Daniele Grassucci
Dopo Skuola
14 Ottobre Ott 2016 1716 14 ottobre 2016

La ricetta degli studenti per fare il lifting alla scuola

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La scuola di domani: perché non farla riformare dai diretti interessati, dagli studenti? Potrebbe sembrare una provocazione, una dichiarazione di scarsa fiducia delle istituzioni. Ma non è così. Chi meglio dei ragazzi, che vivono appieno le aule e la didattica, potrebbe tirar fuori proposte concrete e soprattutto in grado di raccogliere il placet, se non di tutti, almeno della maggioranza dei propri colleghi? Indubbiamente gli sforzi fatti da chi governa la scuola sono lodevoli; ma non basta. Una riforma veramente efficace deve necessariamente passare per il parere dei protagonisti. È come se ristrutturasse una casa senza sentire le opinioni di chi ci dovrà abitare. Un controsenso. Siamo in un momento di transizione e individuare quali sono i reali bisogni degli studenti è fondamentale. Nel nostro piccolo, attraverso Skuola.net, stiamo cercando di dare una mano a progettare una scuola a misura di ragazzo, che permetta una crescita dal punto di vista culturale ma soprattutto sociale. Grazie al nostro osservatorio sui giovani, negli anni abbiamo raccolto più di uno spunto e crediamo di poter dire cosa vorrebbero i nostri figli. Un cantiere aperto che, grazie alla competenza dei tecnici, potrebbe costruire un’architettura davvero solida. Cinque le aree d’intervento, secondo noi, da cui partire.

Cittadinanza smart

È il capitolo più grande e più importante. Una volta a scuola s’insegnava l’educazione civica; in realtà ancora s’insegna. Solo che la società, negli ultimi anni, sta cambiando ad una velocità frenetica. Nuovi fenomeni prendono corpo, i valori vengono messi in discussione, il disorientamento è diffuso. Far capire a un adolescente come diventare un buon cittadino è una delle missioni del sistema istruttivo. Prendiamo, ad esempio, l’affettività: i ragazzi di oggi vivono la sessualità in modo controverso, e a volte la violenza prende spesso il posto dell’amore. La vendetta, il cosiddetto ‘revenge porn’ è un’arma molto diffusa dovuta al propagarsi della pratica del sexting online. Un corso con esperti della materia potrebbe limitare tutto questo. Ma è solo la punta dell’iceberg. Ci sono parole come legalità, eco-sostenibilità, netiquette, salute, socialità che ancora non trovano spazio nel vocabolario dei più giovani proprio perché hanno difficoltà ad entrare nelle aule scolastiche.

Scuole ‘aperte’

Aule che, parallelamente, dovrebbero aprirsi alle esigenze dello studente. Da tempo i ragazzi chiedono ambienti più stimolanti, in cui dare più spazio alle tecnologie. Una scuola che, nei loro sogni, dovrebbe essere aperta quasi 24 ore su 24, dei piccoli campus all’italiana: la mattina per la normale attività didattica, il pomeriggio per studiare tutti assieme. Con aree dedicate ad attività culturali, sportive, al confronto. Sarebbe un modo per aiutare anche le famiglie: togliere i loro figli dalla strada, soprattutto in determinati contesti sociali, garantirebbe un maggior controllo ed eviterebbe la dispersione scolastica e sociale. Il progetto ‘Scuole aperte’, che quest’estate ha visto rimanere aperte alcune scuole d’Italia, è sicuramente un buon primo passo. Ma pratiche del genere andrebbero replicate per tutto l’anno. I ragazzi non odiano la scuola, la vorrebbero solo più attenta a loro.

Tecnologia a scuola

Di innovazione a scuola si parla tanto, forse troppo. Ma, in concreto, i risultati sono ancora deludenti. Le aule computer sono spesso abbandonate a sé stesse, non vengono aggiornate per restare al passo con le nuove tecnologie. Le lavagne interattive multimediali, che nei piani dell’industria hi-tech, dovevano essere l’elemento di svolta per l’intero sistema scuola funzionano a singhiozzo. Non perché sono difettose, perché non c’è la giusta consapevolezza del supporto che possono dare alla didattica. Le connessioni, poi, sono lente, sicuramente non all’altezza della scuola del futuro. Portare la rete veloce, possibilmente wi-fi, in tutte le aule renderebbe la lezione più coinvolgenti, dinamica, attuale. È un peccato confinare uno smartphone o un tablet al ruolo di compagno di giochi.

Lotta al bullismo

Quanti fenomeni si possono racchiudere nella parola bullismo? Tanti, tantissimi. Violenza fisica, molestie verbali, sopraffazione, omofobia, scherno nei confronti dei disabili. Vergogne collettive che il web ha amplificato peggiorandone, da un lato, gli effetti ma obbligando, dall’altro, a fare qualcosa. Non è più il tempo dell’analisi, è il tempo dell’azione. Quanti ragazzi, in silenzio, vivono in una condizione d’impotenza nei confronti del più forte. E se s’invertisse la prospettiva? Se si arrivasse a dimostrare che proprio questi ultimi sono i deboli? Da soli è impossibile farlo ma si potrebbe istituire in ogni scuola una task force ad hoc: professori, genitori, naturalmente rappresentanti degli studenti, che spieghino le conseguenze di tali gesti sulla psiche di un adolescente e diventino un punto di riferimento sempre presente. Magari qualcuno di quelli che ancora oggi osserva senza fare niente - e non parliamo delle vittime - potrebbe trovare la forza per denunciare, per rompere il muore di omertà.

Orientamento al lavoro

Il mondo del lavoro è complicato, ha delle regole ben precise che non tutti riescono a interpretare; trovare un’occupazione è difficile se non si hanno le chiavi giuste per entrare nel meccanismo. Nessun esercito vince la guerra senza armi, bisogna dare ai ragazzi gli strumenti per ‘vendersi’ al meglio. In molti lamentano tale mancanza, e quasi nessuno saprebbe scrivere un buon curriculum, figuriamoci una lettera di presentazione. Compito della scuola è anche quello di guardare in prospettiva, di non abbandonare lo studente alla fine del ciclo scolastico. Perché non organizzare, durante l’anno, incontri con le aziende? Perché non dedicare un po’ di ore alla spiegazione delle tecniche di candidatura più efficaci, già dalle scuole medie? Perché non avvicinare i due mondi – scuola e industria – sfruttando un alternanza-scuola lavoro ben regolata e svolta esclusivamente all'esterno delle mura scolastiche (e non, come succede spesso, sostituita da "progetti laboratoriali" in istituto)? In fondo non sono richieste così impossibili, basta un po’ d’ascolto e di buona volontà.

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