Federico Iarlori
From Paris with blog
17 Giugno Giu 2016 1122 17 giugno 2016

A chi fa comodo la dittatura del sessismo?

Beigbeder4
Fotogramma tratto dallo spot della marca di intimo Dim

Uno: alle associazioni femministe (e simili). Qualche settimana fa l'autore francese Frédéric Beigbeder – famoso per essere un donnaiolo impenitente – è stato massacrato dalle “femministe” per uno spot di intimo femminile in cui interpreta la parte di uno... scrittore (se stesso, quindi) che non riesce ad affilare due righe perché è distratto da una ragazza che va in giro per casa in slip. Di quale orrendo crimine si è macchiato? Che domande: di aver contribuito ad alimentare gli stereotipi maschilisti. L'uomo è l'artista, la persona che lavora, mentre la donna - ridotta ad un semplice oggetto del desiderio - va in giro in mutande. La colpa è di Beigbeder, ovviamente, mica di chi non capisce che si tratta solo di uno sketch (auto)ironico. E' di Beigbeder, mica della marca che - dopo un attento studio di mercato, un'accurata analisi dei gusti femminili - lo ha scelto come testimonial (perché macho o non macho, che piaccia alle donne è un dato di fatto). Ma soprattutto – domanderei alle femministe – esiste un modo per fare la pubblicità ad una marca di intimo femminile senza che ci sia una donna in intimo? Meno male che ci sono gli "antisessisti", che con le loro "simpatiche" crociate - guarda il ferocissimo video-parodia con la donna scrittrice e l'uomo in slip - almeno giustificano i soldi che ricevono dai contribuenti.

Esiste un modo per fare la pubblicità ad una marca di intimo femminile senza che ci sia una donna in intimo?

Due: ai politici. Qualche giorno fa il sindaco di Parigi Anne Hidalgo, che come ogni buon socialista parigino si occupa solo di biciclette e vegani, ha partecipato ad un incontro pubblico durante il quale avrebbe sentito un collega fare una battuta di cattivo gusto nei suoi riguardi. Sapendo bene di poter rivendere l'accaduto non solo per semplice vendetta personale, ma anche per farsi pubblicità, la super-sindachessa ha scritto una lettera in cui invita la persona in questione a rivolgerle pubblicamente le sue scuse. “Di fronte al sessismo non sono mai rimasta in silenzio e mai lo farò", ha twittato la Hidalgo. Nel frattempo, mentre il sindaco si occupa di una battutaccia, Parigi è sommersa dall'acqua, gli scioperi contro la legge sul lavoro continuano a paralizzarla e un giorno sì e l'altro pure, per questo o quel motivo, ci scappa un morto. Eh no, per i politici la priorità è scovare il sessismo con determinazione, ovunque esso si annidi e mettere alla gogna mediatica chi osa macchiarsi di tale crimine. La prossima volta che vi scappa una porcata al bar mentre bevete una birra con gli amici state attenti, rischiate di finire sui giornali. Nella migliore delle ipotesi.

Tre: ai giornalisti. Tre giorni fa, in un paesino vicino Parigi, due poliziotti sono stati assassinati all'arma bianca davanti agli occhi del loro figlio di 3 anni da un fanatico islamista. Invece di concentrarsi sulla cronaca degli avvenimenti o sul movente del duplice omicidio, il sito Slate.fr ha pubblicato un pezzo in cui si sottolinea come la stampa, nel dare la notizia, abbia parlato di “un poliziotto e della sua compagna” e non di due poliziotti. Ecco: questa sì che è la vera notizia, mica che questi due poveracci siano stati uccisi in casa mentre guardavano la tele. Per la serie: anche i giornalisti devono portare a casa la pagnotta.

Quattro: a coloro che pensano che scovare con la pervicacia di un cane da tartufo un presunto atto di sessismo li renda migliori degli altri.

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