Raja Elfani
Gloβ
16 Settembre Set 2016 1818 16 settembre 2016

Il museo Maxxi eredita direttore e sponsor del Macro

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Increscioso episodio al museo Maxxi il 14 Settembre alla prima mostra italiana dell’Egiziano Basim Magdy, Artista dell’Anno della Deutsche Bank che finisce in secondo piano. Con grande ritardo, la presidente del Maxxi Giovanna Melandri arriva alla fine della conferenza stampa prolungandola con ulteriori ringraziamenti e anticipazioni sulla neo-partnership con la Deutsche Bank. Poche parole sulla mostra che “si sposa bene con l’architettura del museo” e si passa alle domande.

Un giornalista chiede come mai la Deutsche Bank a lungo impegnata con il Macro sia passata al Maxxi. Il direttore della Deutsche Bank Collection, Friedhelm Hütte, risponde che è stato contattato dal Maxxi e che, poiché “la Deutsche Bank non è sposata con il Macro”, ha accettato la proposta. La battuta gela il dibattito, fine della conferenza stampa. La Melandri intercetta però il giornalista per parlargli personalmente.

Dopo l’inaugurazione, l’unica recensione per ora condivisa dal Maxxi sulla mostra Magdy è l’articolo di Danilo Maestosi uscito sul quotidiano romano Il Messaggero e dedicato, più che alla mostra, alla crisi del Macro, il museo diretto dal 2011 al 2013 da Bartolomeo Pietromarchi diventato qualche mese fa direttore del Maxxi.

Nell’articolo, Maestosi giustifica il passaggio dal Macro al Maxxi della Deutsche Bank informandoci che è successo “per mancanza d’interlocutore al Macro” e, aggiunge, per mancanza d’interesse della Giunta Raggi. Sembra proprio che Maestosi ha fatto sue le spiegazioni raccolte dopo la conferenza stampa abbracciando addirittura il Raggi bashing.

Non finisce qui. Nell’articolo, anche Pietromarchi forte della sua nuova posizione al Maxxi, si rammarica per il fallimento del Macro. Quindi, di nuovo e non appena riuniti in miglior contesto, l’ex-direttore del Macro e la banca tedesca partner del Macro fino al 2015, sparano a vista su un’istituzione oggi senza direttore e disertata dai politici e dagli sponsor.

Ma non sarà anche un po’ loro il fallimento? Cosa ha lasciato Pietromarchi al Macro durante il suo incarico? Che quotazioni ha fatto raggiungere ai protagonisti internazionali dell’arte contemporanea italiana la partnership con la Deutsche Bank?

E poi come mai non è il Maxxi, un museo nazionale, ad imporre il suo progetto culturale alla Deutsche Bank? Può una banca o una fondazione privata, con funzione qui di sponsor o in qualità di mecenate, con funzione comunque sempre finanziaria, decidere quali artisti promuovere all’interno di un'istituzione di competenza culturale?

Il Maxxi dichiari chiaramente quale arte intende promuovere, faccia una scelta, una scommessa culturale, e cerchi enti pronti a finanziare e sostenere questa scelta senza condizioni. Insieme siano pronti a vincere o perdere, si preparino ad assumersi le conseguenze di questa scelta ed ammettino di aver perso se la loro idea di cultura sarà contraddetta un giorno da un progetto culturale migliore. La Storia dà un senso anche all'arte minore.

Perciò forse non è poi tanto un male per il Macro che quel piccolo giro d’affari arbitrario converga in blocco al Maxxi. Svuotato di appeal finanziario e politico, il Macro potrebbe essere l’occasione per dichiarare un nuovo ideale culturale davvero autonomo e distinguersi da una cultura ufficiale succube e fallimentare.

Raja El Fani

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