Luca Barni
Banchiere di provincia
14 Maggio Mag 2016 1500 14 maggio 2016

Bce arbitro imparziale?

Ragnatela

Rischio crediti o rischio derivati: cosa mina di più la solidità delle banche, ergo dell’economia? Secondo la disamina condotta dal professor Angelo Baglioni che scrive su lavoce.info la BCE non sembra avere dubbi: le priorità che guidano l’azione di vigilanza 2015 -2016 e i relativi numeri dell’attività di controllo dicono che sotto la lente d’ingrandimento finisce il rischio di credito, ossia l’attività orientata all’economia reale, con buona pace delle prospettive di ripresa vera e duratura. Parlano chiaro i criteri guida dell’azione di vigilanza: il controllo del rischio di credito e di liquidità, oltre a quello informatico (cyber risk). Non vi rientrano né il rischio di mercato, tipico della attività di trading in titoli e in prodotti derivati, né, soprattutto, quello legale, ossia quello degli intermediari i cui sistemi di controllo interno hanno fatto acqua rispetto al rischio di frode.

...la BCE non sembra avere dubbi: le priorità che guidano l’azione di vigilanza 2015 -2016 e i relativi numeri dell’attività di controllo dicono che sotto la lente d’ingrandimento finisce il rischio di credito...

...Il che significa avvantaggiare, ed è un eufemismo, le banche più orientate all’investment banking rispetto al commercial banking.

E parlano chiaro i dati dell’ultimo rapporto annuale: su 250 ispezioni fatte nel 2015, solo 13 (il 5%) riguardavano il rischio di mercato, mentre al rischio di credito ne sono state dedicate 62 (il 25%). Sarebbe bene ricordare e tenere in considerazione che per sole cause legali riferibili alla propria attività finanziaria le prime cinque banche inglesi hanno sborsato in quattro anni 55 miliardi di sterline, mentre la Deutsche Bank, nel solo 2015, ha perso 6 miliardi di euro nel bilancio per oneri derivanti dalle liti giudiziarie. E ancora nell’asset quality review del 2015 la Bce ha continuato a utilizzare il metodo impiegato l’anno precedente basato sul semplice rapporto tra patrimonio e attività ponderate per il rischio, ossia ancora solo e soltanto i rischi di credito. Il che significa avvantaggiare, ed è un eufemismo, le banche più orientate all’investment banking rispetto al commercial banking.

...l’impressione che l’arbitro stia usando due pesi e due misure è forte. Già Solone diceva che la giustizia “è come una tela di ragno; trattiene gli insetti piccoli mentre i grandi trafiggono la tela e restano liberi”. Chiaro, no?

Per essere chiari l’impressione che l’arbitro stia usando due pesi e due misure è forte. Anche perché non è proprio uno scoop il fatto che questi big del credito abbiano fatto scorpacciata di derivati. Non c’è anatema senza morale: guardo i comportamenti della Bce e osservo feroci attacchi alle banche piccole, per cui si paventano ripetutamente rischi sulla loro tenuta, e mano un po’ più morbida con le big della turbo finanza. Forse anche in questo caso niente di nuovo sotto il sole. Già Solone diceva che la giustizia “è come una tela di ragno; trattiene gli insetti piccoli mentre i grandi trafiggono la tela e restano liberi”. Chiaro, no?

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