Giacomo Properzj
Largo ai vecchi
18 Luglio Lug 2016 1154 18 luglio 2016

Il caos nel quale viviamo

Erdogan
In foto: il presidente Erdogan

La settimana appena trascorsa ha riservato un impressionante seguito di vicende drammatiche come mai, fino ad ora, era stato possibile registrare. Persino l'affogamento di 20 sciagurati migranti è passato quasi inosservato di fronte a vicende spaventose come l'attentato in Bangladesh con i morti italiani, lo scontro dei treni in Puglia con 23 morti e 50 feriti, l'attentato a Nizza con 84 morti e più di 200 feriti, il mancato putch in Turchia con più di 200 morti e migliaia di arresti non ancora terminati per finire con l'uccisione a Baton Rouge con la morte di 4 poliziotti e un attentatore salvo feriti ecc.

Dunque con l'estate si scatenano gli attentati e il terrorismo: non tutti sono organizzati dalle stesse entità e non tutti partono da medesimi obiettivi poichè a Nizza l'attentatore agisce isolato anche se emergono sempre più contatti con l'estremismo islamico della Tunisia, a Dacca gli assassini sono i comoponenti di un'associazione tra figli di membri della buona borghesia locale. A Baton Rouge è il frutto di una guerra civile strisciante a sfondo raziale tra afroamericani e polizia.

Ma la situazione più preoccupante dal punto di vista della politica internazionale e dell'accentuarsi di una crisi generale nei rappori tra gli stati è in Turchia. La Turchia, membro fino ad oggi fedelissimo della NATO, va, è inutile negarlo, spostandosi su di una posizione filoislamica molto pericolosa dato il suo peso militare come dimostra il fatto che detenga per conto della NATO un certo numero di basi atomiche. Non è un caso che i rapporti con gli Stati Uniti si stiano quanto meno raffreddando e si presenti tra pochi giorni la patata bollente dell'estradizione dell'imam Fethullah Gülen che i turchi denunciano come l'ispiratore del tentativo del colpo di stato. Come sempre gli equilibri politici di questi Paesi semidemocratici sono instabili e difficili da comprendere ma se il recente golpe ha un senso sembra sia sfumata l'eredità pluralistico militare del generale Ataturk: l'esercito è diviso e non è più in grado di far fronte alle masse eccitate dall'islamismo.

Coloro che in Italia volevano portare la Turchia all'interno della Comunità europea tacciono esterrefatti e la stessa Turchia non sembra rinnovare la domanda di ingresso: pare a loro più comoda una posizione ricattatoria che faccia riferimento ai profughi che a milioni riescono a bloccare sul loro territorio in condizioni di miseria materiale e morale per cui costoro diventano facilmente preda di qualsiasi ideologia estremista e forniscono volontari alla causa jihadista. E' opportuno notare che la Germania ha già al suo interno molti milioni di lavoratori turchi che fino ad ora non hanno dato alcun problema nè politico nè sociale ma il veleno estremista anche qui, anche qui, può svilupparsi e la reazione degli elettori tedeschi può rapidamente allinearsi a quella degli elettori austriaci i quali, tra l'altro, dovranno votare di nuovo per il presidente della repubblica e non vi è chi non possa capire che il minimo scarto con cui era stato eletto il presidente "verde" Van derr Bellen potrebbe, data la situazione, modificarsi anche perchè oggetto del ricorso era il voto per corrispondenza.

Insomma avremo modo di vederne delle belle e sperare che il famoso "Stellone d'Italia" funzioni ancora una volta (per la verità non l'ha mai fatto) e la mediocrazia (da mediocrità) che ci governa ci salvi dalle situazioni più terribili anche controllando meglio la tecnologia delle concessioni ferroviarie.

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