Luca Barni
Banchiere di provincia
2 Luglio Lug 2016 1402 02 luglio 2016

Way out, tanto rumore per nulla

Bussola

Tanto tuonò che non piovve: perdonatemi, ma è stata troppo forte la tentazione di rifugiarmi in vecchi adagi quando ho saputo il numero esorbitante di BCC che si sono avvalse della clausola way out, contemplata dalla legge di riforma del Credito Cooperativo. Sembra che ben tre BCC abbiano deciso di far da sé e di chiedere l’autorizzazione a Bankitalia per uscire dal mondo cooperativo. Nessuna sorpresa per chi ha seguito in questo anno abbondante le vicissitudini della riforma.

Spiace dirlo, ma, ancora una volta, a pensar male ci si azzecca. Una considerazione semplice: quanto ha perso il Credito Cooperativo con le fuoriuscite? Poco, anzi pochissimo in termini di capitali e sportelli. Ma –cosa che mi preme di più-: quanto tempo abbiamo perso sulla faccenda way out? Tanto, anzi troppo

Del resto, già allora, ai tempi dell' “imboscata” di Luca Lotti al lavoro in team di Bankitalia con Mef e Federcasse, i numeri dei papabili (allora si ipotizzavano 14 potenziali fuoriuscite su circa 370 BCC) destavano qualche perplessità, ora generano più che ragionevoli sospetti. Spiace dirlo, ma, ancora una volta, a pensar male ci si azzecca. Una considerazione semplice: quanto ha perso il Credito Cooperativo con le fuoriuscite? Poco, anzi pochissimo in termini di capitali e sportelli. Ma –cosa che mi preme di più-: quanto tempo abbiamo perso sulla faccenda way out? Tanto, anzi troppo se poi, alla luce dei fatti, sono così numerose le BCC che scelgono di avvalersene. Senza dimenticare l’immagine falsata di un movimento spaccato che è passata sui media. E allora: il gioco valeva la candela? Mi pare proprio di no. E come me la pensa la giornalista de L’Espresso Claudia Cervini che, in un articolo pubblicato qualche settimana fa, ha parlato di trasformazione: da way out a way in.

Pur essendo io un liberale, convinto che sopra l’individuo non vi siano altre entità autonome e indipendenti dagli individui stessi, non mi sognerei mai di dire che 3 su 360 è democrazia; lo chiamerei, piuttosto, un privilegio bello e buono. I privilegi, nell’ancien regime, erano appannaggio di pochi; qui nemmeno di quattro gatti.

Dico questo perché, nel mondo della Cooperazione, si intende la democrazia nella sua accezione più vera; ossia sono i molti che decidono la via da seguire, a discapito dei pochi. Credo che il decreto legge dello scorso 14 febbraio abbia applicato il principio contrario: la via da seguire era solo a vantaggio di pochi, perché i numeri non sono un’opinione e 3 è un 3 e basta ... Tra l'altro, queste tre devono passare al vaglio di Bankitalia e non è detto, quindi, che tutte le richieste saranno ammesse. Pur essendo io un liberale, convinto che sopra l’individuo non vi siano altre entità autonome e indipendenti dagli individui stessi, non mi sognerei mai di dire che 3 su 360 è democrazia; lo chiamerei, piuttosto, un privilegio bello e buono. I privilegi, nell’ancien regime, erano appannaggio di pochi; qui nemmeno di quattro gatti.

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