Serena Rosticci
#MomInTheCity
11 Settembre Set 2016 2151 11 settembre 2016

Il primo giorno di scuola

Red School Blur Factory Large

Mi veniva a chiamare mia nonna, ma ero già sveglia da un pezzo. Quando uscivo dalle coperte mi abbracciava il primo fresco, quello che mi iniziava a far pensare all'autunno in arrivo. Facevo colazione di fronte alla tv mentre nella mia testa ripassavo il contenuto dello zaino che avevo preparato la sera prima: il diario nuovo c'era, l'astuccio figo l'avevo preso, il libro delle vacanze non me lo sarei mai dimenticato (ma speravo con un filo d'ansia che la maestra non si fosse mai accorta che le ultime pagine erano rimaste immacolate). Il primo giorno di scuola tutto doveva essere perfetto. Mi preparavo di corsa e indossavo il grembiule che profumava di nuovo. Gli elastici chiudevano i polsi delle maniche dal tessuto leggero e bianco. Il colletto dello stesso colore ricamato di rosa riprendeva la stessa tonalità del fiocco disegnato sul taschino. Giubbino di jeans, che di mattina l'aria inizia a farsi pungente, zaino in spalla e via, tutti verso scuola. Sulla strada ci fermavamo al forno per comprare la merenda: la pizza bianca, quella scrocchiarella che solo se sei di Roma puoi capire quanto è buona.

L'eccitazione era palpabile, era un nuovo inizio.

Il primo giorno di scuola profumava di promesse. Era come una seconda possibilità, un punto e capo, ricominciamo da zero. E ogni volta, ogni primo giorno di scuola, io mi divertivo a presentare a quel piccolo mondo che era la mia classe, una personcina nuova.

Ore 8.00, la campanella suonava puntuale facendo pensare che solo io fossi diversa, che mentre io diventavo più grande, quei banchi, quei corridoi, quelle lavagne che non si sarebbero mai pulite da tutto il gesso che le ha riempite di parole e formule, tutto fosse rimasto fermo a giugno. Io baciavo nonna sulla guancia respirando ancora il suo calore rassicurante, ma con la testa ero già con i miei compagni, quelli che avevano lasciato le mani dei loro genitori prima di me e che ora correvano riempiendo l'androne e le classi del loro vociare allegro.

Le maestre ci accoglievano, qualcuna sorridente, qualcun'altra meno. Iniziavano i loro dettati, le loro filastroccche della pioggia (scendi scendi pioggia bella, canta a tutti la novella...). Quanto era bello scrivere con le penne nuove sulle pagine immacolate dei quaderni e dei diari. Mi raccontavo che sì, quest'anno sarebbe stato diverso: sarei stata ordinata, sulle righe sarebbero apparse solo parole in bella grafia. Sì, meglio lasciare vuota la prima pagina dei quaderni, una volta a casa le avrei riempite di cornicette e disegni che mi avrebbero svelato di quale materia avrebbero parlato le sue pagine. Mentivo spudoratamente sapendo di farlo. Il giorno dopo sarebbe arrivato a smentirmi, ma adesso no, quello era il primo giorno di scuola. Potevo riporomettermi qualsiasi buona intenzione: ce l'avrei fatta.

Sono passati anni dal mio ultimo primo giorno di scuola, eppure è come se lo rivivessi ogni volta, ogni volta con la stessa magia. Anzi, da quando sono mamma anche con un pizzico in più di eccitazione. Così anche ora per me sta per arrivare un nuovo inizio, una nuova promessa che so che non potrò mantenere. Ma che è bello poter ascoltare, come si fa con le parole di un innamorato bugiardo.

Nuovi piani, nuove aspettative. La campanella sta per suonare per migliaia di studenti. E io non vedo l'ora di entrare.

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