Daniele Buzzurro
Mad Web
25 Giugno Giu 2016 2218 25 giugno 2016

Bambini su Facebook, no! Pedopornografia, diritto alla privacy e carattere debole dei genitori

No Bambini Su Facebook Appello Polizia Tedesca

Era diverso tempo che non tornavo su uno dei temi a me piu` cari di tutto il mondo di Facebook.

Sto parlando della parlando della presenza o meno delle foto dei propri figli - neonati o bambini che siano - sullo strumento social per eccellenza.

Molto le cose dette negli anni su questo tema, che vede alcuni (sempre meno) genitori favorevoli a mettere in mostra i loro piccoli ed altri (sempre piu`) contrari a questa decisione. Senza dare troppi giudizi, cerchiamo invece tutti di capire meglio cosa si rischia, dove si sbaglia, e quali sono le caratteristiche caratteriali di persone che fanno un gesto del genere, cosi` da poter essere utili a chiunque conosciamo nel comprendere meglio la situazione.

  • Pedopornografia su Facebook

Nel 2015 Panorama pubblicava una ricerca australiana scioccante che mostrava come piu` del 50% delle foto di bambini usate da chi commette questo tipo di reati sono prese dal mondo social. Questo non dovrebbe stupire troppo, vista la facilita` con cui si possono copiare fotografie ed immagini sulla Grande Rete.

Molti genitori tendono a minimizzare il caso specifico avendo in mente il classico pensiero base di questa tipologia di carattere, cioe`:

Si`, io certo che ci credo, sono cose che nel mondo succedono. Ma alle foto di mio figlio non potra` mai capitare. Sono cose rare che non succedono quasi mai.

Genitori, secondo i dati sbagliate ad avere questo pensiero, perche` potrebbe gia` essere capitato e voi neppure ve ne siete resi conto. Esiste una sorta di negazionismo di base nel mondo occidentale che assegna la tendenza a non credere a qualcosa che sembra estremo nel poter accadere fino a che quella cosa non e` ormai accaduta, e diviene troppo tardi per prevenirla. Qui rientriamo in uno di questi casi. Come segnalato anche da Il Fatto Quotidiano, a Febbraio 2016 la Polizia Postale ha effettuato diverse segnalazioni sul tema, cadendo pero` anch`essa nello stesso errore postando la foto di 3 bambini in uniforme. Questo esempio come i tantissimi altri di cui e` piena Internet non fanno altro che dimostrare come in Italia tutti possono fare gli stessi sbagli. Diverso il caso della Germania, dove ad Hagen la Polizia e` riuscita a far diventare virale un messaggio sul tema ben segnalato dall` Huffington Post.

  • Diritto alla privacy dei bambini

Ripartendo proprio dal caso di Hagen, emerge come i genitori che postano foto dei propri bimbi su Facebook non hanno attenzione al diritto alla privacy dei figli. Quelle che in un primo momento possono sembrare semplici ed innocenti immagini postate per puro fine di divertimento possono facilmente diventare, a medio termine, immagini che porteranno imbarazzo ai ragazzi man mano che crescono (dei pedofili abbiamo gia` parlato). Questo perche`, come un po` tutti dovremmo sempre sapere, Internet non dimentica davvero mai niente.

Preferibile sempre, quindi, ridere e stare bene insieme con le foto dei piccoli in famiglia, con i parenti, con amici e persone di nostra conoscenza che metterle in visione di sconosciuti - perche` questo sono molti dei nostri amici su Facebook per noi nella realta`.

Un messaggio, quello della polizia di Hagen, che ha superato i 7 milioni di visualizzazione e continua a salire sempre di piu`.

Anche perche`, in Francia, questo tipo di azione - postare cioe` foto dei propri figli su Facebook - e` gia` diventata un reato. I figli possono infatti denunciare i genitori per questo gesto effettuato senza il loro consenso, con una pena che raggiunge un massimo di 35mila euro o 1 anno di detenzione, e la cosa non e` affatto uno scherzo oppure un post su Lercio, ma e` davvero la realta`.

Come scritto anche su Mammastyle, d`altronde, ricordiamoci che questi piccoli hanno gia` una loro identita` anche se spesso non chiaramente ancora riconoscibile. Cerchiamo quindi di accordargli il diritto di decidere di non esserci, e di farlo quando potranno capirne davvero rischi e benefici.

  • Debolezza caratteriale del genitore

Paradossalmente, questo e` il tema che non mi da sorprese.

Come scritto ad Aprile 2015 che piu` recentemente a Febbraio 2016 da Simone Cosimi su Wired, pubblicare le foto dei nostri bambini su Facebook e` un gesto di debolezza caratteriale, che mostra al prossimo il basso livello di relazione - affettiva e/o professionale - che puo` / potra` intrattenere con noi.

Simone dice:

Ho sempre risposto che non c’entra perché la faccenda ruota intorno a una questione di principio. E le questioni di principio, si sa, o hai il fegato di portarle avanti o cadi come quasi tutti del pozzo della massificazione. Se mai avrò un figlio, questa la mia decisione, i miei amici di Facebook non ne vedranno mai il volto e forse non ne sapranno neanche il nome. E magari non sapranno neanche che l’ho avuto.

Ora non stiamo parlando della gia` citata privacy, ma di una questione di rapporti umani.

Nella vita esiste il rispetto, rispetto professionale, e rispetto morale ed affettivo. Come lo dobbiamo ai nostri partner di lavoro, lo dobbiamo anche a chi amiamo e ... tra questi, un nostro bambino e` uno dei principali protagonisti. Che rispetto avremmo per lui pubblicando su Facebook la sua foto? Un bambino e` un essere vivente allo stato iniziale della sua vita, che e` totalmente dipendente da noi in tutto e per tutto. Nostro compito e` farlo crescere nel migliore dei modi, e farlo stare bene. Non mostrarlo come un trofeo. Per rendere forte il nostro carattere agli occhi del prossimo non serve usare dei bambini, bastiamo noi, se valiamo davvero.

Per concludere, quindi mamme e papa`, attenzione, molta attenzione!

Attenzione alla pedofilia online su facebook, attenzione che le foto dei vostri bimbi non girino sulla Rete a livello mondiale, attenzione sempre e comunque a non decidere per vostro figlio su cose che un domani per lui potranno essere una sofferenza, solo perche` pensate che non ci sia niente di male, e ancora attenzione a tutti coloro che sentono una forte esigenza a partecipare alla vita social tramite non solo se stessi, ma tramite (quelli che per loro sembrano essere) strumenti funzionali a ad essere parte di una strana mostra di bellezza a cui neonati e bambini non hanno mai chiesto di partecipare.

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