Carla Ardizzone
Big city life
31 Agosto Ago 2016 2217 31 agosto 2016

Lo chiamavano Ansia Day

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Mettetevi nei miei panni per un momento. Una giornata lunga, lunghissima: pause poche, e tanto fai-lavora-scrivi-chiama-ascolta -pensa-parla-risolvi-finisci-sbrigati-produci. Esco dall’ufficio esattamente dopo 9h e 15 minuti dal momento in cui sono entrata e controllo la home di Facebook, da cui mancavo dalla mattina. Ed eccola lì, che mi guarda dallo schermo scheggiato del mio smartphone caduto troppe volte.

Una clessidra grande, minacciosa, mi dice che “la bellezza non ha età, ma - tic tac tic tac - la fertilità sì”. Strabuzzo gli occhi e continuo a scrollare. E Saviano, cosa posta?

Anche tu, Roberto, mi confermi che non sto sognando.

Dopo la sorpresa, la rabbia. Ma dico, stiamo scherzando? Cosa spinge questa gente a urtare così la mia sensibilità?

Il Fertility Day. Uno scherzo del destino.

Proprio ieri, ad un tavolo di un locale trendy al centro di Roma - se ne esistono - tre donne (un avvocato,una biologa, una giornalista) sorseggiavano un bicchiere di vino. Io ero una di loro.

Congeliamoli, vi dico

Non so mica se in Italia si può

Tocca farlo o siamo finite

Almeno se ci tocca l’assistita ci teniamo al fresco quelli buoni

Se congelo mi sentirò di nuovo libera

Avremo tutta la vita davanti”

Si ma comunque daje che dopo i 35 anni la probabilità crolla del 70% e ti rimangono 3 ovuli in croce, e pure marci” - questa era la biologa.

Ah.”

Sul tavolo i bicchieri di vino bianco ci guardavano tristi, io guardavo triste uno di loro mentre lo smartphone squillava robe di lavoro. Non ci si può mai concentrare sulla propria clessidra un attimo in pace. Lascio squillare.

Ricordo quando al posto del vino c’erano 4 negroni, 7 long island e 8 chupiti - finiti, ovviamente - e le sigarette scorrevano mentre si parlava di natiche maschili. I tempi in cui la clessidra non ti perseguitava e su YouTube non scorrevano i playroll di Clearblue. Solo qualche anno fa, solo poco prima dei 30: lo spartiacque tra la bimbominkiaggine e la rovina.

Ma torniamo al Fertility Day e alle tanto contestate immagini. Oggi che la vita di una quasi 35enne, in sordina, non ha altro che il fluido fluire della clessidra nelle orecchie - che torna negli occhi di genitori e parenti, delle amiche gravidocentriche, del ginecologo, insomma negli occhi di tutti tranne quelli del fidanzato che “uuuuh-ma-siamo-giovani-mia-madre-mi-ha-avuto-a-quarant’anni” - capite bene che la campagna di promozione per il Fertility Day suona un po’ come una suoneria di Rihanna in un momento tragico, che ne so, tipo il matrimonio della migliore amica.

Ma la cosa davvero curiosa è che mi è apparso subito chiaro come quegli slogan non mi avrebbero mai spinta a correre a casa a fare l’amore, con il cuore aperto all’avventura e alla gioia di concepire una nuova vita. Sarei piuttosto corsa in farmacia a fare scorta di benzodiazepine. O anche al baretto per riprendere la buona abitudine dei chupiti prima di cena.

Insomma, il messaggio è arrivato chiaro ma l’obiettivo non è stato centrato. Ha solo trasmesso disagio, ansia, inadeguatezza. Sempre qualora si abbia voglia di farlo, un figlio, prima o poi: altrimenti la strategia dell'ansia non attacca, e si rischia invece di scatenare una certa ostilità.

Il motivo è difficile a dirsi, ne esistono di diversi. Io penso che il perché del disagio, da parte mia - del resto a me quella campagna è indirizzata, a me si chiede di fare un figlio prima che sia troppo tardi - stia essenzialmente nel fatto che si tocca un tasto dolente: il tempo passa ed è passato mentre eravamo impegnati a costruirci un futuro. Traballante. E a oggi non sappiamo quando - e se - lo sarà di meno. Il tempo è passato anche se, solo per un attimo, Pokémon Go ci ha illuso del contrario.

Così mi ritrovo a 34 anni a guardarmi allo specchio e pensare se, per l’anno prossimo che ne avrò 35, mi piacerebbe di più avere la tartaruga o il pancione. Propendo per la prima per adesso, pur sapendo che, se dovesse arrivare, se dovesse venire... Quasi da solo, senza i Fertility Day, solo perché l’ha voluto il caso. In qualche modo. “Chi vuole un figlio non insiste”, cantava un poeta.

Se solo fosse una scelta del figlio, quella di nascere, prima che dei genitori....

E con la coda dell’occhio la vedo, riflessa nello specchio: spalle, vita, fianchi. Eccola lì, disegnata, delineata, ironica, incisa nel mio DNA.

La clessidra.

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