Luca Barni
Banchiere di provincia
4 Giugno Giu 2016 1330 04 giugno 2016

La rete, questa sconosciuta

Palazzo Della Banca D Italia Perugia

Tengono banco, in questi giorni, i commenti alle “Considerazioni finali” della Relazione annuale di Banca d’Italia. Sulla ricetta indicata dal Governatore Visco per l’efficientamento del settore bancario, purtroppo siamo al già visto/già sentito: la grande dimensione come unica soluzione delle mancanze del sistema bancario. Non si sono fatte attendere le critiche.

Lo dicono i dati: il rapporto tra impieghi e totale dell’attivo delle banche cooperative ed etiche è maggiore del resto del sistema e la quota di impieghi verso le PMI realizzata dal sistema BCC è di gran lunga superiore al loro peso nel panorama bancario italiano.

Leonardo Becchetti, docente di Economia, ha rilevato la scarsa considerazione data nelle Considerazioni al Credito Cooperativo riformato giusto un mese e mezzo fa. Dire che “La componente associativa può mantenere un ruolo di rappresentanza a livello nazionale e territoriale” ma “senza indebite interferenze sulla pianificazione strategica, sulla gestione operativa e sulle funzioni di controllo del gruppo”, secondo Becchetti, significa ignorare la radicale differenza di questo tipo di banche, vocate al sostegno dell’economia reale, delle Pmi e dei territori. Se da un lato Visco individua il problema del Paese nel bancocentrismo e nel peso eccessivo delle Pmi che dovrebbero crescere, dall’altro sembra non accorgersi che il sistema bancario a cui punta (fatto di grandi banche massimizzatrici di profitto con l’obiettivo primario della creazione di valore per l’azionista) non ha alcun interesse a far credito alle PMI e alle imprese artigiane. Lo dicono i dati: il rapporto tra impieghi e totale dell’attivo delle banche cooperative ed etiche è maggiore del resto del sistema e la quota di impieghi verso le PMI realizzata dal sistema BCC è di gran lunga superiore al loro peso nel panorama bancario italiano.

'...le economie di scala possono essere raggiunte attraverso il coordinamento e non solamente con le dimensioni o le aggregazioni. Si possono ottenere gli stessi vantaggi con imprese coordinate di piccole dimensioni' Alfred Marshall

Quanto alla supposta coincidenza fra dimensione ed efficienza bancaria, voglio riportare quanto espresso domenica scorsa nell’assemblea dei soci della mia BCC da Pietro Cafaro, docente di Storia economica all’Università Cattolica di Milano. Non una, ma due sono le strade per arrivare all’efficienza: dimensione e rete. Quest’ultima è stata teorizzata, fra ‘800 e ‘900, dall’economista Alfred Marshall, fra l’altro, storico dei distretti. Secondo Marshall le economie di scala possono essere raggiunte attraverso il coordinamento e non solamente con le dimensioni o le aggregazioni. Si possono ottenere gli stessi vantaggi con imprese coordinate di piccole dimensioni. Non solo la storia, quindi, ma anche i casi concreti dei distretti industriali italiani e il numero sempre più rilevante dei contratti di rete, partiti in sordina, ma che oggi si contano in qualche decina di migliaia smentiscono il pensiero unico che della logica dimensionale ha fatto il proprio culto. Sono dimostrazioni che la rete può esser efficace ed efficiente quanto la dimensione. Aderire al pensiero unico vuol dire, prima di tutto, mortificare quello in cui gli italiani eccellono.

Ci sono banche (e aziende) che lavorano bene ed altre che lavorano male, e questo a prescindere dalle dimensioni. Mi sembra. Perfino troppo.

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