Daniele Grassucci
Dopo Skuola
16 Settembre Set 2016 1621 16 settembre 2016

È lo smartphone l'arma letale del nuovo millennio: chi vuole ‘cliccare’ il grilletto?

Pexels Photo 63572 Large

La povera Tiziana Cantone che, dopo un anno di insulti e pressioni psicologiche, non ce la fa più e decide di porre fine alla sua vita. La 17enne di Rimini stuprata nel bagno della discoteca mentre le sue amiche pensano solo a filmarla col telefonino. Le tante storie di ragazzi che si suicidano, o tentano di farlo, dopo essere stati “bullizzati” in Rete. Sono solo gli ultimi tasselli di un teorema che in tanti conoscono ma che nessuno riesce a spiegare: è lo smartphone la vera arma del nuovo millennio. Apparentemente una scatolina di plastica e circuiti, dentro cui però si nascondono insidie e pericoli. Molto spesso, soprattutto le nuove generazioni, non conoscono il potere distruttivo di un contenuto sbagliato fatto girare sul web. Eppure sono proprio i più piccoli quelli che stanno più ore al giorno connessi, il maggior tempo possibile, appena se ne ha l’occasione, testa fissa sullo schermo.

Per carità, non facciamo i moralisti: il divertimento ci deve essere, la tecnologia serve anche a questo; ma fenomeni come il cyber bullismo, il sexting (la pratica con cui si condividono immagini intime sul web), il vamping (che porta i ragazzi a non dormire pur di comunicare con gli amici online) fanno paura. Anche perché, apparentemente, non hanno un senso; non danno nessun vantaggio. Ma allora perché fanno questo? Incoscienza, superficialità, necessità di attirare l’attenzione a tutti i costi? Forse un po’ tutto questo, si dovrebbe analizzare caso per caso.

Una cosa però è certa: armare la mano a una persona è un “gioco” semplice come pochi. Si tira fuori il telefono dalla tasca, s’inquadra quello che sta accadendo intorno a noi e con un click parte un circolo vizioso, potenzialmente letale. Quella foto, o quel video, iniziano a girare freneticamente: dalla chat ai social network il passo è breve; se poi la cosa piace al mondo della Rete il fenomeno si amplifica a dismisura, diventando virale. A quel punto non c’è più possibilità di difendersi; bisognerebbe monitorare h24 cosa dicono di noi, si finisce per arrendersi. I più forti metabolizzano e si costruiscono la propria corazza, ma non tutti riescono a reagire in questo modo.

Per questo dovremmo educare i nostri ragazzi ( e non solo) ad un uso consapevole di uno strumento nato rivoluzionario che però, se gestito nella maniera sbagliata, può diventare una scheggia impazzita. Spiegar loro pregi e difetti di quell’oggetto, del modo di usarlo in maniera intelligente, prima ancora di darglielo. Anzi, l’educazione alla tecnologia dovrebbe andare di pari passo con quella tradizionale.

Da quando Internet ce lo portiamo dietro, senza necessità di avere un computer a portata di mano, la questione è diventata di primaria importanza. Perché gli strascichi di un trauma vissuto in adolescenza, se non sfociano in tragedia, restano comunque tatuati nell’anima. Dovrebbero saperlo quelli che decidono di mettere in ridicolo un loro amico o di “vendere” la propria intimità (o quella di un altro) per qualche like.

A cosa pensavano le amiche della 17enne stuprata a Rimini mentre, anziché aiutarla, giravano un video che in rete avrebbe spopolato e, mentre lo facevano, ridevano? Non si erano rese conto di quello che stava accadendo?

Un problema che, comunque, coinvolge tutti, adulti compresi. La storia di Tiziana Cantone è, in questo senso, esemplare. Anche qui, pochi secondi hanno segnato il destino di una persona. Il gioco erotico, filmarsi mentre si fa sesso, non è una novità. Si è sempre fatto e sempre si farà. Solo che oggi c’è Internet e tutto è cambiato. L’intimità diventa pubblica, un tradimento non rimane una notizia protagonista solo di pettegolezzi di quartiere ma assume un’eco globale. È la dimostrazione di come un video, messo nelle mani sbagliate, può avere conseguenze devastanti.

Tutto questo mentre noi, dall’esterno, non ci stupiamo neanche più e ci rendiamo complici più o meno inconsapevoli, della distruzione morale (e a volte anche fisica) delle persone. Ecco, forse siamo noi i primi a poter fare qualcosa: a non dare, ad esempio, risalto a questi fenomeni che durano pochi giorni per il popolo della Rete ma che, per qualcuno, durano tutta la vita.

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook