Piero Cecchinato
Specchi e allodole
31 Agosto Ago 2016 1049 31 agosto 2016

UE contro Apple: la sovranità fiscale non c’entra

Sede Apple

La Commissione Europea ha ordinato ad Apple di restituire all'Irlanda 13 milardi di tasse non pagate, ma è sbagliato gridare all'attentato alla sovranità fiscale.

Il corretto punto di vista sulle cose è importante. Ed è assolutamente necessario evitare che l’ignoranza divenga un punto di vista.

Ricordate Robin Williams ne L’Attimo Fuggente? “È proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un'altra prospettiva. Anche se può sembrarvi sciocco o assurdo, ci dovete provare”.

La sovranità fiscale non c’entra con la decisione della Commissione Europea. C’entra, invece, la concorrenza. Questa sconosciuta.

Invero, Apple è tacciata di aver ricevuto aiuti di stato dall’Irlanda sotto forma di sconto speciale sulle tasse. Il fatto che tale trattamento di favore sia stato riservato al colosso di Cupertino e non sia stato concesso anche ad altre aziende del settore, per la Commissione ha falsato la concorrenza.

Questo è il senso della decisione. Questo il senso dell’art. 107 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea, che afferma che “Sono incompatibili con il mercato interno, nella misura in cui incidano sugli scambi tra Stati membri, gli aiuti concessi dagli Stati, ovvero mediante risorse statali, sotto qualsiasi forma che, favorendo talune imprese o talune produzioni, falsino o minaccino di falsare la concorrenza”.

E’ così dal 1957, da quando venne adottato l’originario Trattato Istitutivo della Comunità Europea, che prevedeva la medesima disposizione all’art. 92 (più tardi divenuto art. 87).

Capisco che in Italia a sentir parlare di concorrenza vengano i brividi, anche dopo tutto questo tempo. Segno che c’è sempre un sacco di lavoro da fare.

Ad ogni modo, la Commissione Europea non sta affatto contestando l’applicazione di un’aliquota troppo bassa. Non sta dicendo che le tasse in Irlanda dovrebbero essere più alte. Sta contestando che l'aliquota di fatto scontata da Apple (calcolata dalla Commissione nell'1% nel 2003 e poi nell'0,005% dal 2014, rispetto all'aliquota ordinaria del 12,5%) non sia stata concessa anche ad altre aziende.

Secondo gli accertamenti svolti, questa aliquota sarebbe stata ottenuta attraverso due autorizzazioni specifiche dell’amministrazione fiscale irlandese (in gergo ruling), che avrebbero consentito alle due controllate irlandesi di Apple (Apple Sales International e Apple Operations Europe) di escludere da ogni tipo di tassazione la maggior parte dei guadagni.

Considerando gli utili prodotti e le tasse effettivamente pagate, la Commissione ha così ricostruito la minore aliquota in concreto applicata.

Orbene, si potrà discutere dal punto di vista contabile, fiscale e societario se tale architettura finanziaria abbia o meno consentito di scontare le minori imposte determinate dalla Commissione e, soprattutto, se tale trattamento abbia rappresentato una deroga ingiustificata al regime di tassazione ordinario.

Nei successivi passaggi giudiziari (sia Apple che l'Irlanda hanno annunciato di voler presentare ricorso) si valuterà se l'Irlanda abbia realmente fatto una scelta qualificabile come rinuncia ad assoggettare a tassazione ordinaria utili prodotti sul proprio territorio.

Certo è che l'Unione Europea non sta contestando la politica fiscale dell’Irlanda, bensì il fatto che sia stato concesso ad una determinata società un vantaggio considerevole rispetto ad altre imprese soggette alla stessa normativa tributaria nazionale.

E' dal giugno 2013 che la Commissione sta esaminando le pratiche di ruling fiscale degli Stati membri. Nell'ottobre 2015 la Commissione ha concluso che il Lussemburgo e i Paesi Bassi abbiano concesso vantaggi fiscali selettivi rispettivamente a Fiat e a Starbucks. Nel gennaio 2016 la Commissione ha ritenuto illeciti i vantaggi fiscali concessi dal Belgio ad almeno 35 multinazionali, prevalentemente dell'UE. La Commissione sta inoltre svolgendo due indagini approfondite per accertare se il Lussemburgo abbia indebitamente avvantagiato dal punto di vista fuscale Amazon e McDonald's.

Tutto ciò a tutela della libera concorrenza ed al fine di evitare che le imprese più grandi ed influenti possano godere di situazioni di privilegio. Ricordiamoci sempre di cosa diceva Walt Disney: “Ho lottato contro una dura concorrenza per tutta la mia vita. Non saprei come andare avanti senza di essa.”

Piero Cecchinato

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