Beniamino Andrea Piccone
Faust e il Governatore
17 Ottobre Ott 2016 1415 17 ottobre 2016

Il Nobel per la Letteratura a Bob Dylan? Fa felice il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco

Bob Dylan

A sorpresa giovedì scorso il comitato dell'Accademia svedese ha attribuito il premio Nobel per la Letteratura a Bob Dylan, che è stato capace di "creare una nuova espressione poetica nella grande tradizione della canzone Americana".
E' stata un'astuzia della storia il fatto che lo stesso giorno ci abbia lasciato l'immenso Dario Fo, così tanto osteggiato in vita (perchè ha preso il giro il potere e dato dignità agli oppressi), quanto rimpianto da morto (tranne da Renato Brunetta).

Io sono d'accordo con lo scrittore statunitense Gary Shteyngart: "I totally get the Nobel committee. Reading books is hard". Sulla stessa linea Alessandro Baricco: "E' come dare il Grammy Awards a Javier Marìas perchè c'è una bella musicalità nella sua narrativa". Irvine Welsh, lo scrittore scozzese di Trainspotting ha scritto su Twitter: "Sono un fan di Bob Dylan ma questo è un premio a base di nostalgia mal concepita, attribuito da hippy rimbambiti che parlano a vanvera".

Chi sarà certamente felice per il premio a Dylan è il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco che nel 2014 scrisse un intervento dal titolo "The times they are a-changin'", poi confluito nel volume "Perchè i tempi stanno cambiando" (il Mulino, 2015).

L'attacco di Visco lo possiamo considerare un passaggio di Evaristo Beccalossi ai membri della giuria svedese? Beh, non esageriamo. E' solo un po' di nostalgia del bel calcio, a San Siro se ne vede sempre meno.

Così Visco: "Perchè i tempi stanno cambiando (For the times they are a-changin'): così cantava Bob Dylan cinquant'anni fa. E in questo mezzo secolo i tempi sono veramente cambiati....Se i cambiamenti degli ultimi cinquant'anni non sono stati né lineari né indolori, il guadagno di benessere economico e sociale per la gran parte dell'umanità è stato straordinario. Il volano è il cambiamento tecnologico".

The times they are a-changin'
Come mothers and fathers/
Throughout the land
And don't criticize
What you don't understand

Visco spiega come il cambiamento sia diventato impetuoso con la fine della Guerra fredda: "Con l'introduzione di internet cambia il modo di comunicare e con la telefonia mobile la comunicazione diviene straordinariamente ampia e incommensurabilmente meno cara...Nei trasporti, l'abbattimento delle tariffe aeree ha fatto impennare il numero dei viaggiatori".

E' cambiata anche la geopolitica e il peso delle economie cosiddette emergenti è cresciuto non poco: "L'economia globale è oggi sei volte più grande rispetto a cinquant'anni fa e il prodotto procapite è più che raddoppiato sebbene la popolazione mondiale sia ormai più di due volte quella di allora".

La globalizzazione, spesso osteggiata, ha consentito a milioni di persone di migliorare il proprio tenore di vita. Nel 2010, con cinque anni di anticipo rispetto all'obiettivo fissato, si sono dimezzate le persone che vivono in condizioni di povertà assoluta (ossia con un reddito inferior a 1,25$ al giorno). Il governatore sottolinea che "oltre un miliardo di persone vive ancora in queste condizioni. Va ricordato inoltre che al miliardo di persone che da tali condizioni sono uscite bsogna aggiungere l'aumento nell'ultimo quarto di secolo, di oltre due miliardi della popolazione mondiale, per la maggior parte proprio nei paesi emergenti e in via di sviluppo, che in queste condizioni non sono entrati. La distanza di questi paesi in termini di speranza di vita rispetto al mondo occidentale è altresi drasticamente diminuita".

Rimane certamente in piedi il tema della concentrazione della ricchezza. L'1% della popolazione, e ancora di più lo 0,1%, migliora ogni anno il proprio tenore di vita e si prende una fetta sempre maggiore della ricchezza. Visco puntualizza: "Mentre le disuguaglianze nella distribuzione dei redditi tra paesi si sono ridotte, quelle all'interno di ciascun paese si sono ampliate, tra il 1990 e il 2010".

Comunque il governatore Visco, tra l'ipotesi del "ristagno secolare" - portata avanti da Larry Summers -, e quella della "seconda età delle machine" (definizione tratta dal volume di Brynjolfsson e McAfee, La nuova rivoluzione delle macchine. Lavoro e prosperità nell'era della tecnologia trionfante) parteggia per la seconda. Speriamo che abbia ragione Visco.

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