Giacomo Properzj
Largo ai vecchi
1 Settembre Set 2016 1014 01 settembre 2016

Ahimè: il Congresso radicale

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Si apre oggi a Roma il (quattordicesimo o quarantesimo?) Congresso Straordinario del Partito Radicale Transnazionale presso il carcere di Rebibbia. La relazione introduttiva sarà tenuta dal tesoriere Maurizio Turco perchè del segretario del partito Demba Traorè del Mali non se ne hanno notizie da due anni. Turco, espressione del gruppo storico dei radicali, è un fedelissimo della memoria di Marco Pannella di cui condivide le idee e la scarsa capacità di sintesi. Dopo di lui parleranno, secondo il programma, il ministro di grazia e giustizia Orlando e il direttore delle carceri: il ministero ha evitato all'ultimo momento che cinquanta ergastolani, che ne avevano fatto richiesta, ottenessero di partecipare al congresso come iscritti pretendendo il trasferimento (in termini tecnici la traduzione) da varie parti d'Italia per un costo di alcune decine di migliaia di euro. Parteciperanno comunque, tramite permesso della direzione, molti carcerati e gli iscritti al partito da almeno sei mesi.

Il congresso prevede una forte polemica tra due schieramenti: uno che fa capo allo stesso Turco, a Rita Bernardini, Matteo Angioli, Zamparutti e Delìa detti il "cerchio magico" e l'altro che fa capo a Marco Cappato e Riccardo Magi dei Radicali Italiani. Il secondo schieramento gode dell'appoggio di Emma Bonino che è, tra i radicali, di gran lunga il personaggio più conosciuto e più autorevole ma fortemente criticato dalla parte avversa che sostiene che "pensa solo a se stessa".

Tra le due posizioni contrapposte non si riesce a distinguere una reale distinzione politica in quanto tutti e due i gruppi si dichiarano gli autentici eredi della tradizione pannelliana e il nome del leader radicale è prevedibile che sarà ripetuto all'infinito in tutti gli interventi che si alterneranno alla tribuna congressuale.

Gli iscritti al Partito Radicale in tutta Italia sono poco più di seiquecento, alle ultime elezioni amministrative i Radicali Italiani hanno presentato liste a Milano e a Roma ma solo a Milano, collegandosi con i vincitori, hanno ottenuto di avere una rappresentanza in giunta. Le liste radicali sono state fortemente sostenute da Emma Bonino ma Turco e gli altri le hanno contestate come non ufficialmente autorizzate dal partito. Secondo Strik Lievers, vecchio esponente radicale, si va inevitabilmente verso una scissione. La pittoresca assemblea radicale non è assolutamente controllabile da nessuno e dunque tutto può succedere per il "sadico divertimento" di coloro che seguiranno il congresso dalle onde di Radio Radicale che rappresenta il vero grosso boccone dell'eredità pannelliana: la Radio, che ancora oggi è seguita da circa 400/600 mila ascoltatori al giorno, è un importante strumento politico che ha avuto da sempre la cortezza di dare spazio anche ad altre presenze politiche e culturali del variato panorama sociale.

Dunque si annuncia melancolicamente la fine del Partito Radicale perlomeno di quello che la nostra

generazione ha conosciuto: un partito che è stato rifugio di nomi importanti come quello di Sciascia e che ha avuto anche improvvisi e non duraturi successi elettorali. Nella storia del dopoguerra il Partito Radicale, costituitosi se non sbaglio nel '55, aveva raccolto intorno a sè le migliori intelligenze laiche e democratiche della politica e della cultura italiana. Poi, come succede sempre nel mondo laico, si era dissolto al termine di una rissa epocale. A raccogliere i resti era stato Marco Pannella che aveva dato un'impostazione organizzativa e d'immagine molto differente, negli ultimi tempi il leader si era accostato improvvisamente e telefonicamente a Papa Francesco riprendendo anche, forse in modo un po' distorto, frasi di San Paolo con cui sperava di influenzare la politica pontificia che del resto dichiarava di apprezzare. Tutto ciò non so se sarà ripreso nel carcere di Rebibbia per aumentare la confusione ma certo sembra che intorno alla "roba" già si muovono le carte bollate e, prescindendo da San Paolo, si vada dalle carceri verso il tribunale in un percorso per così dire opposto a quello dei Codici.

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