Roberto Zichittella
Va’ pensiero
20 Luglio Lug 2016 0749 20 luglio 2016

La Francia disunita di fronte al terrore e il rischio di guerra civile

Dopo la strage di Nizza la Francia è più che mai un Paese sull'orlo di una crisi di nervi. Soprattutto, è un Paee disunito. Addio "concordia nazionale". Adieu alla "union sacrée" evocata dopo gli attentati del 13 novembre. La folla fischia il primo ministro Manuel Valls durante la cerimonia in ricordo delle vittime sulla Promenade des Anglais di Nizza. Gli urlano addirittura "assassino". E lui, stanotte, alla Assemblea nazionale, durante la votazione che ha esteso di altri sei mesi lo stato di emergenza, ha ripetuto quelo che dice da tempo: "Ci saranno altri attentati, moriranno altri innocenti".

Di fronte al nemico, la politica si divide. La popolarità del presidente Hollande precipita, il suo predecessore Sarkozy rialza la testa e va in televisione per criticarlo dicendo "non voglio andare a un funerale ogni tre mesi". Anche un politico di solito moderato, l'ex premier Alain Juppé, sindaco di Bordeaux, non risparmia le sue critiche al governo. Il clima da campagna elettorale non aiuta l'unità. In settembre si svolgeranno le primarie del centro destra e fra 10 mesi si svolgeranno le elezioni presidenziali. Tutti pensano già al dopo Hollande, la cui rielezione appare sempre di più una "missione impossibile". Marine Le Pen, leader del Front National, tiene un profilo più basso, forse nella speranza di raccogliere i frutti di queste polemiche.

La Francia è sotto stress. E suonano sinistre le parole pronunciate un mese fa da Patrick Calvar, il capo dei servizi segreti (DGSI), davanti alla Commissione d'inchiesta parlamentare sugli attentati del 13 novembre. "Siamo al limite della guerra civile", ha detto Calvar, aggiungendo che la Francia potrà ancora reggere per uno o due attentati, poi sarà inevitabile un conflitto. Si teme soprattutto la reazione dei gruppi estremisti di destra, che potrebbero colpire la comunità musulmana. E' un timore che manifesta anche Christophe Barbier, direttore del settimanale "L'Express": "Un attentato di vendetta contro la comunità musulmana francese sarebbe il peggio del peggio che può capitare alla Francia".

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook