Rosario Pipolo
L'ambulante
8 Agosto Ago 2016 0700 08 agosto 2016

Da Nizza a Charleroi, vacanze grigie tra terrorismo, golpe "di cartone" e semi di follia

Asterix Obelix Contro Terrorismo
Illustrazione di Alexsandro Palombo

Questa non è un'estate come le altre. Il terrorismo ha ridisegnato la mappa dei nostri spostamenti vacanzieri, settimana dopo settimana. Chi cammina per strada ipnotizzato dallo smartphone non deve per forza appartenere al popolo di PokemonGo, divertissement instancabile della caccia all'animaletto.

C'è chi tiene gli occhi appiccicati allo smartphone perché lo schizzo di un trend topic su Twitter fa scattare l'alert da un mese a questa parte: dallo sputo terroristico su #Nizza al primo golpe militare in #Turchia raccontato dai social; dal seme della follia della strage di #Monaco di Baviera o dell'accoltellamento di una donna americana a #Londra, fino all'attentato suicida di #Baghdad di fine luglio, che ha avuto meno risonanza social e, non per questo deve farci azzardare che i morti innocenti appartengono ad una determinata geografia politica.
I "nuovi inviati di guerra" siamo noi con lo smartphone tra le mani e, attraverso una diretta via Periscope o Facebook dal luogo della calamità, possiamo provare a raccontare, incluso il set cinematografico del golpe militare dell'estate turca.

Il prete sgozzato lo scorso 26 luglio nella chiesa vicino Rouen, ci ha persuasi che in Francia è in corso una guerra e che l'hashtag più lungo di quei giorni, #SaintEtienneDuRouvray appunto, conferma che la mano dell'ISIS continua ad agire senza sosta e non ha intenzione di andare in vacanza. Lo dimostra la sparatoria al commissariato di #Charleroi al grido di "Allah Akbar", in Belgio, dello scorso weekend.
Si tratta di una guerra religiosa? Papa Bergoglio ci rassicura di no così come migliaia di musulmani che, nell'ultima domenica di luglio, si sono recati in chiesa in segno di solidarietà dopo le barbarie di Rouen, facendo schizzare sul Twitter d'oltralpe l'hashtag #NousSommesUnis.

Superato il luogo comune dei social network come giostra del cazzeggio, abbiamo visto con #RechercheNice - figlio legittimo del #RechercheParis dello scorso novembre - come un hashtag possa contribuire alla ricerca dei dispersi di una strage. I social network hanno riscritto "Liberté, Egalité, Fraternité" con l'aggiunta di solidarietà e ancora giacciono nei fondali della timeline di Twitter le foto di chi non è tornato più a casa, dai nostri connazionali al bimbo che ha lasciato orsacchiotto e secchiello sulla spiaggia del lungomare di Nizza, in quella che purtroppo resterà il fotogramma simbolo di quest'estate amara.

Quanto varrà l'ingorgo di selfie in vacanza che straripano tra Facebook e Instagram? Quanto varranno i soliloqui e i ricordi istantanei di Snapchat, pennellati di emoticon e colori, fuori dal perimetro di questa violenza e odio seminati nella realtà?
Tutto sommato l'ingordigia estiva di video ed immagini via social - che non ci risparmia neanche la prima scorreggina eroica di nostro figlio sotto l'ombrellone - può essere utile per esorcizzare la paura e dimostrare ai terroristi che non possono rapinarci la vita di tutti i giorni, neanche quando proviamo a staccare la spina per le agognate vacanze estive.

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