Ernesto Gallo e Giovanni Biava
Giovine Europa now
24 Agosto Ago 2016 1333 24 agosto 2016

Domani SI’, Oggi NO. L’italica anomia dei suoi eroi italiani.

Referendum

Grazie a Matteo Laurenti, che torna a fine estate con pensieri su UE e referendum!

“Una mattina passammo il fiume e occupammo Firenze. Dalle fogne, dalle cantine, dalle soffitte, dalle armadi, di sotto i letti, dalle crepe dei muri, da dove vivevano da un mese “clandestinamente”, sbucarono come topi gli eroi dell’ultima ora, i tiranni di domani: quegli eroici topi della libertà, che un giorno avrebbero invaso tutta l’Europa, per edificare sulle rovine dell’oppressione straniera il regno dell’oppressione domestica”. (La Pelle: Curzio Malaparte, ed. Vallecchi 1959)

E invece poi restiamo qui dopo cent'anni ancora grevi di remissività, che ci abbrutisce e, in fondo, ci divora: Con fauci di conformità. Senza mai cogliere che tale posa riconfigura ciò che sei. Giacché da sempre servitù si sposa col grugno imbelle dei plebei. Lo vuoi? (Il bello della Sfida, La Mano di Gloria, IANVA, antica fonografia Il Levriero, 2012)

Una mattina mi son svegliato, e Umberto II stava lasciando l’Italia. O bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao! Una mattina mi son svegliato e ho trovato la Repubblica. Ma se il 2-3 giugno 1946 passò la Repubblica, volete davvero che il 20 (o 27) novembre non passi il SI’? Che il destino dopo decenni di Oggi NO non sia compiuto in fretta e male per mano dei soliti palestinesi dell’ONU? Già filistei?

L’Unione Europea a Maastricht è nata in funzione della riunificazione tedesca. Quella che conosciamo oggi. E nient’altro. L’eredità compiuta di Helmut Kohl. Perché ogni Cancelliere ha un mandato “superiore”. Otto von Bismarck e Aristotele, il termine ed il principio dell’Europa degli Stati sovrani, che si espandevano nella Nazione europea del II Reich, chiusero l’idea Europa dentro il confine del successivo XX secolo. La Fortezza espugnata dalla Società aperta e i suoi nemici, in opposizione alla Repubblica ideale, poi utopia e quindi chiusa con Platone e i suoi amici. Il primo, nei suoi Discorsi, temeva Dio in prima persona plurale, ma “nient’altro”; “Noi tedeschi...” Il secondo nella sua Etica fu già immediatamente europeo già 500 anni prima della cristianità, nella contestabile ma inappellabile verità di Ratisbona “Solo questo è negato anche a Dio: cancellare il passato”. Siamo greci, giudei e cristiani. Popper, come cervello giudeo austriaco cavalcò l’aquila degli Alleati, che la guerra ancora ferro e acciaio stava ancora compiendo il suo destino. Un destino fatto di Caffè scadente in una nota scuola specializzata in economia e scienze politiche del Regno Unito. Un’isola e un College che videro nel suo seno, partorire la serpe. Anthony Giddens. Il sociologo. Il Laburista. L’ideatore principale de “La Terza Via” blairiana. Il male assoluto. L’eminenza grigia e malvagia che contestando Joschka Fischer nella sua lectio a Von Humboldt/Berlino, in cui promuoveva un “compiuto disegno federale per l’Europa”, affermò sempre nel 2000 d.C “L’Europa non è e non sarà mai uno Stato.” Un concetto comunque assai curioso ancorché netto in pieno fermento pro Costituzione del coevo Trattato di Nizza. Una città per l’attuale premier francese François Hollande, colpita poiché città “TURISTICA”. E meno male che era il 14 Luglio. La presa della Pastiglia contro l’Alzheimer. E non il 6 maggio 2012. Bella Ciao Hollande. 17 anni dopo la Sfinge Mitterrand.

Tra Hollande e Chirac già non c’era nessuna differenza. Così come tra Valls e Chevènement. Quest’ultimo a differenza di Blair per difendere la sua “isola circondata dalla terra” della Nazione francese. Un Presidente francese, Jacques Chirac, ben noto agli italiani. Per i test nucleari a Mururoa. Non certo per il Trattato di cooperazione bilaterale transfrontaliera in materia di polizia e Dogana di Chambéry, del 1997. Bilateral tra trans e cisalpini italici nel loro confine. Sul quale è basata la legalità francese dei respingimenti di Ventimiglia, per esempio. Accordo stipulato e ratificato dalle controparti Chirac – Jospin da quella parte e Prodi – Napolitano, da questa. Questo secondo solo allo stralcio dell’art. 3 dello Statuto di Bankitalia del dicembre 2006.

Chi ha messo in pratica cosa? Nell’eredità thatcheriana entrata in Unione Europa dalla porta principale di Maastricht? Chi ha cavalcato il neoliberismo in Occidente negli ultimi 20 anni? Entrato all’interno della Fortezza del modello Sociale Europa. Nel suo Welfare. Nella sua Lebensform. Chi governava? L’Europa dei popoli? Sono stati i popoli europei a rifiutare la Costituzione europea? La prima forma di neoliberismo in Europa non si è manifestata in economia. Ma nelle leggi elettorali. Il sistema di consenso spontaneo della rappresentanza parlamentare emersa mediante Giddens prese la forma sempre più evanescente di un cartello economico in cui la propria legittimità fu data dalla autoregolamentazione del mercato di voti. E con esso, delle fasce di consumatori disponibili. Il core business sono stati i diritti civili. E a ben vedere l’elenco dei regnanti non poteva che essere diversamente. Ma per essere spontaneamente convinti che votare è un nostro diritto sancito dalla Costituzione italiana, sorta da una Guerra civile, abbiamo consapevolmente pagato tutto quello che c’era da pagare. In contratti di lavoro. In ricerca e sviluppo. In unità di plusvalore produttivo, in lotte costituzionali epiche come l’Hollywood sul Tevere, nel giustificare qualunque cosa a noi stessi pur di essere tutto tranne che italiani da fare e rifare...e rifare e rifare... Tanto da espatriare per nascondersi come topi in un’Europa libera, per gridare Viva La Libertà! W il lavoro. A morte l’italico oppressore del mio diritto alla felicità a qualunque prezzo. Nelle legittime spontaneamente regolamentate variazioni di mercato. Pesati un tanto chilo. Facendo la fila ai seggi con i soldi tra i denti in un mercato di servi volontari disponibili alla tratta anche da subito. Solidali con gli scafisti delle compagnie aeree low cost.

E nonostante ciò la stabilità italica richiesta da Bruxelles, mediante le sue burocratiche unilaterali vie procedurali non è mai arrivata. Con i nostri broker post comunisti. Con IV governi aziendali. Con il rettore della Bocconi. Con l’ultimo indagato del Partito. Ora è il nostro turno. Ad agosto a comandare, a novembre a referendare. Dei 47 articoli modificati, i più caldi e interessanti da sistemare per sterminare qualsivoglia rappresentazione di governo “dal basso”, quindi del territorio, i più interessanti e discussi sono il 57, il 61, il 74...l’82. La democrazia o è rappresentativa o non è. E il referendum, attraverso una chiara e compiaciuta dichiarazione del nostro Mozzo ha una volontà di allinearsi alla democrazia diretta di matrice anglosassone. Quella che elegge direttamente il suo leader, il quale poi governa elargendo in verticale dall’alto la sua decisione, autorizzata dal mercato del consenso. Come il Dio del Vecchio Testamento. Da quella e dall’investitura del nostro “Grande Timoniere”. Il fattore più significativo è l’eterogeneità degli schieramenti al proprio interno. Gli elenchi portati dal Corsera e da Il Foglio parlano da soli. Tutti contro Tutti. Il Caos sotto il cielo. Degno della capitolazione, unica via per riportare poi la necessità di quella stabilità dell’unità nazionale. Propria in Italia dal garante della Costituzione. Il Presidente della Repubblica. E c’è pure chi si stupisce. Come si potrebbe altrimenti. E’ Guerra. E’ Guerra Civile dal 1943 e mai terminata. Volutamente mai. Di una riappacificazione nazionale sempre oggi dai difensori della Costituzione negata. Per un domani da stesse molte identiche persone riformata. Aspettiamo i vincitori di Domani dunque. E se non succederà la Riforma si potrà sempre negare che questo Referendum sia mai esistito. Domani però. Oggi NO. Non ne ho voglia. Devo difendere la Costituzione. E’ un lavoro duro ma mi pagano bene. 6,58 euro all’ora.

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