Francesco Carini
Homo sum
25 Maggio Mag 2016 1100 25 maggio 2016

Antoci: «la mafia ha colpito male e lo Stato reagirà»

Foto Manifestazione Per Antoci S

di Francesco Carini

Lunedì 23 maggio, in una data simbolica per la storia italiana, presso “Palazzo Gentile” di Sant’Agata Militello, in un pomeriggio frenetico in cui si è svolta un’audizione della commissione parlamentare antimafia presieduta da Rosy Bindi, dopo la manifestazione di solidarietà in suo onore di sabato scorso e con la speranza che il suo protocollo legalità possa diventare norma di legge, il presidente del Parco dei Nebrodi Giuseppe Antoci ha rilasciato la seguente intervista.

Salve presidente, come si è formata la sua coscienza civile? Ci sono stati degli eventi particolari che l’hanno forgiata?

Guardi, io ho sempre vissuto la mia vita pensando che ogni persona, ovunque vada, debba portare con sé il proprio bagaglio culturale. Io sono stato una persona che ha sempre considerato la legalità un pezzo importante della propria vita, per familiarità e per vissuto personale. Pertanto, quando una persona assume un incarico, attua ciò che ha in testa, agendo in base a ciò che è il proprio patrimonio personale. Così è nata quest’esperienza del Parco dei Nebrodi, con passione, pensando allo sviluppo del territorio, affiancando però tutto quello che poteva e doveva servire per ridare dignità a questa terra.

C’erano stati episodi di minacce prima che lei diventasse presidente del Parco?

Assolutamente no, è una cosa che ho scoperto da quando ricopro questo ruolo. Sono intervenuto dopo aver ascoltato il sindaco di Troina i primi di gennaio del 2014. Ho letto nei suoi occhi molta solitudine e ho deciso che quell’uomo non doveva rimanere solo.

Ho fatto tutti gli atti consequenziali che necessitavano, cercando di deresponsabilizzarlo il più possibile, ideando il protocollo di legalità con la Prefettura e la provincia di Messina. Ho chiesto al prefetto d’inserire anche Troina nonostante fosse un comune dell’ennese, proprio per toglierlo da una pesante sovraesposizione. Abbiamo ottenuto un risultato importante, che riporterà nella mani dei cittadini onesti i fondi europei e lo abbiamo fatto consapevolmente, considerando il vorticoso giro di milioni di euro in ballo.

Cos’ha pensato nel frangente in cui hanno sparato all’auto?

Mai avrei immaginato di essere atteso in quella strada, in una notte in cui pensavano di interrompere la via per lo sviluppo e la legalità di una Sicilia che si ribella. In quel momento sono stato preso da 1000 pensieri, ma non ne ho avuto uno in particolare. Sono stati minuti frenetici. Dopo ho pensato ai due ragazzi della scorta che erano rimasti sul luogo, alla mia famiglia e infine a questa terra mortificata… Non si può pensare che una persona e un intero popolo debbano rimanere sempre con i piedi di alcuni individui sulla faccia, in uno stato di schiavitù psicologica. Penso proprio che quel piede gliel’abbiamo tolto, intimandogli di stare lontani non tanto da Antoci, quanto dal futuro dei nostri figli. Di questo sono fortemente convinto e credo sia la strada giusta. Quella strada di legalità non si è fermata, perché qualcosa non gli è andata bene.

L’antropologo olandese Anton Blok diceva che la mafia agraria andava a scomparire non per la risposta della società civile, ma per l’emigrazione che aveva tolto le braccia ai vari “campieri" e “gabelloti”, oltre che per la crisi del settore agricolo, favorendo lo spostamento dell’interesse della mafia in altri settori. Adesso, c’è un ritorno al passato o la mafia agraria non è mai morta in Sicilia?

Guardi, questa è una vicenda che dà degli insegnamenti. La storia di solito si ripete, però la ciclicità degli eventi dimostra che si migliora, ci si raffina. Loro sono passati dal controllo dei terreni tramite la vessazione fisica e mentale, evolvendosi invece attraverso una gestione più particolare, intelligente e lungimirante, utilizzando stavolta norme che gli consentivano d’infiltrarsi. L’hanno fatto creando una rete blindata, dove nessuno poteva entrare, e se qualcuno ci entrava poteva lasciarci la pelle.

Noi abbiamo liberato da questo giogo non solo i terreni, ma anche i comuni e i sindaci. Abbiamo creato un atto normativo al quale oggi questi ultimi si possono rifare, “togliendogli il fuoco dalle mani”. Ripeto, lo abbiamo fatto consapevolmente. E oggi questa è storia, non passata, ma presente e futura. L’unica storia passata è il mio attentato, ma è passato per loro, mentre noi altri ce lo ricorderemo sempre. Anzi se lo ricorderanno anche loro, perché la risposta dello Stato sarà tremenda.

Antropologicamente, si considera che l’uomo d’onore è colui il quale si fa gli affari propri. Con il passare del tempo, secondo lei la Sicilia tornerà a farsi gli affari propri? O andrà contro questo concetto, come già fatto in altre circostanze passate?

Per quanto riguarda il fatto di farsi “gli affari propri”, credo che la Sicilia abbia già risposto. Stamattina mi hanno chiamato il ministro della Giustizia e quello della Pubblica Istruzione, ed ho già detto come la penso. La Sicilia ha risposto e continuerà a rispondere. Sul fatto dell’uomo d’onore mi consenta di allargare il discorso e di farle una domanda, invertendo le parti. Secondo lei, è un uomo d’onore chi scioglie il piccolo Di Matteo nell’acido e lo tiene un anno in una fossa. Secondo lei, questi sono uomini d’onore? Questi non sanno dove sta di casa l’onore. Pertanto ho già risposto implicitamente. Gli uomini d’onore sono altri, non sono questi. Questi sono animali.

Quindi su quali basi intenderà continuare questa battaglia?

Ripartiamo da prima di quella sera continuando più forti di prima, perché società civile, istituzioni e Stato, inteso nella sua complessità, si sono mossi. Anche mia figlia minore è un pezzo di Stato. Ogni bambino, ogni cittadino, ogni studente è Stato. Questa è una terra che non ha bisogno di eroi. Questa è una terra che ha bisogno di normalità, di cittadini che fanno il proprio dovere. E noi questa strada la continuiamo senza fermarci, non indietreggiando di un passo.

Quando sono all’angolo, i pugili spesso perdono la testa e cominciano a colpire senza sapere dove. Stavolta hanno colpito male e lo Stato reagirà.

© Francesco Carini - tutti i diritti riservati

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