Emanuele Rigitano
Ego politico
16 Luglio Lug 2016 1149 16 luglio 2016

Colpo di Stato Turchia ko: ecco i perché i militari hanno fallito

Erdogan
Erdogan Turkey Defends Press Crackdown - Foto di Democracy Chronicles via FlickR su licenza CC BY 2.0

Erdogan se l'è vista brutta. Sembrava un colpo di Stato solido organizzato dai militari, come ai vecchi tempi, invece per ora è sembrata più una rivisitazione dell'Operazione Valchiria.

L'esercito ha subito cercato di attivare azioni startegiche in stile tradizionale, ha però sottovalutato il riflusso della reazione. Erdogan non è un dittatore arivato al potere tramite un colpo di Stato ma un leader di partito che è stato votato da una gran quantità di citadini turchi. Molti dei quali straconvinti sostenitori del presidente turco. Convinti che la Turchia debba diventare uno stato a trazione islamica, cosa da sempre avversata dall'esercito, il cui spirito è erede del padre della patria turca, Mustafa Kemal.

Kemal Ataturk non fu un difensore della democrazia bensì della laicità dello Stato, voluta per creare una moderna Turchia più vicina al mondo occidentale che a quello medio orientale, e dell'unità nazionale. I militari rivendicavano questo ma evidentemente erano pochi ad essere convinti del successo di questa operazione: la profezia che si autoavvera.

Probabile non sia stata un'operazione frettolosa ma organizzata da tempo, il fatto che sia arrivato il tentato golpe il giorno dopo la strage di Nizza non la considero una coincidenza. Il 14 e 15 luglio il Segretario di Stato Usa John Kerry e il ministro degli Esteri Serghei Lavrov si sono incontrati a Mosca.
Sia Stati Uniti che Russia non erano contenti dell'andamento della democrazia zoppa anatolica creata da Erdogan. Non tanto per la qualità della democrazia bensì per certe iniziative da arrogante califfo.

La Turchia sta diventando uno snodo internazionale importante: una posizione di controllo del Bosforo (dove si entra nel Mar Nero e in Crimea, da poco regione ucraina sotto il controllo della Russia), gasdotti che passano sotto il terreno, uno dei membri Nato militarmente più attrezzati, interessi economici sempre più imponenti. La questione curda, l'appoggio all'islam più radicale, gli attentati e il rischio Isis, assieme alle operazioni in Siria dove la Turchia è entrata a gamba tesa anche contro la Russia sono tutte situazioni d'allarme che hanno favorito il tentato colpo di Stato anche con l'ok internazionale. Che però formalmente si dice contro, in questo modo se Erdogan resta non saranno visti come degli attentatori della democrazia turca.

L'esercito turco non è più forte e unito come un tempo, la missione di Erdogan è stata di smantellare progressivamente il sistema che avrebbe potuto farlo fuori e che comunque ha tentato nonostante i suoi sforzi. Capi militari arrestati e processati, assieme a giornalisti e magistrati, altro potere a garanzia della Costituzione kemalista.

I militari golpisti non hanno cercato di aggregare le forze anti Erdogan, hanno probabilmente agito in solitudine sopravvalutandosi. Nemmeno il Chp, il partito Repubblicano del Popolo erede del partito unico creato da Mustafa Kemal Ataturk, ha dato un appoggio formale. La volontà di unità nazionale turca non ha permesso nemmeno alcun accordo con i curdi, ormai politicamente sempre più forti in Turchia, dove hanno importanti consensi nel Sud Est, come nel nord della Siria.

Un piano organizzato su più fronti avrebbe probabilmente portato al sucesso del colpo di Stato e alla fine dell'era Erdogan. Sì, ok...ma dopo? Il punto è quello: come smantellare il consenso verso Akp, il partito islamista di Erdogan che sta sul 50 per cento, con un governo di transizione appoggiato dai militari?

Per ora quel che rimane sono i morti e la reazione di Erdogan, che invita ancora i cittadini a stare per strada e far sentire la loro opposizione al golpe. Le opposizioni non riescono a trovare accordi, troppo differenti gli obiettivi politici.

Twitter: ema_rigitano

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