Rosario Pipolo
L'ambulante
7 Ottobre Ott 2016 0700 07 ottobre 2016

10 anni senza Anna Politkovskaja, sciabola del giornalismo che fece tremare il Cremlino

Anna Politkovskaja 10 Anniversario

Quando sento la mancanza di Anna Politkovskaja, la giornalista sovietica ammazzata il 7 ottobre 2006 a Mosca, rileggo le sue parole trascritte su un postit sul lato destro del monitor del PC:

Vedo tutto, io. E' questo, il mio problema. Vedo le cose belle e vedo le brutte. Vedo che le persone vogliono cambiare la propria vita per il meglio ma che non sono in grado di farlo, e che per darsi un contegno continuano a mentire a se stesse per prime, concentrandosi sulle cose positive e facendo finta che le negative non esistano.

Le rileggo per l'ennessima volta nel decimo anniversario su una panchina che fronteggia i giardini Politkovskaja di Milano, zolla verde alle porte di corso Como a lei titolata grazie all'impegno di AnnaViva, l'associazione fondata dal giornalista Andrea Riscassi che ne custodisce la memoria.
Furono proprio le pagine del coinvolgente saggio di Riscassi Anna è viva. Storia di Anna Politkovskaja una giornalista non rieducabile (Sonda, 2009), lontane dal noioso gossip politico, a sensibilizzarmi e a spingermi a documentarmi sulla morte misteriosa della giornalista, a cui i servi del potere amputarono il sacrosanto diritto di libertà d'spressione, che sta alla base di ogni democrazia.

Quando sento la mancanza di Anna Politkovskaja, mi lancio a capofitto nel ricordo del mio viaggio a Mosca del 2014. La mattina del mio 41° compleanno mi presentai al numero 3 di Potapovskiy Pereulok, sede della redazione di Novaja Gazeta, il giornale per il quale lavorava Anna.
Prima del colloquio privato fissato con il vicedirettore Vitalij Jaroshevskij, mi fecero sostare nell'ufficio della Politkovskaja, accanto alla sua scrivania. Fu un momento toccante tra le ombre della riflessione. Ogni collega giornalista dovrebbe concedersi il lusso di affrontarlo, di viverlo, perché Anna ci ha ricordato che il nostro mestiere è denunciare verità scomode, anche a costo di rimetterci la pelle.

Non sono un magistrato inquirente, sono solo una persona che descrive quello che succede a chi non può vederlo.

Quando sento la mancanza di Anna Politkovskaja, mi prende per mano quella solitudine che mi spettinò lungo le strade moscovite, tutte le volte che la nominavo, per giunta nell'indifferenza più totale della maggior parte della gioventù russa. In borsa avevo un volume che raccoglieva tutti gli articoli della giornalista assassinata.
All'aeroporto, dopo i controlli all'imbarco, calpestai ogni remora di vigliaccheria. Appena mi chiesero quale ricordo portassi via da Mosca, sfilai dal bagaglio a mano il libro di Anna e replicai con rabbia: "La bellezza di questa moscovita".

I social network mi spaventano per la bulimia di frivolezze - ripeterebbe il mio collega Luca Guglielmi - che svuotano il valore degli anniversari. Dopo dieci anni dalla tragica fine di Anna Politkovskaja, non è stata fatta ancora giustizia e i colpi di pistola che la freddarono sotto casa rimbombano ancora nei corridoi delle coscienze del palazzi del potere al di là degli Urali.

I metodi di Putin stanno generando un'ondata di terrorismo senza precedenti nella nostra storia. La "guerra al terrore" di Bush e Blair ha aiutato enormemente Putin.

Chissà cosa scriverebbe Anna oggi guardando l'Ucraina e la Siria, all'alba di una nuova guerra fredda tra ex Unione Sovietica e Stati Uniti d'America.

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