Alessandro Sannini
La nota
20 Luglio Lug 2016 1220 20 luglio 2016

1707 Aziende Pronte per operazioni di Capital Markets in Veneto

Economic Reboot
1707 Aziende in Veneto Pronte per i Mercati di Capitali

Sono 1707 le aziende venete che potrebbero emettere Minibond censite attraverso elaborazione Aida ( Bureau Van Dick ) con rating score da 5 a 7 con oltre €20 milioni di euro di ricavi che potrebbero emettere minibond e fare altre operazioni sui mercati di capitale. Sono tutte società per azioni dei settori più disparati.

In questo campione andiamo ad individuare il breakdown tra Debiti ed Ebidta necessario per capire una forma di malcostume che è tipico dei nostri territori. Più si cresce, quindi più si alza il fatturato più si fa richieste di linee di credito al sistema bancario. Questo tipo di analisi è la chiave di lettura di una forma di ‘impreparazione’ culturale dell’imprenditore che non avendo idea che ci siano sistemi alternativi di finanziamento continua la richiesta di debito al sistema bancario, caricandosi così di oneri finanziari. Nella costruzione del campione di queste aziende venete si è cercata la soglia di oltre 20 milioni di euro di fatturato per trovare la parte più rappresentativa di PMI che potrebbero risultare interessanti per investitori stranieri. Ne esiste comunque una porzione tra 5 milioni e i 10 di fatturato che possono essere interessanti.

Dunque, il problema delle PMI Venete anche in questo campione di 1707 è sicuramente l’indebitamento pur essendo dei business sani e con crescita

La soluzione quindi in questo caso per le aziende venete per affrontare la debacle delle banche regionali Veneto Banca e Popolare di Vicenza è quella di iniziare a disintermediare dal sistema bancario mediante l’emissione di obbligazioni quotate ( volendo sfruttarne i vantaggi fiscali ) e non solo sia plain vanilla che convertibili anche se in un mondo aziendale piuttosto padronale l’idea di avere soci sia di mercato che fisici può non piacere a qualcuno.

La patologia principale che ha un influsso importante sulla scelta di disintermediare attraverso ‘ nuovi strumenti di finanza alternativa’ si evince) è che in Veneto esiste questo strano concetto aziendalistico. Sul campione di 1707 sono solamente 59 che hanno emesso obbligazioni anche verso soci oltre l’esercizio, in questo campione ovviamente ci sono già le venete che hanno emesso Minibond.

Che più è alto il ricavo dalle vendite più si ci affida a indebitamento bancario esagerato. L’allarme è quello di vedere uno scarsissimo utilizzo di obbligazioni e obbligazioni convertibili sia entro e oltre l’esercizio. Anche in aziende definibili come medio-grandi l’utilizzo di fonti alternative di finanziamento è davvero minimale. In un economia meno banco centrica come quella anglossassone il risultato è invertito. Molte di queste potrebbero emettere facilmente dei Minibond, quindi non passando per la Consob, oppure lanciarsi anche sul mercato un po’ più retail quindi con Corporate Bond distribuiti attraverso le banche anche ad investitori privati non qualificati né professionali .Non andiamo a verificare gli asset di proprietà e gli azionisti.

Ma di certo, non funziona più il principio del ‘ piccolo è bello’. Oltre a dati economici interessanti le aziende venete sono deficitarie di compliance e di organizzazione.

Cosa succede se il sistema bancario smette per una crisi sistemica ulteriore di alimentare il debito delle aziende? Cosa succede se le banche regionali come Veneto Banca o Popolare di Vicenza dopo avendo razziato piccoli e grandi risparmiatori per qualche motivo decidono di chiedere frettolosi rientri a tutte queste ‘ megafabbriche’, il sistema produttivo può se non si corre ai ripari avere un forte sconquasso. Quindi è ora gradualmente, visto che di aziende ‘sane’ con export e con voglia di crescere, di uscire dalle banche. La cosa allarmante è il rapporto che c’è tra gli Ebitda, i ricavi di vendite e l’indebitamento.

Ma qual è quindi la fotografia dell’impresa tipo per l’emissione di Minibond potenzialmente interessante per fondi istituzionali italiani ed esteri? Ma di certo, non funziona più il principio del ‘ piccolo è bello’. Oltre a dati economici interessanti le aziende venete sono deficitarie di compliance e di organizzazione.

La prima cosa è sicuramente il fatto che è necessario che la società sia un Società per Azioni con il bilancio certificato. Oggi una Società per Azioni si costituisce con capitale minimo di €50 mila ed è un buon biglietto da visita iniziale per gli investitori e sottoscrittori. Ovviamente sarà necessario che l’infrastruttura dell’azienda stessa sia ‘presentabile’ a livello di governance. La seconda è che sia di un settore interessante. In Veneto si può andare da tutto il mondo del vino e al beverage , alla meccanica , ai servizi e a all’industria pesante. Queste nuove prospettive potrebbero alimentare il bisogno di professionalità nuove e di operatori nuovi e che anche ad esempio anche la regione veneto faccia la sua parte con ad esempio con il fondo per Minibond che era in raccolta con le BCC e Veneto Sviluppo S.p.A che dovrà essere un qualcosa di mercato.

Emettendo Minibond, si otterebbe il vantaggio di passare linee di credito tradizionali a linee di credito market based, creando un vero e proprio mercato ripulendo fra l’altro le centrali rischi. I Consigli d’Amministrazione , i CFO e le proprietà delle aziende venete sono ancora illuse che non sia cambiato nulla. In realtà il mondo è proprio cambiato. Ed è una situazione trasversale identica sia per le piccole imprese che le grandi imprese. Molti infatti sono impauriti da questo mondo nuovo per i costi dei minibond, che a loro parere non sono competitivi come le banche. Allo stato attuale, ma in questo momento potrebbe essere vero, ma alla lunga, questo potrebbe cambiare. I Minibond e tutta la gamma dei nuovi strumenti di finanza permettono di avvicinarsi agli investitori , di uscire allo scoperto.

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