Luca Barni
Banchiere di provincia
30 Luglio Lug 2016 1350 30 luglio 2016

BCC, tutti (o quasi) per il gruppo unico. Dove sono finiti i gufi?

Futuro

Spendo qualche riflessione a seguito del convegno di Federcasse tenutosi la scorsa settimana a Milano. A tenere banco, come scontato, l’attuazione della riforma; quindi, per quello che compete al mondo cooperativo, l’assetto che le BCC si dovranno dare nei prossimi anni. Mi sono chiesto nell’occasione: dove sono finiti i gufi, quelli che hanno fatto ballare per un anno e più il tavolino delle polemiche intorno alla riforma? Se alle parole le persone serie fanno seguire i fatti mi chiedo perché nel convegno una sola mano (quella del rappresentante del trentino) si sia levata contro il gruppo unico.

Se alle parole le persone serie fanno seguire i fatti mi chiedo perché nel convegno ( di Federcasse a Milano) una sola mano (quella del rappresentante del trentino) si sia levata contro il gruppo unico.

E mi sono chiesto anche perché siano in tre (su oltre 360) le BCC che hanno dimostrato di voler levare le tende e di sfruttare la clausola way out. E di queste mi sono chiesto perché una sola in Lombardia, una BCC che, guarda caso, è stata recentemente interessata da un’ispezione. E le altre due? Mi sono chiesto perché fossero toscane, proprio toscane… chissà. A stimolarmi queste domande ha concorso anche la lettura del bel post del presidente di Confcooperative Maurizio Gardini pubblicato sulla testata diretta da Lucia Annunziata. Gardini – lo voglio ricordare– è stato fra le voci più critiche sul decreto governativo di febbraio sulla riforma del Credito Cooperativo. A Gardini i miei complimenti per l’intervento e l’augurio di poterlo leggere spesso. Efficacissimo l’aggancio fatto alla Brexit, separazione che in casa BCC ha la consistenza risibile di cui sopra.

“Chi aveva paura di un'emorragia inarrestabile deve imparare una lezione di realismo e forse anche di maggiore rispetto del movimento cooperativo” Maurizo Gardini - Presidente Confcooperative

“Chi aveva paura di un'emorragia inarrestabile deve imparare una lezione di realismo e forse anche di maggiore rispetto del movimento cooperativo” –scrive Gardini che, da subito, aveva dichiarato di abbracciare l’opzione del gruppo unico. E che, adesso, alla luce dei numeri dimostra che non è più tempo per la BCC solitaria, al di fuori di una rete comune con la consorelle. Le parole di Gardini non si prestano a fraintendimenti: “Non c'è spazio per tanti movimenti cooperativi in Italia. Le prospettive che sono difficili per uno potrebbero diventare proibitive per più di uno”. Il ragionamento non fa una grinza, perché “rinunciare all’occasione di un’integrazione più larga per le cooperative è sempre un errore”. E –mi permetto di aggiungere io- è anche poco cooperativo perché chiudersi in sé preclude quelle opportunità su cui il mutualismo, invece, ha costruito la sua ragione d’essere. Concludo tornando al convegno di Federcasse, dove all’applausometro ha vinto l’intervento dell’economista Stefano Zamagni, che non le ha certo mandate a dire: “ è da idioti pensare che, in economia, il duopolio sia migliore del monopolio”. Più chiaro di così.

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