Luca Barni
Banchiere di provincia
7 Maggio Mag 2016 1402 07 maggio 2016

Se 66 miliardi vi sembran pochi…

Hard Work Formiche Def

Questa settimana si è tenuta l’assemblea di Confcooperative, che ha confermato per i prossimi quattro anni alla guida Maurizio Gardini (buon lavoro, presidente). Da cooperatore riconosco che la mia attenzione per l’appuntamento possa essere più alta della media, ma non credo di esagerare dicendo che lo spazio dedicato dai media non renda giustizia al movimento di cui mi onoro di far parte. Qualche numero, tanto per gradire: le imprese cooperative aderenti sono 19mila, l’incremento occupazionale messo a segno nella crisi (2007-2015) è stato di 48mila unità (+10,1%) per complessivi 528mila posti di lavoro a fine 2015.

...la cooperazione sa stare benissimo sul mercato utilizzando la leva dell’export proprio come qualsiasi altra impresa. Ultimo aspetto, ma non certo meno importante, il videomessaggio di Papa Francesco, che ha dichiarato che il “vero talento delle cooperative è fare impresa partendo dai bisogni”.

Di questi, il 75% ha un contratto di lavoro a tempo indeterminato, mentre la quota rosa è pari al 60,8%. Il fatturato 2015 è stato di 66 miliardi di euro, di cui quasi un decimo (5,9 miliardi) derivante dall’export; quota, quest’ultima, in crescita del 43% rispetto agli anni pre crisi. Il che dimostra che la cooperazione sa stare benissimo sul mercato utilizzando la leva dell’export proprio come qualsiasi altra impresa. Ultimo aspetto, ma non certo meno importante, il videomessaggio di Papa Francesco, che ha dichiarato che il “vero talento delle cooperative è fare impresa partendo dai bisogni”.

Certo non è costume dei cooperatori autocelebrarsi accattivandosi i media italiani; il cooperatore -guarda un po’- pensa prima di tutto a lavorare.

Tutto sommato mi sembrano argomenti sufficienti per guadagnare un po’ d’attenzione, invece un articolo (e nemmeno su tutte le testate – di TV non parliamo nemmeno) ed è finita lì. Allora, visto che dell’assemblea si sapeva, perché questa prudenza a occuparsi di cooperazione? Certo non è costume dei cooperatori autocelebrarsi accattivandosi i media italiani; il cooperatore -guarda un po’- pensa prima di tutto a lavorare. Allora la tentazione è pensar male: non è che la cooperazione conti un nutrito numero di detrattori che la vedono come pericoloso competitor (da 66 miliardi di euro) e preferiscano metterle il silenziatore?

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