Antonio Fiore
Bar Lezzi – dal 1924
12 Settembre Set 2016 1826 12 settembre 2016

Aldo Moro, una verità scomoda: un pomeriggio con Gero Grassi.

Schermata 2016 09 12 Alle 18
La verità è nel fondo del pozzo: guardando in un pozzo, vi è il sole e la luna; ma se ci si butta dentro non c'è più il sole e neppure la luna. C'è la verità.

Piove da giorni. Nella vicina Puglia c'è stato un morto, piogge torrenziali che minacciano le vendemmie, ore di acqua scrosciante e, nelle pause del cielo, l'aria greve è quasi insopportabile. Si attacca madida come una promessa – un debito, a dire il vero - da onorare. E' il giorno giusto per osservare la storia ed il suo clima. Dove son cresciuto, dove son venuto su io, il tempo non è mai grigio ma ogni tanto, non sempre, arriva Settembre. Arriva con l'acqua che strappa le fronde che hanno saltato la puta e bisogna portare pazienza perché dopo il vento pulisce l'aria, si respira.

Così è, in una piccola pausa ideale dal madido, un pomeriggio con Gero Grassi, promotore della legge istitutiva della Commissione d'inchiesta sulla strage di Via Fani e sull'Omicidio di Aldo Moro. Grassi è' anche membro della suddetta commissione e, da circa due anni, gira l'Italia per parlare di Aldo Moro e scoprire la verità sul rapimento e l'omicidio.

Trent'otto anni è un tempo più che ragionevole da quel 16 Marzo '78 – giorno del rapimento di Moro – e dal 9 Maggio '78 – giorno dell'omicidio e ritrovamento del cadavere del Presidente DC -. E se, per l'opinione pubblica, mandanti e mandatari sono pressoché ipotizzabili e restare sul tema è un po' come affondare nel melmoso terreno del passato, in egual modo non la pensa Grassi che vive il suo impegno parlamentare come una responsabilità, fosse anche personale, alla verità. Non solo: è doveroso rendere giustizia ad un Uomo e consegnare ai cittadini un'Italia più civile, più democratica, più libera, più sicura.


Il caso Moro è contenuto in due milioni di pagine che derivano da: otto processi, quattro Commissioni Terrorismo e Stragi, due Commissioni Moro e una Commissione P2. Volere fortemente l'istituzionalizzazione di una nuova Commissione, dopo aver letto tutti i documenti sopracitati, è propedeutico alla verità giacché, sino ad oggi, la verità non è stata raccontata. Molto, oggi, lo stiamo scoprendo. Quello che racconto non è il pensiero di Gero Grassi ma tutte le parole, citate, sono testuali della magistratura e delle commissioni. Non parlo di ipotesi ma riferisco quanto riportato dalle autorità competenti. Nel 1978 il Caso Moro venne definito da Carlo Bo delitto di Abbandono. Abbandonato da tutti. Ancora: il 1978 è solo l'exploit crimale e criminoso ai danni di Moro che trova, in realtà, terreno fertile negli anni immeditamente precedenti ai fatti noti.

1974, Washington DC. Kissinger - Segretario di Stato Americano – riferendosi a moro dice: “Onorevole Lei deve smetterla di perseguire il suo piano politico per portare tutte le forze del suo paese a collaborare. O la smette di fare queste cose o la pagherà cara. Veda Lei come vuole intenderla”.

1976, Roma Termini. Alle 19,58 Aldo Moro sale sul treno Roma-Monaco. E' diretto a Predazzo per ricongiungersi con la famiglia per trascorrere le ferie con la famiglia. Il treno parte alle 20.05. Alle 20.03, due agenti dei nostri servizi segreti fanno scendere Moro da quel treno adducendo la scusa che deve, ancora, firmare documentazione importante. Quel treno, per chi non avesse compreso, è l'Italicus che salta in aria nella galleria San Benedetto Val di Sambro. La magistratura su quel treno accerta tre cose: non ci sono colpevoli fisici ma la strage ha una matrice neo-fascista; la polvere pirica utilizzata per la strage dell'Italicus è la stessa di Piazza Fontana, Banca Nazionale dell'Agricoltura, Piazza della Loggia, Stazione di Bologna; la polvere pirica non è a disposizioni degli italini ma di una struttura internazionale che si chiama Gladio.

1975/76/77 – OP, giornale diretto da Mino Pecorelli, in prima pagina intotola “Moro...bondo”, “E' solo Moro il ministro che deve morire?”, “Con l'omicidio di Aldo Moro scomparirà la presuzione berlingueriana di portare i comunisti al governo.”

Novembre 1977Moro scrive al collega parlamentare Rosati “Berlinguer ha i suoi peggiori nemici in Unione Sovietica. Io, in gran parte della Germania e negli Stati Uniti d'America. Sempre nello stesso mese ed anno, nella totale assenza della popolazione Italia e di chi avrebbe dovuto intervenire, a Roma, dopo la gambizzazione di Publio Fiori, sui muri italiani appare una scritta impietosa “ Oggi Fiori, domani Moro ”. Nessuno interviene.
Febbraio 1978 – I servizi segreti francesi avvisano i nostri servizi che nel mese di Marzo l'onorevole Moro sarebbe stato rapito. Nei nostri archivi, questo fatto, non risulta. Lo scopriranno Imposimato e Priore solo nel 1982.

2 Marzo 1978 – Il ministero della Difesa a Roma. Partono cinque passaporti falsi insieme con un documento. Chi trasporta questo materiale è G-71, un gladiatore che s'imbarca sulla motonave Jumbo M a La Spezia. La direzione è Beirut. Cosa dice il documento? Prendere contatti immediati con i gruppi del terrorismo mediorientale per la liberazione di Aldo Moro. Carta intestata del Ministero della Difesa. Firma Ammiraglio Remo Malusardi, capo della X Divisione Gladio. Il destinatario? Colonnello Stefano Giovannone, capo dei nostri servizi a Beirut. Il documento viene ricevuto da G 243, capitano dei carabinieri Mario Ferrario. Questi dovrebbe leggere il documento e distruggerlo. Il documento viene letto ma non distrutto. Dopo qualche giorno, Ferrario, viene suicidato nella propria casa. Il capitano, infatti, si impicca al porta asciugamani del bagno, posizionato a 1,20 di altezza e la perizia dimostra, tuttavia, che il porta asciugamani non avrebbe retto il peso. I primi ad arrivare a casa sua sono agenti dei servizi che puliscono la casa di ogni prova. Questa vicenda si interseca con altre due vicende drammatiche che, sino ad oggi, erano coperte dal segreto di stato: nell'Agosto del 1980 due venticinquenni, giornalisti italiani, scompaiono a Beirut. I due giornalisti avevano scoperto che in un campo di addestramento dell'OLP si addestrano i Brigatisti e che gli addestratori, di OLP e Brigatisti, sono uomini italiani di Gladio; i vertici dei nostri servizi, tra cui i generali P2, vengono arrestati per aver favorito commercio di armi ed intascato ingenti guadagni tra le BR e l'OLP.

16 Marzo 1978 – L'operazione dei brigatisti, per rapire Moro, è chiamata Operazione Fritz, parola tedesca per indicare il ciuffo bianco. Moro si dirige in Chiesa per pregare. Quando esce, Moro sale sulla Fiat 132 diretta alla Camera dei Deputati, ma la scorta per raggiungere il luogo arriva in via Fani percorrendo quindi un giro molto più lungo. Perché questa decisone? Il Ministero degli Interni non ha mai dato, in 36 anni, la striscia delle telefonate che la macchina della polizia ha ricevuto in quella mezz’ora. L’operazione di via Fani dura 3 minuti. Rita Algranati, giovane brigatista alza un mazzo di fiori per segnalare agli altri brigatisti l’arrivo dell’auto del Presidente DC. Alberto Franceschini, membro delle BR, ha sostenuto che senza la copertura della CIA, del KGB, del Mossad, loro non avrebbero potuto né rapire né tenere nascosto Moro a Roma per 55 giorni. Chi ha ucciso la scorta era persona conosciuta da quest'ultimi. L'uccisione è stata una esecuzione.

Il caso Moro presenta una moltitudine di attori, principali e non. Vi sono presenti attori che agiscono con atti omissivi, altri con atti attivi. Alcuni interessati alla morte di Moro per destabilizzare il paese, altri interessati alle carte di Moro. Materialmente l'operazione è stata portata a compimento dai brigatisti ma questi sono stati accompagnati da soggetti terzi, statali e non. E' difficile individuare una persona ma è senz'altro vero che possiamo ricercare, trovare, impugnare una corresponsabilità.

Perché Moro?
Gli Stati Uniti, come si evince, non volevano che si attuasse la teoria del confronto con il PCI. La Russia non voleva che il PCI si avvicinasse all'area di Governo altrimenti il PCI avrebbe dimostrato che si poteva andare al governo senza l'ausilio dei carri armati. Giacché i comunisti sovietici, nel resto del mondo, erano andati al potere solo con l'ausilio di forze militari, questa anomalia berlingueriana/taliana avrebbe anticipato la caduta del Muro di Berlino.

Perché sequestrarlo per 55 giorni se poi l'hanno ucciso?
L'uccisione è ancora un mistero. I brigatisti, nel raccontare la loro verità, commettono una serie di errori ed omissioni che non combaciano. Le BR sostengono di aver ucciso Moro nel cofano della Reanault ma è materialmente impossibile che l'abbiano ucciso là. Dove l'hanno ucciso? I brigatisti dicono in Via Montalcini. Non è vero. E' stato ucciso nei pressi di Via Caetani. Quanti colpi sparati? I brigatisti non sanno dirlo. In realtà sono 11, 2 silenziati e 9 normali. Loro sostengono che Moro sia morto sul colpo e questo non è vero. L'autopsia ha dimostrato che l'agonia è durata minimo un quarto d'ora. Perché mentono? Perché anche nell'omicidio i brigatisti coprono soggetti terzi non ancora individuati. D'altronde Curcio e Franceschini sostengono che Mario Moretti sia una spia dei servizi segreti. Non dimentichiamoci che alcuni brigatisti, oggi, sostengono che alcuni dei brigatisti erano infiltrati dei servizi e si fanno i nomi di Moretti, Senzani e Maccari. Siamo, oggi, ancora alla ricerca della totale verità. I dati di oggi ci dicono che anche nell'omicidio i brigatisti non erano soli. Tante zone d'ombra e d'abisso, ancora, ci sono su un fatto nel quale dentro ci sono i servizi segreti, nazionali ed internazionali, la Mafia, la Camorra, la 'Ndrangheta, la Magliana, pezzi delle istituzioni.

Arriveremo, prima o poi, ad una verità?
E' bene chiudere sempre positivamente un incontro. Aldo Moro ha detto che forse il destino dell’uomo non è realizzare pienamente la giustizia ma avere della giustizia fame e sete. La Brigatista Farada, che qui cito, successivamente ai fatti di cui abbiamo parlato, ha scritto: “Confesso, ho sbagliato. Con la nostra intelligenza, la nostra passione, la nostra dedizione, l'autodisciplina di cui eravamo capaci noi avremmo dovuto e potuto spenderci nella battaglia delle idee, nell'arte, nella ricerca, nella letteratura e avremmo potuto migliorare il mondo, se non cambiarlo.” Tornati a casa parlatene ai vostri famigliari ed amici. Dite loro chi era Aldo Moro e come è stato trattato. Questo non lo farà tornare in vita ma gli renderà giustizia. Questo giro d'Italia mi conforta di una grande sensibilità: parlare della storia d'Italia significa, in parte, scuotere le coscienze e rendere merito ed onore ai nostri connazionali onesti, laboriosi e produttivi. Tutta la documentazione emersa dalla commissione, la potete trovare sul mio sito www.gerograssi.it . Siate assettati, dunque.


Dopo aver parlato, in un monologo fiume, fumando una sigaretta, Grassi ci ha educatamente salutato. E' tornato alla mobilità del suo quotidiano di cui, per un po', abbiamo fatto parte. Sono ben lontano dal credere in un paese che si rialza in un pomeriggio ma questi incontri, capitati in un giorno in cui un leggero vento ha ripulito l'aria, fanno bene ai giovani ed a quelle verità nel fondo dei pozzi. Rispondiamo, al sonno del tempo e degli omissis, svegliandoci. La giustizia è specialmente per chi ama star sveglio, scrutare, capire, giudicare tante porte chiuse.

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook