Dario Russo
Babele
16 Ottobre Ott 2016 0200 16 ottobre 2016

Mobilità: la tecnologia uccide l'auto privata?

Auto E Mobilità
La ripresa del mercato delle auto ed il paradosso dei trasporti gratuiti di Tallinn

Spesso si parla dell’impatto tecnologico sulla società e di come le varie innovazioni degli ultimi anni abbiano offerto nuove opportunità per ripensare la mobilità. A tal riguardo, c’è chi ha ipotizzato addirittura la morte dell’automobile o - per meglio dire - dell’uso/idea di auto privata come l’abbiamo intesa per tantissimi anni.


Politiche in favore dei mezzi pubblici, opportunità nate con il car sharing ed il car pooling ed i costi sempre più onerosi per mantenere una vettura sembravano essere i segnali per un rapido ridimensionamento del mercato dell’auto, a fronte di una trasformazione culturale nei confronti della mobilità.

Auto in ripresa e paradosso dei trasporti gratuiti di Tallinn

Come sempre, le cose sono un po’ più complesse e nonostante sia evidente che il concetto di mobilità (nel senso più grande del termine) abbia avuto degli sviluppi considerevoli, si resta alquanto sorpresi quando si scopre che invece il mercato dell’auto sia tutt’altro che in crisi nonostante ci siano stati anni decisamente poco felici per il settore.

Altra notizia nuova che lascia piuttosto spiazzati sono i dati provenienti da Tallinn, capitale estone che dal 2013 ha sperimentato il sistema di trasporti gratuito per i propri residenti. Il risultato attuale è un roboante + 31% dei tempi di viaggio in auto. In sintesi, l’esperimento è stato pensato per tentare di ridurre/migliorare il traffico cittadino causato dalle auto e questo alla fine è aumentato.

Sul caso Tallinn (e non solo) le considerazioni da fare possono essere varie. Non è importante solo offrire i mezzi di trasporto gratuiti (o giù di lì), è importante anche guardare alla qualità e soprattutto all’effettiva copertura del servizio pubblico, si dovrebbero considerare anche altri fattori come: piste ciclabili, condizioni delle strade, segnaletica orizzontale e verticale, ma sempre senza dimenticare che qualsiasi politica per la mobilità non può essere strutturata unicamente per la sola città. Tanto per intenderci, è miope guardare alla mobilità di un grande centro urbano senza tener conto anche della provincia e dei flussi su una scala più ampia e con una maggiore visione d’insieme. Per essere ancora più precisi, se volessimo prendere una città come Napoli dove il traffico resta un problema atavico, possiamo riscontrare che a fronte di meno di 1 milione di residenti, ci sono soprattutto gli oltre 2 milioni di abitanti che vivono nei comuni limitrofi; aggiungiamo a questo dato i numeri delle altre province e guardiamo ai flussi che giornalmente confluiscono nel capoluogo campano che di fatto deve far fronte a ben oltre il milione di persone.

I consumi non sono frutto di scelte razionali

Guardando invece all’incremento della vendita delle auto, nonostante gli attuali tempi di crisi economica e nonostante le potenziali maggiori opzioni per poterne fare a meno rispetto al passato, c’è da fare un ragionamento di tutt’altro tipo. É vero che l’idea stessa di auto privata si è trasformata grazie alla così detta sharing economy, ma ugualmente anche i consueti servizi, come quelli per fittare le vetture, si sono adeguati ai tempi dando vita per esempio al noleggio a lungo termine.

Per prima cosa, c’è da dire che gli acquisti delle persone non necessariamente nascono da scelte razionali (anzi), seconda cosa non sempre compriamo ciò di cui abbiamo realmente bisogno, ma spesso acquistiamo ciò che desideriamo (è ben diverso); pertanto l’auto non è solo un bene finalizzato per esigenze di mobilità, resta e resterà per molti soprattutto uno status symbol, quindi l’uso della vettura privata - come l’abbiamo sempre considerata - difficilmente morirà. Probabilmente ci saranno nuove crisi e altrettante riprese, ma il punto è che se il comparto ha subito negli anni passati un duro colpo, forse lo si deve più per questi tempi delicati di crisi economica che per una crisi nata da un vero cambio culturale molto più netto.

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