Vincenzo Maddaloni
Step by Step
21 Maggio Mag 2016 0650 21 maggio 2016

Ha sempre un senso rileggere Gramsci

Funerali
Due importanti quadri di Renato Guttuso (sopra un particolare dei "Funerali di Togliatti" 1972") faranno da fondale ai "Quaderni dal carcere" che saranno esposti e integralmente consultabili in formato digitale dal 23 maggio al 17 luglio, in una mostra alla Galleria d'Italia a Milano.

Una riflessione per molti versi senza tempo. «La crisi consiste nel fatto che il vecchio muore e il nuovo non può nascere: in questo interregno si verificano i fenomeni morbosi più svariati», scriveva Antonio Gramsci nei Quaderni dal carcere, che saranno esposti e integralmente consultabili in formato digitale dal 23 maggio al 17 luglio, in una mostra organizzata dalla Fondazione Quercioli alla Galleria d'Italia, in Piazza della Scala a Milano.

Nell'attesa, proviamo a valutare se c'è ancora del valido nel concetto di egemonia culturale inventato da Gramsci, e se il suo pensiero ha ancora un senso. Gramsci per “egemonia culturale” intende l’imposizione delle convinzioni culturali di un gruppo egemone (quello borghese, oggi diremmo dei gerarchi della Grande Finanza) agli altri gruppi sociali perché le interiorizzino. Accade perché le istituzioni egemonizzate - la scuola dell’obbligo, i mass media, la cultura popolare, i tecnocrati - indottrinano la società civile verso una falsa coscienza con l’ acquisizione di falsi valori, come lo sono il consumismo, il nazionalismo. Insomma la classe egemone «attraverso pratiche quotidiane e credenze condivise», crea «i presupposti per un complesso sistema di controllo», avvertiva Gramsci.

Naturalmente, il monito di Gramsci rimane valido perché il mondo del lavoro sta vivendo uno dei suoi momenti più neri.Una delle cause - la più macroscopica - è l’aumento massiccio del lavoro precario dovuto al fatto, che le imprese tendono sempre di più a sostituire porzioni di forza lavoro stabile e qualificata con forza lavoro precaria e atipica. Queste figure contrattuali - debolissime - non lottano per migliorare la condizione del lavoro dipendente, bensì per demolire la condizione del lavoratore stabile. Si tenga a mente - lo sottolinea l’Istituto di Statistiche - che la media dei mesi di attesa per i lavoratori con il contratto privato scaduto supera i diciotto. Siccome un dipendente su due del settore privato vive in questa condizione, e la proporzione nel settore pubblico non è migliore, la conflittualità tra chi ha il posto fisso e chi non ce l'ha continuerà ad appesantirsi.

I dipendenti partono da posizioni di estrema debolezza ogni volta che debbono contrattualizzare la propria forza lavoro, poichè chi sa soltanto lavorare e possiede soltanto il “bene” lavoro non ha altre alternative di scambio da proporre.

Sicché Gramsci aveva visto giusto quando scriveva che “ il dominio di un gruppo su altri gruppi, con o senza la coercizione della forza – viene esercitato – finché i modelli culturali del gruppo dominante si impongono agli altri, i quali si adattano e favoriscono il gruppo egemone”. Malauguratamente, in questo confronto i dipendenti partono svantaggiati poiché tra essi e le imprese non vi è (nemmeno vi è mai stata) una normale relazione di scambio, bensì un rapporto strutturalmente asimmetrico. Infatti, i dipendenti partono da posizioni di estrema debolezza ogni volta che debbono contrattualizzare la propria forza lavoro, poichè chi sa soltanto lavorare e possiede soltanto il “bene” lavoro non ha altre alternative di scambio da proporre.

Gli imprenditori, invece, possono essere meno «impazienti» nell’acquistare la forza lavoro, poiché possono sopravvivere consumando il proprio capitale. Inoltre, soltanto gli acquirenti della forza lavoro possono perseguire strategie dirette ad indebolire la controparte, vuoi ricorrendo a tecnologie risparmiatrici di manodopera, vuoi spostando gli investimenti da un Paese all’altro, vuoi modificando i requisiti professionali richiesti. E così da un’asimmetria strutturale nasce una prevaricazione di potere delle imprese sui lavoratori dipendenti.

Per completare il quadro va aggiunto che sebbene rappresentino un’opportunità di ingresso nel mondo lavoro, i rapporti a termine creano la «ghettizzazione» professionale e l’emarginazione sociale quando il lavoratore vi rimane intrappolato. Infatti, è risaputo che chi ha un contratto a termine stenta a ottenere prestiti e ad affittare appartamenti. Così diventa comunque difficile costruirsi un percorso, formulare previsioni e progetti di una certa portata in campo professionale e soprattutto in campo esistenziale e familiare.

Siccome le rivendicazioni dei lavoratori dipendenti non possono essere considerate che un fastidioso incidente di percorso vanno cassate. Con un'approvazione plebiscitaria

Intanto, le grandi imprese e la Grande Finanza con la scusa dei rincari, degli assilli della competizione globale, sono sempre meno disposti a contrattare e sempre più disposti ad indicare i lavoratori dipendenti e le loro rivendicazioni contrattuali tra le maggiori cause del disastro economico.

Costoro sventolano il mantra della globalizzazione, che scatena livelli di iperconcorrenza anche in settori che in passato erano protetti da regolamentazioni, monopoli e oligopoli più o meno naturali. E dunque, recita il mantra: le armi "vincenti" nella contesa globale tra le aziende non sono più le barriere doganali, molto meno la localizzazione, bensì il prezzo, la qualità, il servizio, sicché un costo del lavoro basso diventa indispensabile per mantenere il prezzo dei prodotti concorrenziale.

E' questo il modello culturale della classe egemone, che preme sulla società civile perché interiorizzi la convinzione secondo la quale, “è indispensabile” ,“è bello” soltanto la conquista dell’utile economico. E dunque, siccome le rivendicazioni dei lavoratori dipendenti non possono essere considerate che un fastidioso incidente di percorso vanno cassate. Con un'approvazione plebiscitaria. Gramsci, (22 gennaio 1891 – 27 aprile 1937) aveva visto e, continua a vedere giusto.

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