Loris Guzzetti
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20 Giugno Giu 2016 1547 20 giugno 2016

Ha vinto il nulla

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I giorni che seguono ogni tornata elettorale sono perennemente carichi di emozioni. Gioia, entusiasmo ed intraprendenza caratterizzano chi, da una parte, ha conseguito la vittoria, mentre frustrazione, rimprovero e delusione animano spiacevolmente chi, semplicemente, non ce l’ha fatta. Così è accaduto nei grandi e piccoli centri che hanno visto l’elezione dei nuovi sindaci, con Milano, Roma, Torino e Napoli in testa.
Del resto, è la bellezza, nonché il fascino della democrazia: competere in un gioco di incertezza e persuasione dove, per quanto si possa essere abili atleti politici, la vittoria è decretata da un terzo, ovvero dal popolo sovrano.

Alla luce dei risultati conseguiti dalle elezioni appena trascorse, sorge inevitabilmente la domanda se questo protagonista essenziale della democrazia, che è il demos, rimanga a tutti gli effetti tale. Molti infatti dimenticano, forse volutamente, di enunciare il clamoroso, imbarazzante e vergognoso dato sull’effettiva affluenza alle urne che, stando ai dati ufficiale forniti dal Ministero degli Interni, si attesta complessivamente (solo) al 50,52% degli aventi diritto. La metà esatta, insomma, di quel famoso popolo sovrano da cui tutto dovrebbe dipendere.
È bene rendersi conto, aprendo finalmente gli occhi e memorizzandoselo in maniera indelebile nella zucca, di essere di fronte ad uno scenario drammatico e preoccupante. Il livello di disaffezione e di malcontento nei confronti di tutto ciò che riguarda la gestione della cosa pubblica, ovvero di tutti, è ormai divenuto insostenibile ed inaccettabile.
È decisamente illogico, oltre che deprimente, constatare che solo la metà esatta degli aventi diritto al voto si siano recati alle urne per decidere a chi affidare la guida del proprio Comune, con addirittura il caso di Napoli che vede un decisivo crollo dell’affluenza rispetto al primo turno, attestando il pessimo 37,89%.

Una simile situazione apre a numerosi interrogativi. Anzitutto, relativamente ad un diffuso fallimento della partecipazione politica, responsabilità grande delle classi politiche locali e nazionali, ma da cui non sono affatto esenti gli stessi cittadini periodicamente chiamati ad esercitare il dovere civico, conquista di civiltà, del voto. Inoltre, varrebbe la pena domandarsi se non fosse il caso di cambiare atteggiamento, andando cioè a modificare le priorità stabilite nelle cosiddette agende politiche nazionali e locali, spostando al primo posto una maggiore attenzione alle veri necessità del Paese e delle sue componenti, con la volontà quindi di restringere il divario fra politica e realtà che tanto crea un circolo vizioso di incompetenza, inefficacia e, appunto, disaffezione. Infine, proprio in vista delle modalità previste nella nuova legge elettorale targata “Italicum”, viene da pensare che la strada del doppio turno elettorale non sia molto azzeccata, almeno fino a quando non sarà esaurito questo vuoto cosmico a livello di partecipazione cittadina alla vita pubblica.

Dunque, si rallegri, gioisca e si goda pure l’ebrezza della vittoria, chi ha ottenuto un maggiore consenso rispetto ai rispettivi avversari. A tutti decisamente un auspicio di buon lavoro, poiché ce ne sarà davvero bisogno. Tuttavia, non bisogna illudersi: senza il popolo protagonista, oggettivamente, ha vinto il nulla.

Loris Guzzetti

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