Edoardo Varini
Due o tre cose che so del mondo
3 Giugno Giu 2016 1755 03 giugno 2016

Il genocidio armeno ha un solo nome

Armenn

L'arroganza con cui Ankara pretende che altri non chiamino le cose con il loro nome denuncia sostanzialmente due cose: l'eccessiva accondiscendenza mostratale dall'Europa fino ad oggi e il modo ricattatorio con cui essa intende gestire la questione profughi.

Il Bundestag, la camera bassa del Parlamento tedesco, ha votato ieri quasi all'unanimità una mozione che riconosce come genocidio il massacro degli armeni compiuto dall'Impero Ottomano tra il 1915 ed il 1916. Un milione e mezzo di morti, di cui 1.200.000 caduti durante le marce della morte organizzate da ufficiali tedeschi: le prove generali dell'Olocausto.

Il presidente turco Erdogan ed il premier Yildirim si sono risentiti, si sono offesi, hanno richiamato il loro ambasciatore a Berlino e si sono lasciati andare a dichiarazioni del tipo: «Questa decisione avrà un impatto molto serio sulle relazioni tra Turchia e Germania». Pazienza. Si fondavano su una vergognosa rimozione. Non mi importa minimamente se il governo turco non tratterrà i profughi, penso che importerà ad esso assai più ricevere dall'UE i tre miliardi di euro promessi per i campi di accoglienza.

Che il Parlamento tedesco abbia rinviato fino ad oggi la discussione su genocidio armeno per non irritare Ankara e la numerosa comunità turca in Germania è stata una delle tante vergognose debolezze della decadente, cascante, putrescente Europa.

Ben venga allora la presente e netta presa di posizione. Finché la Turchia non riconoscerà le vergogne della propria storia non potrà entrare in Europa. Non è stato facile parlare di genocidio per i tedeschi, cui si dovette nel 1914 la riorganizzazione dell'esercito ottomano e la costruzione della ferrovia Berlino-Baghdad. Cerchino di farlo anche i governanti turchi. Se non riescono è un problema soltanto loro.

Una testimonianza di Armin T. Wegner, che assistette ai massacri e tentò in ogni modo di opporvisi: «I malati e i vecchi, nonché i bambini, cadevano lungo la strada per non più rialzarsi. Delle donne sul punto di partorire, erano obbligate sotto la minaccia delle baionette o della frusta d'andare avanti fino al momento del parto, poi venivano abbandonate sulla strada per morirvi d'emorragia. Le ragazze più attraenti venivano ripetutamente violentate. E quelle che potevano si suicidavano. Delle madri divenute folli gettavano i loro figli nel fiume per porre fine alla loro sofferenza. Centinaia di migliaia di donne e di bambini soccombevano a causa della fame, della sete...».

La foto che vedete sopra è scattata dallo stesso Wegner. Ci si inginocchi davanti e preghi, Erdogan. E chieda scusa. Poi si rialzi e parli con voce sommessa. E l'infinito rispetto che si deve alle vittime innocenti della bestialità. Che sempre più spesso non so definire umana, pur essendo presente e perpetrata dagli uomini.

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