Cosimo Pacciani
La City dei Tartari
25 Agosto Ago 2016 1745 25 agosto 2016

Noi siamo le rondini - Lamento senza lamentele

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La casa in campagna, appena sopra Firenze, dove ho passato tante giornate con la famiglia e gli amici, era annessa ad un’altra ala, diroccata e abbandonata da decenni. Le storie locali narravano che tutto il complesso fosse un ostello lungo la via francigena, o la sua variante mugellana. Un luogo di riposo appena prima la discesa verso la piana o la salita verso gli Appennini. La fede un tempo viaggiava lungo le stesse direttrici dei terremoti, come le merci e le truppe.

La struttura della casa era antica, forse una vecchia torre di mille anni prima, con attorno un chiostro rudimentale di archi di mattoni e con possenti fondazioni. Sotto la casa, un contenitore antico, di raccolta dell’acqua piovana. In quell'ala della casa, senza vetri e con le finestre consumate dagli elementi naturali, abitavano solo rondini e, forse, qualche volpe. Ogni stagione, le vedevamo arrivare, il loro richiamo nell’aria e la velocita’ incredibile del loro volo, con la quale scivolavano nell’aria, alla ricerca di insetti o di materiale per il nido. La mia vera madeleine italiana, rondini e rondoni in estate, dato che tornavano e tornano ogni anno, indifferenti al fatto che io non ci sia piu’, o che non abbia piu’ tempo o collocazione geografica per sedermi sulla panchina e riposare gli occhi alla vista delle valli di Monte Morello e della piana, ancora senza infrastrutture ridondanti.

Le rondini tornano, migrano, viaggiano. Ma, regolarmente, ogni anno, tornano a costruire o riparare il nido, a dare nuova vita alle stanze abbandonate dagli uomini ma non dalla vita. Piu’ spesso, le rondini convivono e si adattano a strapuntini dietro ad una grondaia. Le rispettiamo, perche' mangiano insetti, ma, forse, perche’ ci riconosciamo in loro.

Siamo rondini, siamo italiani, siamo mercanti, naviganti, siamo baristi e cuochi, banchieri, suore e preti, donne, uomini, bambini, vecchi. Abbiamo tutti un’origine da qualche parte nel contado, nella campagna, anche in quella urbanizzata accanto alle citta’. Molti di noi sono a due generazioni dalla poverta' nera, quella che uccideva a 35 anni.

Siamo italiani, siamo e viaggiamo ovunque, ma, alla fine, le radici sono in qualche piccola casetta circondata da muri a secco, lungo le creuze, i calanchi o le strade vicinali della campagna italiana, della sua collina, della sua montagna, delle sue pianure assolate o alluvionate. Camminiamo, voliamo, navighiamo, abbiamo viaggiato tanto e, sempre, torniamo a ricostruire quel nido, quella memoria fatta di pietre. Ovunque nel mondo, abbiamo una forma di imprinting. Siamo le rondini, voliamo e torniamo. Forse abbiamo qualche parte del DNA piu' vicino alle rondini che alle scimmie, per qualche alchemia mitologica persa nei millenni.

Le creste delle montagne, i crinali, i fondi valle, sono questi i luoghi dove l’Italia e’ nata. Senza questa dimensione di asperita' e di salite e discese, non si capisce il paese, non si capiscono gli italiani. Quei posti in mezzo al nulla odierno, i borghi arroccati sulle colline, per difesa da truppe e malaria, un tempo erano strade importanti, percorsi di pellegrini, merci, sale e spezie. L'asperita' del percorso e' anch'essa parte della mente collettiva. Siamo abituati a scale infinite, a salite verso il punto piu' alto o a cercare il guado nella pianura.

E, alla fine, torniamo sempre a solcare con le scarpe lucide quei percorsi fuori dalle grandi zone urbanizzate. Ci torniamo per matrimoni, battesimi e funerali, non per viverci. Ma raccontiamo a tutti che, un giorno, andremo in pensione e c'e' una panchina al sole che ci aspetta, da qualche parte lungo la cordigliera alpina ed appenninica.

Piccoli paesini dell’Umbria, dell’Abruzzo, del Friuli che hanno generato, nei millenni, migliaia di persone. Come api regine di pietra. Da quei borghi siamo tutti nati, passati, ci siamo tutti seduti nella piazza di Amatrice o di Gibellina, in qualche punto della nostra memoria collettiva. Forse non noi, ma i nostri antenati. E rimane tutto dentro, come un percorso onirico e spirituale, come un istinto. Le rondini sentono l’aria del nord, del sud, sanno interpretare le direzioni e, ogni anno, riappaiono.

Siamo le rondini, portiamo la primavera con noi, o ci proviamo. Portiamo la speranza di giorni migliori, i racconti di posti lontani, di famiglie nuove con mogli e mariti stranieri, appariamo a casa, di fronte alla porta degli antenati, con regali e con quella sensazione di essere, ancora una volta, di fronte all’origine, alla sorgente di quel carattere combattivo, contraddittorio, generoso, cialtrone, compassionevole e radicato nei millenni. Le strade di pietra e di gesso, l’Italia vista dall'alto degli aerei ed improvvisamente e’ l’odore dell’orto di casa, le fragole, le voci dei bambini che incontrano i cugini, gli amici di ogni estate.

Siamo le rondini, torniamo e torneremo sempre a nidificare dove apparteniamo. Saremo italiani, fino a quando torneremo a costruire case in luoghi impensabili, per godere del paesaggio (magari con tutti i permessi e con tecniche adeguate). Torniamo, torneremo a sperare che passi il dolore di queste giornate ed esigeremo di ricostruire le case crollate nello stesso posto, con la stessa planimetria. Perche’ e’ quello che permette alle rondini di tornare, la memoria del posto, della sua mappatura.

Siamo le rondini. Con una sottile differenza, per quanto ne sappia io dei comportamenti animali. Ogni tanto, in questi mesi ed anni che avremo davanti, proveremo a pregare, per quelle vite perdute che tantissimi posti, oggi rifioriti, ci ricordano. L’Italia e’ una cartina di posti stupendi con memorie spesso terribili, stragi di guerra, incendi, terremoti, alluvioni. Ed ogni volta, regolarmente, con perizia, le pietre crollate, gli stipiti gonfiati dall’acqua, sono stati rimossi, le fondamenta sono state consolidate, sono stati rialzati i muri, imbiancate le pareti ed e’ ripartita la vita. Quasi ovunque. Dove non accade, rimane sempre la ferita, rimangono i fantasmi a dominare la scena. Il segreto e', invece, nel permettere la permanenza, la continuazione di quelle storie che, nonostante l'orogenesi antagonista, hanno creato una civilizzazione unica al mondo.

Siamo le rondini, sappiamo volteggiare, volare, ma soprattutto non dobbiamo assolutamente dimenticare come fare a costruire e tornare a casa, nelle profonde e verdi valli del paese. Le radici. Che sono anche la fame, la pestilenza, gli odii politici e le guerre. Siamo tutto questo, siamo gli Italiani. E siamo la madonna dei sette dolori che mi salutava, nel tabernacolo davanti a casa. Siamo le rondini.

SOUNDTRACK: Francesco Guccini - Radici

https://www.youtube.com/watch?v=TFCpY8UPotQ&index=1&list=PLztpA1Dq5m78QDHKZFRNl2sjgBSWrG4-B

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