Luca Barni
Banchiere di provincia
11 Giugno Giu 2016 1535 11 giugno 2016

3.0: evviva il marketing dell’acqua calda

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Abbiate pazienza, ma non riesco proprio a stare zitto sentendo parlare di marketing 3.0, l’ultimo ritrovato della strategia delle aziende che oggi si sono lanciate in folli corse per proclamarsi socialmente responsabili. A ben guardare si tratta di un vero e proprio paradiso per i copywriter a libro paga. Praterie sterminate si schiudono davanti ai creativi degli slogan perché tutto è novità ed entusiasmo da quelle parti.

Dopotutto, alle sue origini, il marketing era la strategia di vendita di un prodotto per massimizzare il guadagno. Il marketing si è evoluto, negli anni, non valutando più esclusivamente il ritorno per l’azienda, ma prendendo in considerazione anche la soddisfazione del cliente. Oggi –udite udite– il marketing fa un altro salto: le aziende che, nella propria attività, non producono valore per il territorio in cui operano sono out

Dopotutto, alle sue origini, il marketing era la strategia di vendita di un prodotto per massimizzare il guadagno. Il marketing si è evoluto, negli anni, non valutando più esclusivamente il ritorno per l’azienda, ma prendendo in considerazione anche la soddisfazione del cliente. Oggi –udite udite– il marketing fa un altro salto: le aziende che, nella propria attività, non producono valore per il territorio in cui operano sono out. Si legge sul sito dei più acclamati guru del marketing e della comunicazione che “fare del bene e fare profitto non sono più due universi distinti”. I big del credito italiano, che hanno fiutato il cambio del vento dopo i disastri prodotti dalla Finanza senza volto, si sono precipitati a strutturare una Divisione banca dei territori oppure a introdurre un Country Chairman per supportare lo sviluppo della strategia locale.

( ai guru del marketing)... Mi permetto solamente di ricordare loro che, senza alcun glamour, alla fine dell’Ottocento sono nate delle banche, le Casse rurali, che del miglioramento delle condizioni morali, culturali ed economiche delle comunità dei territori in cui operano hanno fatto la loro ragion d’essere

Bene –mi viene da dire–; soltanto gli stupidi non cambiano mai idea e probabilmente i big del credito cominciano ad avere coscienza dei rischi (perlomeno in termini di immagine) del distacco con quell’humus dell’economia reale che sono i territori. Mi permetto solamente di ricordare loro che, senza alcun glamour, alla fine dell’Ottocento sono nate delle banche, le Casse rurali, che del miglioramento delle condizioni morali, culturali ed economiche delle comunità dei territori in cui operano hanno fatto la loro ragion d’essere. So perfettamente che non s’inventa nulla e che il marketing serve a dare una confezione più accattivante, ma, per favore, non spacciamo l’acqua calda per una scoperta.

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