Daniele Grassucci
Dopo Skuola
29 Luglio Lug 2016 1359 29 luglio 2016

Marina Joyce e il mistero della youtuber: ma non siamo stufi di avere paura?

Mj2

Viviamo tempi difficili. Le strade e le piazze dei paesi europei, un tempo sicure e tranquille, oggi non possono più dirsi tali. I pericoli sono ovunque, anche su YouTube. È il caso di Marina Joyce, vlogger londinese di bella e bionda apparenza con un seguito di un milione e trecentomila iscritti al suo canale. Intorno alla ragazza, che dà consigli su come vestire per un appuntamento e altre cosette che riguardano il mondo teen, è scattato un allarme il 27 luglio scorso. Sui social non si è parlato d’altro fino a qualche ora fa, tanto che l’hashtag #SaveMarinaJoyce è diventato di tendenza in pochissimo tempo su Twitter. Per milioni di ragazzini la ragazza sembrava essere stata rapita, sequestrata e obbligata a fare filmati fingendo che tutto fosse ok. Da chi? Da gentaccia senza scrupoli, forse da quelli di Daesh, che nella capitale inglese ci stanno eccome. O magari da un ex fidanzato violento. Fatto sta che i video che provano il suo dramma e la “spietatezza” dei suoi aguzzini sono su YouTube, commentati da ragazzi spaventati i quali, presi dal panico, hanno pure avvertito la Polizia di Enfield. L’ultimo, la pietra dello scandalo, si intitola “Date outfit ideas”.

Ora: andate a vedere il video e poi ditemi se questa non è o una trovata pubblicitaria della stessa Joyce o, addirittura, nient’altro che niente (ipotesi più probabile). Perché nei video questa biondina non fa altro che guardare un po' la videocamera e un po' fuori, dove prevedibilmente sta uno schermo per l'inquadratura e non un aguzzino che la obbliga a dire e a fare delle cose. Certo viene il dubbio che per comportarsi in questo modo, una persona sana di mente dovrebbe proprio essere minacciata da qualcuno. Ma il punto non è questo, e neppure che i poliziotti britannici davvero siano andati a rassicurarsi che la tipetta stia bene (sta meglio di noi, per la cronaca). La questione vera è un'altra.

Diciamo che questo di Marina Joyce altro non è che un esercizio di stile sull'idea di paura adeguato ai tempi e tecnologia. Tanti miei coetanei ricorderanno sicuramente il film The Blair witch project uscito anni fa e che aveva giocato su uno spartito simile, ma senza appoggio dei social network. Qui il gruppo, anzi la comunità, ha avuto un ruolo fondamentale nel dare credito a una balla enorme o a un equivoco altrettanto gigante. Forse questo si deve al rapporto che si viene a creare con il proprio idolo, che nel nostro caso è questa Marina Joyce, il quale rispetto al passato, cioè ai tempi in cui c'era una barriera netta e insormontabile tra star e fan, può rispondere e interagire con tutti i suoi piccoli follower creando un rapporto quasi affettivo. Basta un clic.

Nota finale. Per rimanere nell'universo social, nelle ultime sei settimane il Safety Check di Facebook è stato azionato cinque volte: a Orlando, a Istanbul, a Nizza, a Monaco, ad Ansbach. In novembre a Parigi e a Bruxelles. C'è davvero voglia di manifestare la paura per un pericolo da nulla, come se non ce ne fossero già abbastanza?

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