Marco Viviani
Tecnopinioni
20 Luglio Lug 2016 1809 20 luglio 2016

E infine ci chiederemo “Cos’è Pokemon Go?”

Pokemon

Funziona così: c'è un tema che cattura l’opinione pubblica, come una specie di epidemia, un virus mediatico. Tutto l'ambiente giornalistico, nessuno escluso, ne viene contaminato. Il fenomeno è generalmente ascrivibile all'attrazione di massa per qualcosa di profondamente superficiale, cioè capace di dirci qualcosa di vero sulla società però con l’inquietante velocità di una micosi. A questo punto scatta quello che io definisco il querygiornalismo mascherato, cioè coloro che pensano di contare qualcosa nel flusso infinito di commenti, che credono di essere dei gatekeeper, si spaccano in due fronti ancora più irrilevanti rispetto all’insieme: gli anticonformisti e gli anti-anticonformisti. Una nostra specialità. I primi sostengono, non del tutto a torto, che una cosa stupida resta stupida: com’è possibile che dei 50enni scendano di corsa dall’auto per andare a catturare un coso virtuale che appare soltanto sullo smarphone, deciso da un algoritmo più stupido di loro? Gli altri invece criticano questo atteggiamento, considerandolo snob, raccomandando la lezione postmoderna della fine dell’alto-basso. Il gusto pop regna sovrano. Che bello il desiderio di essere come tutti.

Ovviamente hanno tutti ragione e tutti torto. Perché, vi chiederete. La ragione dell’assoluta ininfluenza di un dibattito del genere è che sui giornali che state leggendo tutti ne scrivono per uno scopo molto più prosaico: fa visite. Il motore di ricerca premia i trend, e non scrivere di quel trend significa avere meno click, che si traduce in un valore pubblicitario inferiore delle pagine. Insomma, del fenomeno sociale pop-cretinoide non gliene frega niente a nessuno fra coloro che avrebbero la possibilità di definirlo per quello che è (ad esempio spiegando come fanno le aziende a inventarsi cose del genere, e perché sono gratuite) visto che a pagare il loro stipendio - se così vogliamo chiamarlo - è proprio questo meccanismo misterioso e autoalimentante del fenomeno virale e sociale di cui il giornalista non è creatore, né giocatore, né testimone speciale, né recensore, né analizzatore, né filtro, né critico. È soltanto un bieco sfruttatore.

Ovviamente ci sono le sfumature, e ci sono giornalisti che sono talmente entusiasti di poterne scrivere che si convincono pure che a loro piaccia davvero l'oggetto in questione e scrivono commenti realmente appassionati per prendersela con l'altra fazioncina con la quale finge di detestarsi - questa settimana - intendendosela e strizzandosi l'occhiolino quando si vedranno tirando di gomito alla prossima conferenza stampa o convention. Perciò in onore dell'unica ragione per cui tutti scrivono di Pokemon Go, cioè l'esistenza di tutti quelli che non scrivono e manco leggono essendo troppo impegnati a giocare senza certo chiedersi se piace o meno al commentatore di turno, viene la tentazione di una scorpacciata colossale, una pantagruelica azione suicida in stile Ferreri per dire addio a questo mestiere ormai sulla via dello screditamento totale.

Sono molti i titoli, infatti, che mancano alla chiave di ricerca “Pokemon Go”, e sarebbe un peccato sprecare tutti questi click. Eccone alcuni:

Sesso e Pokemon Go
Pokemon Go e la causa palestinese
Pokemon Go e Brexit
Le migliori ricette di spuntini all'aria aperta per giocare a Pokemon Go (comprese di speciali per vegani e celiaci)
Qualche pezzo semiotico tipo Pokemon Go e Kant
Un nuovo classico, “la profezia di” con scelta limitata a Umberto Eco, Oriana Fallaci e Gianroberto Casaleggio
Pokemon Go e la fisica quantistica
Pokemon Go e l'evoluzione della specie
E poi il complottismo che dà sempre grandi soddisfazioni:
Pokemon Go e le scie chimiche
Pokemon Go e i rettiliani
Pokemon Go e la teoria degli Illuminati
Pezzo geopolitico: Pokemon Go e il Califfato
Pokemon Go da incubo
Trova l'anima gemella con Pokemon Go.

Io mi tengo l’ultimo, quello che scriverò nel 2017: "Cos'è Pokemon Go?".

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