Raja Elfani
Gloβ
23 Settembre Set 2016 1140 23 settembre 2016

Ai Weiwei sciacallo dell'Europa in rovina

Aiww Gommoni

Dopo Berlino e Vienna, è il turno di Firenze di sottomettere il suo patrimonio artistico al restyling di Ai Weiwei. Con la crisi migratoria, Ai Weiwei ha momentaneamente accantonato la sua vocazione alla dissidenza politica per quella oggi più mediatica dell’impegno umanitario, moltiplicando dove glielo concedono interventi fortemente simbolici.

Fino al 22 Gennaio 2017, Firenze gli concede il piano nobile di Palazzo Strozzi compresa la facciata. Un trattato tridimensionale di architettura rinascimentale ricoperto per l’occasione di 22 gommoni arancioni. Meno assecondato invece a Parigi, pochi mesi fa, Ai Weiwei si è dovuto accontentare delle vetrine dei grandi magazzini Bon Marché.

Il caso di Firenze però è speciale. Con Reframe, l’installazione sulla facciata dello storico Palazzo Strozzi, Ai Weiwei fa un balzo in avanti nella sua ambiziosa customizzazione del patrimonio mondiale dell’umanità. Ma per una giusta causa: sensibilizzare sulla tragedia dei profughi a livello globale. Associare l’attualità - alla quale la nostra società non sa più inorridire - ai nostri monumenti, prestare i nostri beni più preziosi e irrepetibili a una spettacolarizzazione maggiore della nostra impotenza: è il prezzo o la causa della nostra mancanza di presa sul reale oggi?

Né la provvisorietà né alcun collaudo tecnico possono essere accettati come attenuanti per sostenere questo nuovo standard espositivo. Le installazioni sui monumenti sono incursioni nella Storia e come tali sono alterazioni di un sapere, un danno culturale più grave di qualsiasi danno fisico alla struttura, perché invisibile. Eclissando la facciata di Palazzo Strozzi per quattro mesi, Ai Weiwei priva i cittadini, residenti e visitatori di Firenze, dell’accesso a un sapere, ci priva dell’esperienza e della comprensione di questo sapere, unico.

Se quindi così addobbato e con la fama di Ai Weiwei Palazzo Strozzi raggiunge un pubblico più ampio, il sapere vincolato all’architettura del Palazzo arriva alterato. Può mai un’operazione fatta in nome dell’arte ma che altera i massimi risultati del sapere, aspirare a ciò che occulta, cioè la Storia? L’arte, in quanto evento, in quanto rilevatore di totale novità e cambiamento, si misura con la Storia, ne riconfigura le scoperte come la scienza, ma non può essere antistorica senza annullare anche se stessa.

Invocare Duchamp e i suoi ready-made, come ha fatto l’ex-soprintendente e storica dell’arte Cristina Acidini (diventata Presidente del Consiglio d’indirizzo della fondazione Palazzo Strozzi), per giustificare le appropriazioni di Ai Weiwei è un errore madornale – se non una truffa – perché, a differenza di Duchamp, Ai Weiwei interviene direttamente sui beni originali. Duchamp ha aggiunto i baffi a una riproduzione della Gioconda. Ai Weiwei distrugge vasi originali della dinastia Han con la complicità dell'Occidente.

In un sistema che ha abolito la scoperta, alle istituzioni e agli esperti chiamati alla difesa del nostro patrimonio non resta che permettere e certificare il vandalismo, con impatto e investimenti garantiti. Ma se gli artisti più sostenuti oggi sono tutti appropriazionisti (tendenza artistica riconosciuta internazionalmente e che desta sempre più consensi oggi), l’arte di domani sarà come le pensioni: senza ricambio generazionale e senza un’autentica alternanza storica.

Parallelamente alle distruzioni dell’ISIS, abbiamo l’appropriazione artistica dei beni culturali antichi: una nuova fase – delirante – del Post-Moderno che ha il potere di bloccare la Storia, opponendo la finzione del revival all’innovazione, arrivando perfino a legittimare manipolazioni o dissimulazione del passato laddove serve diffonderne il sapere.

Raja El Fani

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