Edoardo Beltrame
Guarda bene la bolletta
15 Agosto Ago 2016 0657 15 agosto 2016

L'energia verde al verde

Come previsto, senza incentivi, si ferma la corsa a nuovi impianti fotovoltaici e la produzione cala del 13% : 1.206 kWh prodotti per kW installato, rispetto ad una media teorica media di 1.368.

Il calo, rispetto ai primi sei mesi del 2015, potrebbe rappresentare solo l’inizio di una discesa che sconterà l'assenza di obbiettivi prevalentemente speculativi, che hanno caratterizzato questo settore dal 2005.

Realizzazioni affrettate, scarsa manutenzione e taglio dei fondi metteranno in crisi il settore, già oggetto di acquisizioni a prezzo di saldo.

Solo ora si comincia a parlare di moduli di scarsa qualità, immessi sul mercato nel 2011/12 con difetti non facilmente rilevabili e tali da dimezzare la produzione; già noti i problemi degli inverter di marche più economiche, che fanno perdere altri punti.

Se poi saltano cavi e fusibili vengono escluse intere batterie di moduli e, per gli impianti non monitorati, passa del tempo prima di accorgersene.

Difficile rivalersi sulle garanzie dei produttori perlopiù scomparsi.

Molti piazzisti hanno illuso il cliente che l’impianto non richiedeva controlli e una manutenzione periodica.

Problema grave per gli impianti di piccole dimensioni, ai cui proprietari era stato prospettato la sola sostituzione dell’inverter,ma solo dopo 10 anni.

Basterebbe tenere puliti i pannelli, ma non tutti ci pensano e talvolta, per quelli installati sui tetti, non è semplice.

Nessuno verifica periodicamente che la propria produzione rientri nel range della zona geografica e pochi verificano la correttezza della misurazione.

Mancano poi le normative per effettuare le riparazioni: se per gli inverter la procedura è chiara, non lo è per la sostituzione dei moduli, con il rischio che non venga accettata dal GSE, le cui norme imponevano di usare pannelli con potenza uguale a quella degli originali. I moduli attuali hanno potenze più elevate e costano meno;si costruivano così costose imitazioni dei vecchi pannelli utilizzando celle difettose per limitare la potenza.

Le norme prevedevano anche che, per qualsiasi riparazione, l’incentivo venisse calcolato sulla media delle produzioni pregresse, anche se ridotte da usura o guasti, scoraggiando di fatto manutenzione e riparazioni

Lo spalma-incentivi di Renzi si basava sull’ipotesi che tutti si stessero arricchendo con incentivi esagerati; in realtà i più piccoli hanno margini ridotti e girano quasi tutto alle banche che hanno finanziato l’impianto.

Azzerati i margini, si taglia la manutenzione abbandonando gli impianti a se stessi, e da qui il rapido calo della produzione.

E poi i furti di moduli e di cavi di rame, rimborsati con lentezza dalle assicurazioni.

Se queste sono le ragioni del calo, un anno più soleggiato non risolverà la questione e, dopo un breve periodo di splendore, il fotovoltaico nazionale rischia di affondare in una palude di incuria e degrado, con buona pace di quelli vorrebbero continuare.

www.edoardobeltrame.com

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