Paola Bisconti
Anam
23 Agosto Ago 2016 1108 23 agosto 2016

La cuoca di D'Annunzio

La Cuoca Di D'annunzio

“La cuoca di D’Annunzio. I biglietti del Vate a “Suor Intingola”. Cibi, menù, desideri e inappetenze al Vittoriale” è un libro scritto da Maddalena Santeroni e Donatella Miliani edito da Utet che descrive il legame che univa il celebre scrittore Gabriele D’Annunzio ad Albina Becevello, la sua adorabile cuoca.

La donna, figura umile e modesta, è stata una preziosa compagna per D’Annunzio durante gli anni trascorsi al Vittoriale di Gardone Riviera. A ogni ora del giorno e della notte giungevano per lei una serie di richieste per la preparazione di pietanze varie. Si tratta di biglietti trascritti rigorosamente a mano dal poeta che si firmava come “Padre Priore” e che desiderava consumare deliziosi piatti prima o dopo i suoi incontri passionali con le donne che ha amato.

Albina chiamata anche “Suor Intingola” o “Suor Ghiottizia", orfana all'età di otto anni crebbe con una famiglia di mezzadri. Non si sposò e l’unico legame di parentela era con il fratello rimasto invalido nella Grande Guerra al quale D’Annunzio riservava importanti aiuti in denaro come del resto faceva nei riguardi di Albina per premiarla e ringraziarla delle molteplici leccornie a lui dispensate.

Regina della cucina e fortemente apprezzata da D’Annunzio, Albina sapeva bene come accontentare lo scrittore e di lui tra queste pagine emerge una versione inedita grazie alle centinaia di fogli custoditi negli archivi della Fondazione del Vittoriale. Dal testo sapientemente strutturato e impreziosito dalla prefazione a cura di Giordano Bruno Guerri, Presidente del Vittoriale degli Italiani, si coglie la visione di un padrone di casa in grado di riconoscere il giusto valore del cibo che diventa una fonte di piacere e di estasi.

D’Annunzio amava gustare le pietanze come se fossero opere d’arte per questo desiderava curare anche ogni singolo dettaglio della propria tavola imbandita, dalle tovaglie all’argenteria, sia che fosse solo o in compagnia. Amante di dolci esotici e cibi afrodisiaci, di vini eccellenti e frutti rari, D’Annunzio era ghiotto di uova e cannelloni ma solo quelli preparati dalla sua Albina.

Il libro presenta un Gabriele D’Annunzio inedito infatti l’uomo appare come un raffinato gourmet sempre attento alla freschezza e alla genuinità delle materie prime così come all’eccellenza del cibo ma capace anche di vivere lunghi momenti di digiuno completo per poi abbuffarsi in modo compulsivo.

Nei biglietti D’Annunzio usa uno stile ironico e sarcastico. Di tanto in tanto ricorre al dialetto per esprimere bizzarre, insolite e continue richieste alla sua Albina. A lei dedica anche commenti lusinghieri che spesso si trasformano in liriche: «Dilettissima Suor Albina, tu avevi superato tutti i grandi cuochi moderni. Con la perfezione del pollo di Beauvais tu hai superato i più famosi cuochi antichi. Ieri, entrando in me, quel pollo ridiventava angelo, spiegava le ali e si metteva a cantare le tue lodi: Laudate, Ventriculi, Sanctam Albinam, coquam excelsam!».

Nei confronti di Albina, D’Annunzio nutre un’affettuosa premura e non manca di scusarsi se a causa sua l’adorata cuoca ha lavorato troppo. D’Annunzio amava in lei la capacità di rendere unici i piatti offrendo un piacere straordinario tuttavia non erano solo le doti culinarie di Albina ad essere apprezzate dal poeta ma anche il legame quasi materno che lo legava a questa donna, buona e accondiscendente, premurosa e servizievole. Si comprende quindi come il cibo diviene per D’Annunzio una sorta di rifugio e un’affettuosa carezza.

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