Emanuele Rigitano
Ego politico
16 Giugno Giu 2016 1049 16 giugno 2016

Perché Repubblica ha sbagliato a virgolettare D'Alema

D'alema

Repubblica ha un piccolo problema. Confonde il non votare, non appoggiare, essere contro Renzi con il votare, l'appoggiare, essere a favore dei 5 stelle. Che a Roma significa Virginia Raggi. Questo non lo dico solo per il presunto scoop di Goffredo De Marchis abbastanza contestato non solo dallo stesso Massimo D'Alema, protagonista della vicenda, ma anche dal punto di vista giornalistico (cosa che ha spinto il direttore Mario Calabresi a una precisazione)

Il riferimento è anche all'articolo sempre di Repubblica "Ballottaggi, Fratoianni (Si) decreta la fine del centrosinistra" dove il redattore scrive un presunto appoggio ai candidati 5stelle ma nell'articolo si fanno riferimenti diretti solo al non appoggio a quelli del Pd. Che non significa automaticamente appoggiare l'altro candidato. Il tutto sottolineato anche da Celeste Costantino, parlamentare di Sel - Sinistra Italiana.

Un altro errore fatto da Repubblica è l'uso dei virgolettati. Si fa con discorsi diretti, ovvero con un'intervista, con un comunicato, con ascolto diretto a un evento, oppure a un testo mandato direttamente dall'ufficio stampa. Qui si riportano frasi per mezzo di fonti e testimoni, senza mettere in dubbio che le frasi, le parole e il senso siano esattamente quelli. A volte si usano i virgolettati per frasi che non sono mai state dette, ma che il giornalista o il titolista elabora facendo una sintesi del senso del discorso estrapolato.

Massimo D'Alema ha spiegato in un'intervista a La Stampa la sua versione dei fatti accusando La Repubblica di essere "un house organ del partito del Nazareno". Accusa anche chi nel Pd, sentendo odore di sconfitta, vuol cercare un capro espiatorio, cosa che aveva affermato anche tempo fa.

Innanzitutto c'è da chiedersi a cosa servirebbe, politicamente parlando, un appoggio diretto ai 5 stelle da parte di un membro del Pd. Che credibilità può avere una mossa del genere, rispetto invece a non aiutare Renzi. Overo a lavorare nel Pd e con il Pd per farlo cadere. Cosa che diventa assai più probabile con un lavoro sul no al referendum costituzionale, dove tra l'altro Renzi ha affermato che lascerebbe non solo il Governo ma addirittura la politica. Fu D'Alema a promettere uno scontro politico con Renzi ai microfoni di Lilli Gruber e La7 e andò anche a Firenze quando Renzi era ancora sindaco per spiegargli che doveva darsi una regolata nella ricerca del potere nel partito e nel Paese.

Quindi che D'Alema sia disposto a organizzare comitati per il No è sicuramente possibile quanto verosimile, che voglia mettere i bastoni tra le ruote a Renzi anche. Probabilmente D'Alema avrà fatto una battuta sul fatto che sarebbe disposto a votare chiunque pur di far fuori Renzi. Anche "Lucifero". Da qui Repubblica interpreta che D'Alema voterebbe Raggi. Ma quanto avrebbe bisogno la Raggi dei voti spostati da D'Alema? E quanti rischierebbe di perderne?

D'Alema a La Stampa fa presente che lui il termine "Lucifero " non lo usa, 'semmai Belzebù' fa presente. Non smentisce la frase, quindi si può presumere che la fonte abbia usato un sinonimo e che la frase sia confermabile.

Il giornalista di Repubblica Goffredo De Marchis scrive un altro articolo con ulteriori particolari, confermando quanto scritto precedentemente.
Ma nel pezzo non si fanno più riferimenti all'appoggio della Raggi, a parte l'incipit che riguarda l'articolo precedente. Quindi non viene più confermata quella che è stata la vera notizia virale (14mila condivisioni su Facebook).

Rimane giusto una presunta telefonata a Tomaso Montanari per convincerlo a diventare assessore della giunta Raggi, cosa non avvenuta. Il che poteva essere l'unico appiglio del lavoro di D'Alema per convincere indirettamente una parte della sinistra a votare Raggi anziché Giachetti.

A quel punto, però, questa è la vera notizia da sottolineare negli articoli, non "D'Alema vota Raggi".

AGGIORNAMENTO h 11:45

Sul Fatto Quotidiano ci sono le spiegazioni di Gaetano Quagliariello, testimone oculare delle frasi di D'Alema.

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