, più in generale, verso coloro che sono chiamati a decidere e perseguire gli interessi dei cittadini. A torto, o a ragione. Eppure, pur essendo da tempo di fronte ad una classe politica che certamente non eccelle per competenza ed efficacia in riferimento alle proprie scelte politiche, sorge il dubbio che ci sia anche una responsabilità e una sorta di complicità propria degli stessi cittadini, all’origine di questa disaffezione e situazione di bassa partecipazione, nonché di pessima sensibilizzazione alla vita pubblica. Non solo i politici, dunque, sono il problema. La colpa è, infatti, anche dei cittadini.

Essi hanno il diritto di lamentarsi, di avanzare critiche. Ma quanti di loro lo fanno in maniera costruttiva e sensata? Quanti di loro decidono di impegnarsi poi direttamente, seriamente e per puro interesse civico per ottenere quel miglioramento della politica e della comunità di cui loro stessi sono parte integrante e che loro stessi richiedono? Quanti sono capaci poi di distinguersi veramente da coloro che vengono giudicati come politici corrotti, ingiusti e irrispettosi della legge o di ogni qualsivoglia forma di etica sociale?
Dare per assodato che la colpa è sempre e solo degli altri o, per meglio dire, pretendere che la responsabilità di qualcosa di brutto, di negativo sia scaricabile sempre e solo su terzi, è da considerarsi come decisamente falso e inopportuno.

Essere cittadini significa fare parte di una comunità politica e ciò, inevitabilmente, implica rimanere vigili su quanto accade ai piani decisionali e quindi partecipare, cioè letteralmente prendere parte alla gestione della cosa pubblica, escludendo atteggiamenti di totale indifferenza ed allontanamento, fisico ed intellettuale, dalla vita politica circostante. Assai condannabili devono essere, dunque, gli atteggiamenti di latitanza dal voto popolare, così come del resto dichiarazioni da parte di un Presidente del Consiglio che, in occasione dell’approvazione delle modifiche del testo costituzionale o di una consultazione referendaria, esprime pareri vergognosi che vanno a sminuire istituti base della democrazia, quale può e deve esserlo, appunto, un referendum.

Essere cittadini significa accettare oneri ed onori, condividendo con consapevolezza e responsabilità la costruzione del benessere collettivo. Il rispetto della legge, la custodia dei propri diritti e la veritiera conoscenza di ciò che accade intorno sono necessari e urgenti per riavere quel “noi” attivo e ben pensante che possa ricreare, proprio partendo dalla base, quella vera Politica di cui c’è gran bisogno. Se questa “fa schifo”, ebbene la colpa è anche nostra.

Loris Guzzetti

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