Emanuele Rigitano
Ego politico
24 Giugno Giu 2016 0949 24 giugno 2016

Referendum Brexit: la storia non si ferma, né per l'Uk né per l'Europa

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Bandiera logorata dell'Unione Europea. Foto di PeterBe su Pixabay licenza CC0 Public Domain

Con il Brexit pare che nel Regno Unito abbia vinto la democrazia. Nel bene come nel male. Nonostante il terrorismo mediatico e finanziario sul rischio Brexit. Nonostante l'omicidio della deputata laburista Jo Cox commesso da un fascistoide britannico.

Ora ci sono 2-3 anni di percorso per confermare questa scelta. Borse e mercati non sono contenti ma non è solo questo il problema. Altri Paesi europei potrebbero chiedere un referendum per uscire. Da noi leghisti e estrema destra ricominceranno a soffiare sul fuoco, dall'alto dei loro proclami sgonfi di progettualità.

Ma anche nello stesso Regno Unito le cose si complicano. Innanzitutto Cameron sta affermando che a ottobre ci sarà un nuovo primo ministro. Non quindi nuove elezioni ma un avvicendamento. Probabilmente sarà l'ex sindaco di Londra Boris Johnson, che ha puntato tutto sull'euroscetticismo. Cosa che fece lo stesso Cameron, salvo poi realizzare un accordo con l'Europa conveniente, così da riproporre un europeismo di facciata che non ha convinto i cittadini inglesi e gallesi.

Invece la Scozia si ritrova più europeista di prima, perché più nazionalista di prima. Probabilmente il partito progressista Snp chiederà un nuovo referendum per la separazione della Scozia dalla corona britannica, chiedendo contestualmente di restare nell'Unione Europea. L'obiettivo, stavolta, è più vicino rispetto al 2014 quando la secessione fu respinta.

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