Antonio Fiore
Bar Lezzi – dal 1924
22 Giugno Giu 2016 1629 22 giugno 2016

Anti-politica e professionisti della stessa

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Numericamente parlando, la tornata elettorale appena passata non consegna ai posteri risultati "rivoluzionari". Le comparazioni statistiche sono difficili, le elezioni differenti rispetto al 2014 ed è cresciuto il numero delle liste civiche. Le comparazioni, dunque, si concentrano esclusivamente nelle realtà cittadine dove è possibile lavorare su tutte le forze politiche presenti in campo.

Politicamente, invece, è importante sottolineare come il PD ha ancora i suoi numeri ma il cammino intrapreso può essere difficoltoso e non sgombro da ipotetici incidenti. Lo dimostrano le città come Napoli e Torino. Le periferie votano di pancia - a torto o a ragione - giacché l'anima più popolare di una società non si rispecchia nel partito della sinistra nazionale. Per il MoVimento 5stelle vi è la possibilità di affermarsi come forza di governo facendo dimenticare le diffuse difficoltà che emergono nelle città che attualmente amministra. Non è proprio cambiato il vento. Il centrodestra, infine, ha le fondamenta minate. La sovrastruttura comincia a decadere e non è solo un problema legato alla leadership. La coalizione in toto vacilla. La lega? Non pervenuta. Siamo ben lontani dal riformare il paese tuttavia, meglio chiarire, non spetta solo al politico farlo. E' questione sociale ma ne parleremo in altra sede.

Ad ogni modo, sarebbe opportuno chiarire alcuni concetti semplici che, involontariamente, mi sono stati suggeriti da un post di Alessandro Giglioli. Quando parliamo di anti-politica, in realtà, a cosa facciamo riferimento? La parola non si perde nelle sabbie del tempo e venne utilizzata, ai suoi albori, per definire qualunquista la legittima richiesta di una condotta più sobria dell'estabilishment del paese, soprattutto più partecipativa e aperta. Poi arrivarono - c'erano sempre stati - i consiglieri regionali, locali, i parlamentari voltagabbana che rubavano e si definì anti-politica tutto ciò che faceva male alla politica.Non di certo chi contestava usi e costumi putrescenti. Oggi, come giustamente sostiene Giglioli, sarebbe opportuno parlare di anti-estabilishment per definire "una galassia di cittadini e movimenti poco propensi ad accettare gli attuali rapporti di forza sociali sproporzionati a favore di piccole élite".

Quando i tromboni tuonano contro l'anti-politica sarebbe opportuno chiedere se chi parla, anche a nome del partito, sia la politica. Se così fosse, bisognerebbe capire se "politici" si sono auto-definiti o vi è stato un sondaggio. Perché pochissimi giornalisti pongono l'accento sulla questione? Non è solo un rapporto sinergico tra significati e significanti bensì la definizione chiara di un sentimento che ha delle cause e degli effetti. Parlare di anti-politica è parlare di tutto e parlare, certamente, di niente.

Ancor peggio, poi, fanno quelle testate che rindondano di "movimenti anti-partitici" vittoriosi. Anche qui, chiariamoci, è un parlare mai scevro da errori. Un movimento partecipazione, focalizzato su un tema urgente ritenuto sottovalutato dai partiti. Interroga i partiti e pretende soluzioni adeguate al problema che segnala, vigilando sulla loro adozione.Non partecipa alle elezioni direttamente, ma persegue l’obiettivo di far inserire i propri temi nei programmi dei partiti. I partiti, invece, non lavorano su un singolo problema, ma su un programma pluri-tematico, per definire un modello sociale. Opera per cambiamenti strutturali e di medio-lungo termine e partecipa alle elezioni.Il Movimento 5 Stelle? E' giovane ed è ancora in una fase di transizione. Non è una colpa.

Infine - altri l'hanno fatto meglio di me - vi è una domanda che sollecita da secoli le riflessioni degli uomini: Che cos'è la politica? Certamente a questa attribuiamo condizioni di pace e sicurezza interna ed esterna ad un territorio oppure il loro contrario; garanzie di libertà o emarginazione; uguaglianza o disparità; Politica come elemento fondante e vitale della società civile. Come si manifesta? Nel modo più evidente e facile attraverso gli attori che la mettono in scena. Quello che fanno i politici? Comoda via d'uscita. Platone era convinto che tutti i regimi politici della propria epoca fossero costruiti sulla base delle opinioni e che non vi fossero governanti di professione, intesi come professionisti della aletheia (verità) in politica. Sappiamo, altesì, che la storia è stata costellata - oggi più di ieri - di professionisti a tempo pieno , eletti e uomini di partito, che vivono di e per la politica. Chi sostiene che la politica non è un mestiere o non dovrebbe esserlo, sbaglia. Certamente le esagerazioni e gli abusi di chi ricopre incarichi di potere alle volte fanno storcere il naso ma i fatti stanno così.

Sarebbe una buona occasione per lasciar lavorare i nuovi eletti e focalizzarci sul “senso di responsabilità”, connesso al principio di “etica della responsabilità”, qualità cardine d’ogni politico. Un agire che sia grado di coniugare fini, mezzi e conseguenze dell'agire e, in un senso più ampio, rispondere alla mancanza di senso, all'irrazionalità etica del mondo.

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