Luciana Grosso
Bodega Bay
5 Ottobre Ott 2016 1649 05 ottobre 2016

Westworld: Dio sarà pure morto, ma anche l'uomo non sta tanto bene (attenzione: spoiler)

160730 Westworld News

Prendi Jurassic Park, ma con gli uomini al posto dei dinosauri.
Prendi un parco divertimenti e fanne un luogo di abietta perversione.
Prendi un gruppo di adulti marci dentro, un professore stanco e un buono troppo debole per essere buono davvero.


Dopo che hai fatto tutto questo, mescola bene, aggiungi un pizzico di "Blade Runner", una manciata di Antico Testamento, un paio di mestoli di Platone, un po’ di John Houston e di Sergio Leone, quel che serve di metateatro e di "Giorno della Marmotta", e spolvera a piacere con incubi e ricordi d’infanzia personali.

Quando avrai fatto tutto questo potrai guardare il risultato con lo sguardo sognante del milionario dinosaurofilo di Jurassic Park e dire “Benvenuti a Westworld”.

Chiariamo un punto: da queste parti Westworld ci è piaciuto. E pure tanto.

Non (solo) perché trattasi di serie girata, scritta, pensata e recitata in modo fichissimo (ma che velo dico affa') ma perché, tra le colonne di questo Blog, siamo fatti così: inguaribili bigotti, convinti che sia tempo di tirare il fiato, almeno per un paio di decenni, convinti che tutto questo futuro abbia finito le cartucce e non porterà (più) niente di buono; convinti che, da quando ha deciso di uccidere Dio per prendere il suo posto e giocarsi a carte l’eredità, l’uomanità abbia finito con il ritrovarsi solo più sola e più stupida.

Così, l’uomo senza limiti, confini e divieti, maggiorenne e demiurgo, ha finito con il fare un gran casino.

E questo casino è racchiuso in Westworld: un parco divertimenti meraviglioso, ma anche il posto più desolato che si sia mai visto in giro: roba che al confronto l’America vuota di The Walking Dead è un giardino d’infanzia.

Un posto perverso e senza anima, un posto dove vale tutto perché non niente vale qualcosa.
Un posto dove le nostre azioni, anche le più perverse e abiette non hanno conseguenze, dove tanto più il contenitore è perfetto, quanto più il contenuto è putrido.


Ecco: Westworld è il nostro personale e prezzolato ritratto di Dorian Gray: Westworld siamo noi se non avessimo fatto il patto con il Leviatano (e ve lo dico: non sarebbe andata bene).

La storia (del primo episodio, del resto non si sa) provo a riassumerla anche se difficilmente ci riuscirò: siamo nel presente/futuro prossimo. L’attrazione più figa di tutte è un parco divertimenti che offre un’immersione completa e totale nel vecchio West: una specie di macchina del tempo con biglietto di andata e ritorno per il passato, per finire in un West di cavalli e saloon, con androidi replicanti al posto degli uomini veri. Con loro gli ospiti possono fare quello che vogliono: possono chiedere un'informazione, possono giocarci a poker, possono chiudercisi in una stanza di bordello, possono ucciderli e violentarli, se vogliono. Tanto è tutto pagato. Tanto per loro, per gli androidi intendo, non cambia niente: il giorno dopo sono come nuovi, nella scocca e nello spirito. Non ricordano niente, ricominciano da capo il loro copione, sempre identico.
Ma c’è un dettaglio: se è vero che gli androidi dimenticano ogni orrore che devono subire dai loro ospiti nel giro di un reset è anche vero che, mentre sono lì, mentre subiscono stupri e violenze a forfait, in quel momento la loro sofferenza è vera. La loro paura è vera e, forse, anche il loro desiderio di vendetta è vero.

Inoltre, un nuovo aggiornamento fatto al software ha impallato alcuni esemplari. Sembra roba da niente, ma è scritto e prevedibile, che sarà l’inizio della fine.

Inoltre in giro c'è Ed Harris, che ancora non si è capito cosa vuole, ma che non promette niente di buono.

Possiamo immaginare che cosa succederà, no? Succederà che i robot si ribelleranno e andranno dal loro creatore a chiedere, se non ‘più vita padre’, almeno giustizia. Non la avranno, verosimilmente, e allora, sempre verosimilmente, uccideranno il loro creatore, dal quale ora, perfetti e onniscienti, sono autonomi, per prenderne il posto.

Dai, dove l’avete già sentita?

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