Antonio Murzio
Cronache murziane
26 Luglio Lug 2016 1633 26 luglio 2016

Andrea, il ragazzo guarito dal tumore che regala sorrisi agli orfani di tutto il mondo

Andrea Caschetto

«Daudi vivo grazie a noi. Finalmente ho conosciuto il campione! A cinque mesi dalla sua operazione alla testa! L'operazione è stata finanziata a gennaio da noi della pagina Andrea Caschetto con una raccolta fondi durata qualche ora. Grazie mille a tutti voi che non solo ricevete i nostri sorrisi, ma avete già scelto di darmi fiducia in tutte le occasioni. La vita di questo bambino è anche merito nostro! Africa Milele ci aveva lanciato l'appello e noi abbiamo risposto alla grande! Daudi non ha la vista ma ama la musica, così sono venuto a portargli uno dei flauti che mi hanno regalato nella mia città per distribuirli ai bambini! Un abbraccio per Daudi e tutti noi! Viva la vita».

Andrea Caschetto, 26 anni, ha postato la bella notizia sulla sua pagina Facebook pochi giorni fa. E questa volta, il giovane ragusano che da piccolo voleva fare il magistrato per combattere la mafia, ma a quindici scoprì di di avere un tumore al cervello, l’entusiasmo è alle stelle. In parte Daudi gli ha fatto rivivere l’origine della sua storia di oggi. Andrea, infatti, non ha più fatto il magistrato ma, zaino in spalla, da alcuni anni gira il mondo regalando il sorriso ai bambini di tutto il mondo. Insieme alla sua inseparabile “compagna”, “Cicatrice”, il lungo e indelebile segno che gli attraversa tutto il lato sinistro della testa, testimonianza dell’intervento a cui fu sottoposto all’istituto neurologico Besta di Milano e che gli salvò la vita, e che lui mostra orgoglioso.

E’ lui stesso a raccontare la sua storia: «”Andrea, hai un tumore nel cervello”. Quando sentii quella frase, non ebbi paura. Forse perché avevo solo 15 anni, forse perché avevo la testa altrove. Scappai di notte dal mio reparto con il camice bianco per andare in una sala a guardare una partita di calcio in televisione. Era quella la mia unica paura, il risultato di una partita. Quella notte fu la mia ultima notte piena di ricordi».

«Fui operato il 2 novembre 2005 dal professor Francesco Dimeco e dalla sua equipe», continua a raccontare. «L'operazione era difficile, rischiavo di perdere la parola o qualcosa in più. Mi chiedevo, scherzando, perché avessero deciso di operarmi proprio una data che puzzava di morte. Fra gli amici e i parenti ero l'unico che ci ridevo su. Mi misero sotto i ferri. Il risveglio fu più difficile del previsto, avevo la difficoltà nell'esprimermi, nel mandare segnali di comprensione. Iniziai a farmi portare per quell'ospedale sulla sedia a rotelle, poi anche in città. Le persone mi fissavano, ma quando muovevo la testa per guardarle, automaticamente toglievano lo sguardo. Prima dell'operazione non studiavo mai ma avevo voti altissimi. Seguivo per bene le lezioni e non avevo bisogno di fare esercizi a casa. Dopo mi ritrovai smemorato e con una concentrazione pessima, non memorizzavo più niente. Il cortisone mi fece diventare un cocomero e mi ritrovai ad essere senza pretendenti».

Fino ad allora, infatti, Andrea aveva riscosso un discreto successo con le ragazze. «Dopo l’intervento, tutte le ragazze che mi corteggiavano in precedenza mi dicevano che ero bello per il carattere, ma dopo l'operazione si dissolsero nel nulla». I postumi dell’intervento ebbero conseguenze soprattutto sulla memoria del quindicenne Andrea: «Andai tutti i giorni a fare lezioni private di tutte le materie, i dati che mi spiegavano morivano la sera con il mio sonno. Notti che da allora le passo senza sogni, o forse, dimentico anche loro. Persi quell'anno scolastico, perché i professori pensarono che ne volessi approfittare, che la mia memoria era una scusa perché mi seccava studiare, chiamarono la mia operazione all'emisfero sinistro, un piccolo “interventuccio”. Tutti iniziarono a chiamarmi “memoria zero”, adoravo quel soprannome. Ogni cosa triste veniva dimenticata. Fu straordinario come in quell'estate vari professori del liceo di altri corsi, mi contattarono, invitandomi a ripartire con loro. Che avremmo trovato insieme un metodo per non farmi vedere lo studio come impossibile. Così feci, cambiai corso e iniziai a svolgere le interrogazioni a piccole dosi e i compiti con le formule davanti. I nuovi professori mi volevano bene. Pian piano svanì il mio sogno di diventare magistrato per combattere contro la mafia, perché fare giurisprudenza in questo modo non era la soluzione ideale. Quattro anni dopo sono venuto in Africa per la prima volta. Al mio ritorno in Sicilia ero sorpreso, mi ricordavo tutti i volti dei bambini, le attività che avevamo fatto, le emozioni provate. Così ho iniziato a chiedermi il perché di questi ricordi. Ho scoperto grazie a Gianni Golfera, che tutto ciò che colpisce i nostri sentimenti rimane per sempre nella memoria a lungo termine. Così ho iniziato a memorizzare con le emozioni e le immagini. Con questo metodo ho preso una laurea e un master e ho recuperato una buona parte della memoria».

Dopo la prima esperienza in Africa, il diciannovenne Caschetto decide di intraprendere il giro del mondo per gli orfanotrofi: «Ancora oggi ci sono città del mio viaggio che non mi ricordo come si chiamano, ma pazienza, l'importante è ricordarsi come fare ridere e divertire i bambini».

Andrea dice di aver perso il conto di quante strutture ha visitato finora: «Anche perché», spiega, «sono molte quelle dove non mi fanno entrare perché non vogliono che qualcuno veda veramente quello che accade lì dentro. Ma ho contato tutti i bambini con cui ho fatto attività: sono oltre 8mila. Sono stato in Paraguay, Bolivia, Perù, Ecuador, Sri Lanka, India, Nepal, Thailandia, Cambogia, Uganda, Ruanda, Repubblica Democratica del Congo Vietnam, Emirati Arabi, Brasile, Colombia, New York, Etiopia,”.

Finora il viaggio di Andrea per gli orfanotrofi del mondo è stato “low cost”: «Ho fatto dei calcoli: avrò speso poco più di di 4mila euro. Prenoto i voli, scegliendoli non in base alla destinazione, ma in base al prezzo e sempre last minute. E quando sono sulk posto mi muovo a a piedi, o con l’autostop. E in cambio di vitto e alloggio offro il mio lavoro». E per farsi comprendere? «Parlo inglese, spagnolo e un pochino di portoghese. Ma il modo migliore di comunicare con i bambini è uno solo: usare il linguaggio dell’amore».

Andrea e “Cicatrice”, quando tornano in Italia, girano per le scuole di tutta la Penisola, per raccontare la loro storia: «Ecco, se proprio dovessi esprimere un desiderio, mi piacerebbe trovare uno sponsor che in quelle occasioni mi paghi la benzina!».

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