Alessandro Paris
Margini
2 Giugno Giu 2016 2124 02 giugno 2016

Dell'uso elettorale di Facebook

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Come molti ho un account Facebook, e lo uso come nodo per tener traccia degli amici, sfogo diaristico episodico, condivisione d’immagini, letture, video, etc. in questi giorni – come molti – la mia bacheca è stata letteralmente assediata da segni tangibili di una febbrile attività propagandistico-politica da parte di alcuni miei contatti. La sensazione di frastuono è tanta, e anche, permettetemelo, di lieve nausea. Non perché non trovi legittimo questo tipo di uso del noto social, né perché disdegni la politica, ma piuttosto perché in questo momento condivido, come altri, un certo disincanto nei confronti della partecipazione attiva. E del connesso inevitabile portato di narcisismo istrionico legato alla pratica della propaganda. Per non parlare dei politici già noti, che usano questo dispositivo come strumento di amplificazione del proprio personaggio pubblico in maniera spesso ripetitiva e riverberante insieme (eco, risonanza, rimbombo, riecheggiamento, reboato, ripetizione dell’identico...)

Scherzando, ho detto che non vedo l’ora che questa tornata amministrativa abbia termine, così si potrà ritornare a parlare di tutto, e anche di politica, in maniera diversa. Metafisica, ecco.

Avrei un suggerimento: cari politici, di chiara fama, aspiranti, principianti, perché non ci dite qualcosa delle vostre vite private: che libri leggete, che film vedete, chi o cosa amate, cosa preferite mangiare o bere? Andrebbe bene anche una foto di un piatto, come tutti gli utenti di questo dispositivo di soggettivazione mediana e ordinaria. La banalità del quotidiano approssima molto l’elettore svogliato, lo fa sentire consimile. Se sembriamo spianati con la stessa madia, allora forse ci viene anche voglia di smetterla di prendercela con “i politici”. E chissà, la tentazione dell’astensione, domenica, potrebbe contenersi.

Che la sorte vi sia propizia!

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