Giacomo Properzj
Largo ai vecchi
8 Giugno Giu 2016 1150 08 giugno 2016

Curiosamente, in piccolo, il destino di Sala somiglia a quello della Signora Clinton

Sala

L'attenzione dei media nella campagna elettorale per la presidenza in USA è stata polarizzata dalla cavalcata vittoriosa di Donald Trump nelle file repubblicane ma nelle file del partito democratico la campagna è stata quasi altrettanto dura per Hillary Clinton che è riuscita ad arrivare alla designazione ufficiale di candidata alla presidenza, la prima donna nella storia americana che arriva a questo traguardo, solo dopo aver affrontato una lunga battaglia con il Senatore del Vermont Bernie Sanders.

Per controbattere l'entusiasmo dei giovani sostenitori del senatore “socialista”, Hilary ha dovuto spostarsi, per così dire, a sinistra sopratutto sui temi dell'ambiente trascurando di fatto il grande spazio politico che si era venuto a creare tra i repubblicani moderati avversi all'iniziativa politica di Trump.

La battaglia non è finita perché Sanders intende ancora portarla nella convention e nella redazione del programma ma Hillary, a questo punto, ha bisogno di andare a recuperare il voto di centro e dei repubblicani moderati anche perché l'establishment repubblicano, malgrado urla e proteste in una prima fase, si è oggi quasi tutto venduto al vincitore Trump.

Curiosamente e microscopicamente anche il candidato alla carica di Sindaco a Milano Giuseppe Sala si trova ad avere gli stessi problemi che peraltro gestisce con una certa rigidità. Sala, poco empatico come la Hillary, teme soprattutto di perdere voti a sinistra e, nel ballottaggio, guarda con attenzione alle liste dell'ultra sinistra che però hanno preso poco e non gli porteranno niente. Le liste a lui collegate erano costruite sapientemente, a partire da quella del PD, per coprirlo a sinistra e in questo senso hanno funzionato abbastanza bene ma Sala, se vuol vincere, deve affondare la forchetta nel centro moderato mentre invece lo si vede molto cauto al punto di scoraggiare qualsiasi visita del Presidente del Consiglio che è stato per altro il suo grande sponsor.

Hillary ha qualche mese di tempo per riequilibrare la sua posizione anche se sarà costretta a scegliere un Vice Presidente di indirizzo liberal se non addirittura lo stesso Sanders che, in una recente intervista, non lo ha escluso. Donald Trump è andato pochi giorni fa a un congresso dei trivellatori di bitume e dei carbonieri assicurando il proprio appoggio malgrado i decreti già approvati sull'inquinamento. Si tratta del tentativo di recuperare fiducia nel mondo dell'industria ma Wall Street ha già dato la sua adesione a Hillary che ricorda loro i grandi vantaggi ottenuti all'epoca del Presidente Clinton.

Sala ,per scendere ancora una volta nel microscopico, spera di avere l'appoggio dei costruttori e delle aziende che hanno operato con l'Expo: purtroppo ci sono dei ritardi nei pagamenti e alcune di queste aziende rischiano di fallire e, quanto agli architetti e ai professionisti, sono dei farfalloni che volano laddove il fiore sboccia.

I primi ad offrirsi, a Sala come al suo avversario Parisi, sono stati radicali che hanno riportato un risultato largamente al di sotto di qualsiasi loro speranza ma pretendono di inserire pezzi del loro programma e del loro simbolo elettorale nel logo del candidato con cui cui vorrebbero accoppiarsi. Non so cosa farà il Candidato ma il voto radicale è minimo e per di più casuale (conosco Signore che hanno votato radicale perché non volevano votare Sala), ci sono alcuni, non io, che dicono addirittura che porta sfiga. Anche Basilio Rizzo non controlla i suoi voti che sono la somma di una serie di frustrazioni politiche: difficilmente potranno essere ricondotti a una posizione unitaria.

Detto tutto questo e scoperto che c'è una curiosa somiglianza tra Hillary e Sala ho l'impressione che ambedue debbano seguire una medesima strada che li porti a ritrovare il grande e pacifico elettorato di centro lasciando le estreme anti-capitaliste e anti-europee al loro rabbioso e distruttivo destino.

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