Piero Cecchinato
Specchi e allodole
17 Giugno Giu 2016 1236 17 giugno 2016

Poste Italiane è ancora monopolista

Poste V

Nel provvedimento col quale ha aperto un’istruttoria per valutare se siano stati compiuti abusi in danno della concorrente Nexive, l’Antitrust lo dice a chiare lettere: Poste Italiane Spa è di fatto ancora monopolista in gran parte del territorio nazionale e, nelle aree dove non esistono reti di recapito alternative, starebbe abusando della propria posizione.

Non bello per una società già sanzionata con una multa di 39 milioni per aver adottato, a partire dal 2007, condotte tese a escludere i concorrenti dai mercati del servizio di recapito a data e ora certa e del servizio di notifica attraverso messo.

Il principale concorrente di Poste Italiane oggi è Nexive, società presente in Italia dal 1998 e controllata dall'olandese PostNL N.V. (società, quest'ultima, nata dalla separazione tra la divisione “express” e la divisione “mail” del Gruppo TNT, uno dei principali operatori postali a livello mondiale).

La crescita di Nexive è figlia della liberalizzazione del mercato dei servizi postali, i cui effetti stanno cominciando pian piano a farsi vedere. Nello scorso mese di aprile, ad esempio, ha lanciato il servizio di giacenza digitale, che consente di ritirare online le raccomandate non consegnate per assenza del destinatario.

Il mercato postale sarebbe (in Italia il condizionale è spesso d'obbligo) stato definitivamente aperto in Italia nel 2011 per effetto delle Direttive dell'Unione europea 97/67/CE, 2002/39/CE e 2008/6/CE.

L’ex monopolista Poste Italiane svolge ora in regima di riserva solo l’attività di notifica a mezzo posta degli atti giudiziari e dei verbali di accertamento delle infrazioni al Codice della Strada.

L’ex monopolista è inoltre assegnatario del servizio postale universale, ossia il servizio di base, inteso come servizio pubblico essenziale da garantire a tutti con prezzi accessibili per invii di plichi postali fino a 2kg e di pacchi fino a 20kg. Il che continua ad attribuirgli un indubbio vantaggio competitivo.

Nella denuncia presentata all’Antitrust, Nexive lamenta che nelle aree territoriali in cui essa è priva di rete distributiva, ed è pertanto costretta ad avvalersi della rete di Poste Italiane, quest’ultima le offra soltanto il servizio di distribuzione chiamato “Posta Massiva” (servizio di recapito per corrispondenza in grande quantità) e non il più economico servizio di posta certificata chiamato “Posta Time”.

In quelle stesse aree, invece, Poste Italiane offrirebbe direttamente ai propri clienti finali il più economico servizio “Posta Time”, di fatto spingendo gli utenti ad avvalersi solo dei suoi servizi e non di quelli dei concorrenti, costretti ad accedere a forme di distribuzione più onerose.

A ciò si aggiungerebbe, sempre secondo la denuncia di Nexive, una politica selettiva e fidelizzante, in termini di sconti ed altre condizioni, per l’offerta di “Posta Time” alla clientela, il che contribuirebbe ad annullare le quote di mercato di Nexive.

In sintesi, Nexive, nelle aree dove non è direttamente presente con la propria rete, sarebbe costretta a corrispondere a Poste Italiane, per avvalersi della sua rete e arrivare a tutta la sua clientela, un prezzo superiore a quello del prodotto finale che la stessa Poste Italiane offre ai propri clienti.

Si tratta di condotte che rientrano nell’ambito di applicazione della normativa comunitaria in materia di concorrenza e in particolare nell’ambito dell’articolo 102 del TFUE che vieta gli abusi di una posizione dominante.

Invero, tanto sul mercato dei servizi di distribuzione e recapito per conto di altri operatori, quanto su quello del recapito diretto, Poste Italiane risulta in posizione dominante, detenendo quote di mercato superiori all’80%.

Per l’edizione 2015 dell’indice delle liberalizzazioni edito dall’Istituto Bruno Leoni, l’Italia conferma un piazzamento di retroguardia nel livello di apertura del mercato postale, con un punteggio del 58% rispetto ad un indice che assegna il massimo punteggio al paese più liberalizzato (in Europa si tratta dei Paesi Bassi).

Complici, ancora, le modalità di compensazione degli oneri di servizio universale, il regime dei titoli abilitativi e la disciplina in materia di esenzione Iva per il servizio universale, anche se quest’ultima è stata oggetto di una revisione migliorativa a partire dal 2014.

Poste Italiane, in realtà, lamenta che lo Stato riconosca un rimborso troppo basso per il servizio universale.

Per gli esercizi 2011 e 2012 l’ex monopolista avrebbe certificato costi pari a oltre 700 milioni per anno, mentre l'Authority di settore ha riconosciuto un rimborso pari a 380,6 milioni per il 2011 e a 327,3 milioni per il 2012.

Evidentemente, Poste Italiane dovrebbe intervenire sulla propria struttura aziendale riducendo i costi di gestione, anziché rivendicare un rimborso superiore, che tra l’altro viene posto a carico delle aziende concorrenti nell’ambito del meccanismo compensativo istituito con apposito fondo nel 2000.

Si tratta di una delle ragioni che hanno portato il Presidente dell'Antitrust, nello scorso ottobre, ad affermare che anche il servizio universale andrebbe assegnato a gara fra gli operatori migliori.

Ma in Italia, si sa, la strada della libera concorrenza è lunga ed irta di ostacoli.

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