Francesco Fausto Cantù
Apotropaico
20 Agosto Ago 2016 1352 20 agosto 2016

Meeting di Rimini: quell’identità smarrita di Comunione e liberazione

Mm,M,M,M
Un chiaro ciellino della prima ora in visita al Meeting di Rimini

Sono lontani i tempi in cui il caro Giuss indicava, senza compromessi, la direzione da seguire a tutto il movimento tuonando contro il modernismo ed il relativismo. Nelle ultime edizioni del meeting di Rimini tutto è presente tranne il vero Personaggio che permette di essere sempre in maggioranza: Gesù Cristo.


È in pieno svolgimento l’annuale appuntamento riminese del movimento religioso interno alla Chiesa Cattolica di Roma: Comunione e Liberazione. Una sorta di proposta per un per-corso educativo che mira alla formazione e all’amicizia dei popoli. Un progetto che sembra felicemente riuscito e costruito negli anni, se non fosse per la perdita totale dell’esigenza educativa che tutto permise, agli albori.

Quattro idee, dette da ex partecipante, vissute con le viscere.

La guida. La mancata presenza costante, del successore di Luigi Giussani, incute molta tristezza e agita non poche anime vicine al movimento. Non si parla – ovviamente – di presenza fisica ma valoriale. Con Giussani si era abituati ad una pragmaticità di pensiero ed un attaccamento alla Chiesa che pochi potevano eguagliare. Il tutto senza minimamente mostrare un distaccamento dal magistero. Forse bisognerà rendere grazie all’ambiente brianzolo circostante al fondatore o forse alla circostanza estremamente pragmatica che l’educazione genitoriale prima, senimariale poi, ha avuto successo in lui. Rimangono i fatti: se prima si educavano i giovani a diventare insegnanti per portare l’Educazione nelle scuole, per curare la deriva sessantottina, ora non rimane che un movimento che vive di rendita scimmiottando, senza innovazione – cioè, citando Tolkien, senza tornare alle origini – quei gesti prima fatti con dedizione alla causa. Si assiste sempre di più ad un relativismo intellettuale interno al movimento stesso, sopratutto nei giovani partecipanti che, forti della loro possibilità di esprimere un pensiero, traggono conclusioni (molto spesso infelici) sulle più grandi questioni morali attuali. Perfino il Santo Padre, nell’incontro ufficiale, ha richiamato drasticamente a non essere autoreferenziali perchè il risultato sarebbe il nulla. Parole applaudite in piazza, dimenticate a casa.

La politica. Francamente non si distingue più cosa sia di contenuto religioso e cosa sia di contenuto politico. Difatti, quest’anno e non solo, sono stati invitati quattro ministri e un capo di stato per presenziare, e portare contenuti, alla manifestazione culturale. Di fatto, una presenza del governo massiccia che coglierà sicuramente la possibilità di proclamare successi e future manovre. Rimane da chiedersi però cosa sia il fattor comune tra evento culturale e presenza governativa [Esatto, non credo che la partecipazione statale in ogni ambito sia un’alternativa corretta ai vuoti di partecipazione politica sparsi nel paese.]

I paradossi. Le notizie che si sono susseguite nel corso degli anni sono alle volte dubbiose, altre volte imbarazzanti, altre volte ancora proprio indecifrabili. A partire dagli scandali di Formigoni, le singolarità politiche che hanno attraversato questo movimento sono parecchie: l’ex ministro Lupi, il neo assessore milanese Amicone, poi Mario Mauro, non si sa bene finito come nel gruppo dei centristi ed infine tutta la classe dirigente semi presente nella sfera Compagnia delle Opere a tratti molto nebulosa. Non ci sono solo domande politiche irrisolte, un esempio: la spinosa questione dell’anno precedente circa i padri domenicani che inneggiavano alla teoria gender come malattia da curare. La presenza stranamente quest’anno non è stata rinnovata comportando una presa di posizione netta non nei confronti della tematica ma verso l’ordine stesso. Il movimento, e Carròn per primo, non si vuole schierare apertamente, praticamente su nessun argomento che possa alzare qualche polemica mediatica.

L’asservimento. I militanti del movimento sono famosi per la totale ubbidienza nei confronti delle richieste che arrivano dall’alto. Altrettanto famosa è la totale assenza di confronto quando qualche capo gruppo decide determinate azioni da intraprendere. Un meccanismo ripetuto a piramide fino alla dirigenza che spiega, quasi solamente tramite mensile proprietario e qualche comunicato, le direzioni principali. Viene spontaneo da chiedersi se qualcuno, nel momento dell'esecuzione di un ordine, si sia mai contrapposto. Già con la manifestazione del family day si sono viste parecchie problematiche: il movimento invita a non partecipare, sostenendo l’incontro personale come soluzione al contrario dell’inutilità delle manifestazioni, poi ci ripensa notando il clamore intestino fino a lasciare campo libero quando la Cei si schiera apertamente. Tutto a beneficio della calma piatta mediatica.

Unica domanda: cos'è rimasto dell’iniziale, fertile, fervido movimento?

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